Sostanze psicoattive, dipendenza ed astinenza: come Tredici e la Psicologia ne dipingono l’uso e l’abuso

Quanto le sostanze psicoattive o psicotrope (drugs) annientano l’encefalo umano? Quant’è difficile emergere autonomamente dal ‘circolo vizioso’ della dipendenza e dell’assuefazione? Justin Foley e il cast di ‘Tredici’ raccontano la loro storia, tra complicazioni e sofferenza.

“13 Reasons Why”, rinomata serie statunitense targata Netflix e ispirata dal romanzo “13” ad opera di Jay Asher, è sempre stata elogiata dalla critica, ma anche dal proprio pubblico, per aver trattato, sensibilmente e ingegnosamente, questioni adolescenziali tipicamente delicate quali suicidio, violenza sessuale, omosessualità, bullismo.

Dalla complessa Hannah Baker, morta suicida all’età di 16 anni per l’insopportabile aggressività fisica, verbale, strumentale subita dai propri coetanei, all’ostinata Jessica Davis, violentata con crudeltà e freddezza, ma imperterrita nel lottare contro questi ‘mostri’ che hanno logorato il proprio corpo e la propria anima; da Tyler Down, vittima di abusi fisici tra le mure scolastiche e ritrovatosi più volte sull’orlo della “scelta peggiore”, a Montgomery De la Cruz, carnefice dei soprusi inferti a Tyler, ma lui stesso oppresso e distrutto da un sistema familiare e sociale che l’hanno costretto a non accettare la propria omosessualità; da Clay Jensen, disposto a perdere anche la comune sanità e serenità mentale di un giovane, pur di aiutare e sacrificarsi per gli altri, a Bryce Walker, fulcro di così tanto odio a cui non è riuscito a sopravvivere, nonostante i primi passi verso un cambiamento radicale di personalità fossero evidenti.

Chiaramente, si è in grado di evincere come ogni attore, interpretando ed esponendosi alla perfezione, sia divenuto protagonista di una problematica specifica, ma è stato tralasciato uno dei personaggi toccato da quasi tutte le tematiche sopracitate: Justin Foley. Il classico giocatore di football, belloccio, popolare, un eroe per la Liberty High: cosa si nasconde dietro quest’armatura? Un ricadere costante nell’utilizzo di droghe e sostanze stupefacenti dovuto a una madre tossica, la quale non l’ha mai curato o educato in modo consono; ad una serie di compagni della figura materna che si sono approfittati di lui all’età di soli 5 anni; all’aver assistito inerme allo stupro della propria ragazza.

Il drogarsi, il ‘farsi’ può rappresentare concretamente una soluzione? Clay e la sua famiglia, Jessica tentano di far comprendere a Justin come le conseguenze di tale gesto siano devastanti, ma è necessario interpellare il campo della Psicobiologia per ottenere delle risposte convincenti e scientificamente provate.

All’origine della drug: “Pharmakon” (φάρμακον)

Justin, com’è visibile in più scene, fa uso principalmente di eroina, metadone, pasticche: tecnicamente, come si  classificano tali ‘composti’? Si tratta di sostanze psicoattive o psicotrope, nonché sostanze che agiscono e influenzano il nostro sistema nervoso centrale ed eludono la barriera emato-encefalica (barriera chimica che scinde la circolazione sistemica dalla circolazione dei fluidi cerebrali).

Fin dall’esordio, si è accennato alla terminologia attuale per identificare tali sostanze, ossia drug. Tale termine ha una connotazione abbastanza ambigua già a partire dalla sua origine etimologica: “pharmakon” (φάρμακον), che significa pianta curativa, veleno o droga. Dunque, è evidente come tali sostanze possano avere sia effetti positivi, ma anche effettivi negativi o mortali. Per esempio, in passato, l’aspirina era costituita da veleno di vipera, solitamente mortale o con effetto abbastanza negativo (si deve essere condotti e medicati in ospedale); tuttavia, se somministrato in piccole dosi per via orale può fungere perfettamente da farmaco.

Per studiare e analizzare nel dettaglio l’effetto delle sostanze psicoattive, è necessario far riferimento a due ambiti di fondamentale importanza:

  • Farmacocinetica: studio delle modalità di assorbimento, metabolizzazione ed eliminazione di tali sostanze da parte del nostro organismo. Quest’ambito risponde a tali quesiti come dopo quanto tempo la sostanza inizia a fare effetto? Quali sono i momenti in cui ha effetto maggiore? Quando viene smaltita e non è presente nel corpo?
  • Farmacodinamica: studio dei meccanismi d’azione di tali sostanze sui recettori cerebrali.

