Uno Spider-man che non stanca

Quanti film di Spider-man abbiamo? Sette negli ultimi 20 anni, se contiamo anche Far From Home che uscirà quest’estate. Sono film quasi tutti uguali fra di loro: Peter Parker riceve dei poteri, salva il giorno dai cattivi, si innamora e deve nascondere la propria identità da tutti. Alcuni di questi elementi sono presenti anche nel film che ha vinto il miglior film d’animazione agli ‘Oscars’ 2019: Spider-man: Into the Spiderverse. Questo film è stato lodato tuttavia per la qualità d’animazione e per la sua storia di un’avventura divertente, piena d’azione e d’umorismo. Inoltre, in questo film non c’è solamente uno Spiderman, ma ben 6 (o 7, piccolo spoiler, perché uno muore subito): Peter B. ParkerPeter Porker/Spider-HamSpider-WomanPeni Parker, Spider-man Noir Miles Morales, che è il protagonista. Si riuniscono per combattere Wilson Fisk, detto anche ‘Kingpin’. Chi sono tutti questi supereroi e da dove provengono? Cos’è il multiverso?

da sinistra a destra: Miles Morales, Peter B. Parker, Spider-Woman, Spiderman Noir, Peni Parker e Spider-Ham (fonte: Yahoo)

Lo Spider-‘verse’

Tutti i 6 Spiderman provengono da diversi universi, gli uni ‘paralleli’ con gli altri. Cinque di loro vengono catapultati nell’universo dove abita Miles Morales, ragazzo liceale molto intelligente ma con uno spirito ribelle che diventa Spiderman dopo essere stato morso da un ragno radioattivo. Sono tutti Spiderman nel loro rispettivo universo e tutti hanno la responsabilità di salvaguardarlo ma, a causa dell’intervento di Kingpin, adesso si trovano in un mondo a loro sconosciuto. Devono tornare nei loro mondi, non solo perché vorrebbero avere indietro la loro vita ma anche perché si disintegrerebbero a livello molecolare se dovessero restare un minuto in più nel mondo di Miles. Per fare questo devono ritornare da dove sono entrati, ossia da un acceleratore di particelle, che ricorda molto la LHC al CERN, creato da Kingpin per cercare universi paralleli dove la sua famiglia è ancora viva.

L’apparato che nel film ha trasportato i 5 Spiderman nel mondo di Miles Morales (fonte: Sony Pictures)
Il CMS, ossia Compact Muon Solenoid, al CERN di Ginevra

Il multiverso

Il multiverso, ossia l’ipotesi che afferma l’esistenza di universi e dimensioni parallele alla nostra, è la premessa su cui si basa il film (appunto ‘Spider-verse’). Sembra meramente un concetto filosofico (ricordiamo Giordano Bruno) oppure fantascientifico e quindi non realmente esistente. Eppure c’è una base scientifica che spiega il multiverso e le dimensioni parallele. O almeno tenta di spiegarle, con qualche piccola difficoltà. Il concetto di multiverso è stato proposto per la prima volta nel 1957 da “Hugh Everett III”, fisico statunitense, con l’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica. Questa interpretazione avrebbe risolto l’apparente natura probabilistica della realtà sorta dalla formulazione della meccanica quantistica che non piaceva a molti fisici. Infatti questa interpretazione dice che ogni volta che un sistema fisico deve ‘scegliere’ in quale stato decadere, in realtà non sceglie ma tutti e due gli stati vengono assunti. Per capire questo, prendiamo per esempio il famoso gatto di Schrodinger. Sappiamo che finché non apriamo la scatola, il gatto è sia morto che vivo. Quando lo apriamo, il sistema fisico ha una probabilità del 50% di decadere nello stato ‘gatto-morto’ e del 50% nello stato ‘gatto-vivo’. Questa natura casuale della fisica quantistica potrebbe essere bypassato dal ‘Many Worlds Interpretation‘ dicendo che vengono creati due mondi diversi. In un mondo abbiamo uno Schrodinger felice perché il suo gatto è vivo mentre nell’altro mondo uno Schrodinger triste perché è morto il suo animaletto. Insomma, ogni volta che facciamo una scelta, il mondo si divide in due o più mondi dove è successo, succede e succederà quello che nel nostro mondo non è successo, non succede e non succederà. La prossima volta che prenderai un gelato al pistacchio, creerai un altro mondo in cui hai scelto quello al cocco. Altri campi della fisica che hanno riaffermato questo concetto del multiverso è la famosa teoria delle stringhe e quella dell’inflazione caotica.

Secondo l’interpretazione a molti mondi, ogni evento è un punto di diramazione; si vive in diversi rami dell’universo che sono ugualmente reali ma che non possono interagire tra loro. (fonte: Wikipedia)

Il film è quindi scientificamente accurato?

Well yes, but actually no‘. Nel film il multiverso è sinonimo di realtà alternative, ma i fisici intendono due cose leggermente diverse quando parlano di questi due concetti. Il concetto di realtà alternativa è quello dell’interpretazione a molti mondi sopra citato, mentre il multiverso è un concetto più vasto. C’è un problema irrisolto nella fisica chiamato ‘Fine-tuned Universe Problem’ ossia il problema dell’universo finemente regolato. Le condizioni che permettono la vita nell’universo sono rese possibili solo quando alcune costanti fisiche si trovano in un range molto stretto di valori. Vale a dire che se cambiassimo anche in maniera poco percettibile i valori delle costanti fondamentali, l’universo non avrebbe le condizioni favorevoli alla creazione e formazione di materia (e quindi della vita). Se scambiassimo per esempio la massa del protone con la massa dell’elettrone, non sarei qui a scrivere l’articolo né tu a leggerlo. Una possibile risposta a questo problema è appunto il multiverso: se supponiamo che ci siano infiniti universi, allora è solamente dovuto al puro caso che ci troviamo a vivere in un universo abitabile. Ci sono altri universi paralleli dove la vita non può prosperare mentre altri in cui la vita c’è ma è completamente diversa da quella che abbiamo noi. Sicuramente avevano in mente questo concetto quando hanno aggiunto nel titolo del film la parola ‘spider-verse’. Il problema è che questo campo della fisica che studia il multiverso è molto controverso ed è ancora basato su speculazioni e altre speculazioni. Quindi il film non può essere scientificamente accurato se questo si basa su una scienza di confine.

Critiche sul multiverso

Per alcuni studiosi la questione del multiverso è più filosofica che scientifica, quindi dannosa per la fisica teorica in quanto semplicemente pseudoscienza, ovvero una speculazione teorica non confermata da dati o evidenze sperimentali. La prima critica che viene spesso mossa è la mancanza di verificabilità empirica: gli universi paralleli non sono osservabili, non solo di fatto ma (generalmente) anche in linea teorica. Non sembra inoltre superare il criterio di falsificabilità di Popper che demarca il discorso scientifico dagli altri ambiti. Il multiverso poi è conseguenza di ipotesi scientifiche molto controverse e basate solamente su speculazioni. Sarebbe anche un delirio totale se fosse veramente reale il multiverso. La ricerca di una spiegazione razionale dei valori che le costanti avevano durante il Big Bang sarebbe inutile perché la nostra realtà sarebbe tutta basata sulla casualità e dunque sul caos invece di armonia. Poi chi vorrebbe trovarsi davanti una copia di se stesso, proveniente da un universo parallelo, che è più ricco, più bello e con più successo nella vita di noi? Sicuramente nessuno che sia sano di mente…

Kerby Dimayuga

 

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