Il Superuovo

Stampanti 3D: ci permetteranno di colonizzare altri pianeti? Grazie al progetto RepRap, sembra di sì

Stampanti 3D: ci permetteranno di colonizzare altri pianeti? Grazie al progetto RepRap, sembra di sì

Ad oggi quello della stampante 3D auto-replicante è solo un progetto open source che riguarda la quasi totalità dei suoi componenti.

A più di trent’anni dall’ invenzione della stampante 3D da parte del suo inventore Chuck Hullk questa tecnologia ha conosciuto uno sviluppo e una diffusione eccezionali grazie alla possibilità di fabbricare quasi tutto, stampanti comprese.

Il progetto “RepRap”

Il team del progetto “RepRap”, dove RepRap è l’abbreviazione di Replicating Rapid-prototyper, sviluppa e rende disponibili i progetti per una macchina molto più economica di quelle professionali disponibili attualmente sul mercato, studi empirici confermano che la stampante RepRap rappresenta un investimento attraente anche per una famiglia, destinando l’uso delle stampanti alla realizzazione di oggetti di uso domestico. In più questa stampante ha la particolarità di essere in grado di riprodurre la maggior parte delle parti necessarie a costruire un’altra stampante 3D, proprio come dice Will Smith nei panni dell’agente Spooner in “Io,robot”, “macchine che costruiscono macchine”. Questo progetto ha portato alla rivoluzione della tecnologia in una dimensione open source, dove artigiani digitali possono condividere conoscenza e competenze. Ma queste sono solo alcune delle implicazioni derivanti da una  tecnologia così disruptive.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il ruolo della stampa 3D nelle missioni spaziali

Alcuni ricercatori Canadesi, guidati dal prof. Ellery dell’università Carleton di Ottawa, sono convinti che le macchine auto-replicanti giocheranno un ruolo fondamentale per l’esplorazione spaziale e soprattutto per i tentavi di insediamento nello spazio. Si pensi ad una stampante 3D inviata nello spazio, dotata della facoltà di replicarsi e costruire altre stampanti; queste a loro volta potrebbero generare attrezzature e infrastrutture necessarie per stabilire la nuova base spaziale. Ovviamente questa soluzione tecnologica è limitata all’ utilizzo dei materiali disponibili localmente, questo rappresenta una notevole complicazione tecnologica dal punto di vista dell’approvvigionamento di questi materiali e minerali che devono essere estratti e raffinati per poter essere impiegati correttamente. Inoltre, attualmente la stampante non è in grado di fabbricare la totalità dei suoi componenti, le problematiche maggiori sono legate alla parte elettronica che richiede un studio a parte sulla sua fattibilità.

Buzz lightyear

Ricordate Buzz Lightyear il simpatico personaggio di Toy Story? Probabilmente non tutti sanno che è ispirato a Buzz Aldrin, uno degli astronauti che hanno preso parte alla missione Apollo 11 nel 1969, anno in cui l’uomo ha messo piede sulla Luna per la prima volta. Lo stesso Buzz Aldrin in un’intervista pubblicata sulla MIT Technology Review ha detto “You promised me Mars colonies, instead I got Facebook” come a voler criticare la direzione che ha preso negli ultimi decenni lo sviluppo tecnologico, volta al soddisfacimento di esigenze frivole orientate solo ad un ritorno economico. Finalmente, dalla spremuta di meningi dei più brillanti scienziati contemporanei, è venuto fuori qualcosa che nella visione del colonizzatore spaziale rappresenta una svolta significativa per il futuro dell’umanità.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: