Un atteggiamento che domina in tutti noi quando guardiamo a noi stessi.

Il filosofo René Descartes (Cartesio) è l’artefice di una forte trasformazione nel modo in cui concepiamo la nostra identità. Le conseguenze le possiamo notare nella vita di tutti i giorni, persino nelle frasi di una delle saghe più amate del mondo.
King’s Cross
Siamo in uno dei momenti decisivi per l’intero corso della storia, precisamente in una delle scene finali dell’ultimo film: Harry Potter e i Doni della Morte pt.2 (per cui, occhio agli spoiler). Harry, nel cuore della lotta contro il rivale Lord Voldemort, si “sveglia” in un posto che ricorda la stazione londinese di King’s Cross, (un’ambientazione centrale durante tutta la saga) nel quale incontra il grande mago, suo mentore e maestro, Albus Silente. Tuttavia, l’avvenimento accade interamente all’interno della testa del protagonista: il suo corpo è, nel frattempo, rimasto privo di sensi sul campo di battaglia.
Il che non dovrebbe sembrarci una dinamica fin troppo assurdo, anzi: nella nostra esperienza comune e all’interno della stessa società siamo soliti immaginare la nostra mente o, ancora meglio, la nostra coscienza, come qualcosa che è ben distinta dal nostro corpo. Non solo, riteniamo anche che sia proprio la prima a identificarci come persone, a dispetto del nostro aspetto fisico esteriore: scopriremo che questa nostra intuizione comune ha un padre ben preciso, perché le cose non sono state sempre così.

“Dentro la mia testa”
In passato l’avrebbero chiamata anima, quell’entità che dà vita al corpo: oggi si potrebbe usare un termine meno scivoloso come quello di mente. Ma, qualsiasi sia il nome che le attribuiamo, nella filosofia antica e in particolare in pensatori come Aristotele, questa non è il genere di cosa che esiste senza il corpo. Semmai, essa è proprio ciò che permette all’organismo di svolgere i propri compiti: è una capacità del corpo stesso, non un’entità separata. Con Cartesio, invece, quando parliamo della mente facciamo riferimento a qualcosa di completamente diverso rispetto agli stati corporei: secondo il filosofo, quando ci immergiamo dentro noi stessi facciamo esperienza di sostanze molto differenti rispetto a quelle esteriori (sensazioni, pensieri, emozioni), neanche lontanamente simili agli oggetti che abitano il mondo.
Perciò, alla fine della conversazione fra Harry e Silente, il primo, sorpreso, non può che domandargli:
“Professore, è vero tutto questo? O sta accadendo dentro la mia testa?”
La risposta centra il cuore della rivoluzione cartesiana:
“Certo che sta accadendo dentro la tua testa, Harry! Dovrebbe voler dire che non è vero?”
Nella visione di Cartesio, non solo mente e corpo sono qualcosa di ben distinto, ma è solo la prima a identificarci pienamente, perché è ciò che più di immediato e autentico abbiamo.

“Dovrebbe voler dire che non è vero?”
Mentre tutto ciò che ci circonda potrebbe crollare o essere una gigantesca illusione, mentre le esperienze causate dai sensi potrebbero ingannarci, il nostro mondo interiore rimane e continua ad agitarsi. Qui non è in gioco se i nostri singoli pensieri siano autentici o meno, se rispecchino il mondo “là fuori”, ma il fatto che il nostro flusso di coscienza sia qualcosa di indubitabile, il filtro attraverso il quale riusciamo a vivere. Fra l’altro, il secondo aspetto di questa rivoluzione consiste nel cambiamento dei confini della mente stessa: se nella filosofia antica e medievale quest’ultima coincideva esclusivamente con l’attività intellettuale, Cartesio ne allarga la dimensione includendo all’interno le emozioni, le sensazioni, le immagini, la volontà.
La caratteristica che accomuna questi stati è il fatto di essere oggetti di coscienza dell’individuo: la dimensione privata diventa il marchio del mentale, un teatro nel quale l’esperienza soggettiva si esprime. È un fatto talmente radicato nella nostra cultura che sia l’intimità, il privato a tratteggiare il limite fra il mondo e la nostra testa, ma in realtà è il frutto di una rivoluzione filosofica: anche Harry, prima che nella battaglia fisica, affronta Voldemort nelle profondità di se stesso, complice il forte collegamento fra le menti dei due nemici all’interno della saga, Harry scova indizi, soluzioni, combatte e compie scelte decisive all’interno del suo mondo interiore, che è “magico” quanto il nostro, perché siamo tutti, in questo, “figli” di Cartesio.