Miaise Williams è a suo agio mentre parla con Jimmy Fellon, conduttore del “Tonight Show” che lo vede come conduttore. L’atmosfera è rilassata, allegra: la Williams ripercorre le scene più importanti per il proprio personaggio, Arya Stark, che ormai interpreta da quasi 9 anni, mentre Fellon la segue rapito. Poi arriva la domanda di rito: “Puoi farci un piccolo spoiler sull’ultima stagione?”. La Williams si schermisce, dice che la HBO è stata categorica sulle indiscrezioni. Ma, mentre inizia a raccontare un avvenimento degli ultimi giorni di riprese, accade il dramma: senza accorgersene, l’attrice fa un’anticipazione tanto inattesa quanto epocale per la sorte di Arya. Resasi conto della gaffe, il panico. Maisie chiede più volte con ansia se sia possibile rigirare la parte incriminata ad un incredulo Fellon, poi scappa dietro le quinte. Il pubblico è ammutolito. Il conduttore la segue, per accertarsi di come stia. Pochi secondi dopo i due escono, gridando “April Fool!”. Risate, applausi e sorrisoni. I presenti tirano un sospiro di sollievo: anche stavolta la paura di incappare in uno spoiler si è rivelata infondata. Ma perchè ci spaventano così tanto? C’è un motivo reale?

Ormai è uno schema consolidato: circa una settimana prima dell’uscita di un film o di una serie TV molto attesi iniziano a trapelare su Internet numerosi spoiler riguardo i punti salienti della trama. I fan cercano di evitarli: dal fare discorsi moraleggianti agli altri utenti sul divertimento che si possa provare a rovinare la visione agli altri, alle scherzose minacce fisiche fino all’ascesi, all’abbandono temporaneo di ogni social network, che avrà fine solamente quando si entrerà a far parte del gruppo di coloro che “sanno”, che “hanno visto” il materiale in questione, dando quasi un significato mistico e religioso a queste parole.

La paura degli spoiler è compagna, purtroppo fidata, di ogni consumatore d’intrattenimento moderno. Il fenomeno è trasversale, spazia dai film e dai libri alle serie TV e ai videogiochi, nel cui campo è diventata famoso il concetto di “blind-run“, ovvero un’esperienza di gioco completamente inconsapevole riguardo ciò che aspetta il giocatore. Il tutto per salvaguardare l’effetto sorpresa, il genuino stupore nato dalla scoperta di qualcosa che si ignora. Suona però paradossale che nell’era di Internet, dove tutti sono costantemente connessi ed informati di tutto, ci si batta con tanto ardore per conservare la propria ignoranza.

La linea di pensiero è generalmente questa (Fonte: quickmeme.com)

Quest’anno il mese di aprile ha portato con sé 2 eventi attesi con ansia da milioni di fan in tutto il mondo: l’uscita dell’ultima stagione, l’ottava, di “Game of Thrones” e, uscito ieri nelle sale italiane, il film “Avengers: Endgame“, che corona l’impresa più ambiziosa dei Marvel Studios. Inutile dire con che velocità sia cresciuta la paranoia dello spoiler per questi giganti dell’intrattenimento. Per dare giusto un’idea: Tom Holland, l’attore che interpreta Spider-Man nel nuovo universo cinematografico della “Casa delle idee”, ha ricevuto solo parte del copione, dal momento che si temevano spoiler incontrollati, vista la propensione del ragazzo a lasciarsi sfuggire dettagli piuttosto importanti sulla trama. Se si arriva a soluzioni del genere, le motivazioni devono essere di un certo peso: nel nostro caso, nessuna produzione vuole orde di fan inferociti, capaci di boicottare in massa il film, per una disattenzione dell’attore.

Alla luce di ciò viene però spontaneo chiedersi: perché gli spoiler sono tanto odiati? Abbiamo visto prima come si legano strettamente all’effetto sorpresa, un importante meccanismo narrativo per tenere costante l’attenzione del pubblico, anche se non l’unico. Un contributo fondamentale viene dai personaggi, dalle ambientazione, dalle scelte estetiche ed espressive. Eppure molta attenzione sembra essere sempre posta sulla scoperta della trama, attività che impegna gran parte della nostra attenzione. Di conseguenza durante, ad esempio, la visione di un film o di una serie TV, dover seguire gli avvenimenti rende più difficile accorgersi di particolari che potrebbero migliorare l’esperienza generale e cogliere sfumature che avremmo perso ad una prima visione. Non a caso i Greci conoscevano già i finali delle tragedie più famose, ma nonostante ciò affollavano i teatri: non era tanto importante la storia, ma il messaggio sociale e culturale che la narrazione voleva veicolare.

Ognuno ha un libro, un film o una serie TV preferita: nonostante conosciate a memoria la trama non vi stancate di riprenderlo ogni tanto. Questo perché la storia non è sempre un elemento fondamentale per una narrazione efficace. (Fonte: Amazon.com)

Queste considerazioni sono il risultato di uno studio psicologico svoltosi nel 2011 ad opera di Nicholas Christenfeld e Jonathan Leavitt, pubblicato con il titolo di “Story Spoilers don’t Spoil Stories“. La tesi che i 2 ricercatori portano avanti è che conoscere una storia da cima a fondo, prima di vederla o leggerla, permette di processarla, di analizzarla mentalmente, con maggior facilità. Lo spoiler quindi non rovinerebbe, ma anzi migliorerebbe il godimento proprio perché ridurrebbe il numero di elementi su cui concentrarsi durante la fruizione del materiale, garantendo così una maggior attenzione ed un’esperienza più appagante nel complesso. L’esperimento che ha portato alla sorprendente conclusione era composto da 3 gruppi: a ciascuno veniva data una storia, il cui finale era rivelato in modo diverso. Uno lo conosceva solamente leggendo il testo fino alla fine; un altro lo apprendeva casualmente da uno dei ricercatori, che faceva finta di lasciarselo scappare e infine l’ultimo poteva leggerlo nell’introduzione al testo. Il risultato ha mostrato chiaramente che chi leggeva il finale nel cappello introduttivo si godeva maggiormente l’intera storia. L’esperimento è stato fatto anche con diversi generi letterari, che davano diversa importanza all’effetto sorpresa.

In definitiva, la prossima volta che un vostro amico vi fa uno spoiler, prima di inseguirlo furibondi, pensate che forse in realtà potrebbe avervi fatto un piacere.

Giulio Bacciardi

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