L’azione di queste sostanze, solitamente, si coniuga all’attività dei neurotrasmettitori (sostanze chimiche che veicolano la comunicazione tra neuroni), permettendo di aumentare (agonista) o diminuire (antagonista) i loro effetti. Dunque, le sostanze psicoattive possono influenzare ogni fase della conduzione e trasmissione dell’informazione sinaptica: fase di sintesi del neurotrasmettitore; fase di rilascio del neurotrasmettitore; fase di ricaptazione o inattivazione del neurotrasmettitore.

Gli effetti delle sostanze psicoattive variano in base a:

  1. Modalità di assunzione delle sostanze stesse: la somministrazione può avvenire per via orale, masticazione, iniezione. Per esempio, la nicotina ha un effetto maggiore se fumata, anziché masticata.
  2.  Altre variabili specifiche: peso, sesso, profilo genetico sono tra i fattori principali che modulano l’azione delle varie drugs

È doveroso sottolineare come una sostanza possa essere riconosciuta come psicoattiva solo nell’attimo in cui il suo effetto reale supera l’effetto placebo, ossia una falsa efficacia che si manifesta nel soggetto soddisfacendo le aspettative sia del paziente stesso, ma anche del medico-sperimentatore. Molto spesso, per superare tale ostacolo, si conducono esperimenti in doppio cieco: sia lo sperimentatore che il soggetto preso in esame sono all’oscuro della tipologia e degli ipotetici effetti provocabili dalla sostanza somministrata.

Perché Justin ha costante bisogno di droga? Perché le quantità che assume sono sempre maggiori? È giunto il momento di addentrarci nella spiegazione di due fenomeni altamente diffusi nel mondo moderno: dipendenza, astinenza ed assuefazione.

Il triangolo della droga: assuefazione, astinenza e dipendenza

Attualmente, sempre più giovani fumano o fanno uso di erba o droghe leggere a scopo ricreativo, dunque le quantità assunte sono minime e stimolano notevolmente il sistema cognitivo di ognuno, permettendo di mantenere la concentrazione o risolvere ragionamenti contorti. Questo, naturalmente, non è il caso di Justin: i quantitativi immessi nel suo organismo vanno ben oltre il minimo scatenando reazioni eccessive e pericolose, tanto che nell’attimo in cui il corpo tende a ritornare all’equilibrio (omeostasi) compensa l’assenza della sostanza dando vita ad assuefazione o astinenza.

L’assuefazione (o tolleranza) prevede una desensibilizzazione naturale all’esigua quantità di sostanza, in quanto i recettori cerebrali e i meccanismi di regolazione fisiologica del fisico umano si abituano ad assorbire e metabolizzare quel composto chimico. L’assuefazione può presentarsi come:

  1. metabolica: la quantità di sostanza che raggiunge l’encefalo è minore a causa di assorbimento accelerato a livello sistemico (azione del fegato);
  2. funzionale: la reattività del sistema recettoriale diminuisce notevolmente (la risposta del cervello è diminuita).

L’assuefazione può essere limitata ad alcuni effetti, aumentandoli, mentre altri possono rimanere inalterati. Inoltre, si tratta di un fenomeno contesto-dipendente: fuori da un determinato ambiente in cui il soggetto è assuefatto, si rischia la morte per overdose.

L’astinenza, invece, è un evento opposto all’assuefazione, nonostante entrambe sottendano gli stessi meccanismi compensatori del sistema nervoso: si tratta dell’arresto dell’assunzione di una certa sostanza all’interno di un certo arco temporale. Non tutte le sostanze creano astinenza (come la cocaina), ma gravi crisi sono dettate da eroina, nicotina e caffeina.

Infine, la dipendenza può essere spiegata come il bisogno compulsivo di fare ripetutamente uso di una certa sostanza, in relazione sia a fattori fisici che ambientali (contesto-dipendente). Non si distingue più una dipendenza fisica o psicologica, in quanto sicuramente questo fenomeno dipende dalla capacità di stimolare il sistema neurale della ricompensa i cui centri hanno sede  nel tronco encefalico e si attivano in seguito a comportamenti importanti per la sopravvivenza. A tal proposito, si deve sfatare anche la falsa connessione esistente tra dipendenza e piacere: il bisogno compulsivo di una sostanza non ne aumenta il valore edonistico.

Quali motivazioni fornire per spiegare l’abuso? Quali centri del nostro cervello sono coinvolti in quest’ultimo? Quali soluzioni adottare per superare le difficoltà sopracitate?

Piuttosto che abusare, dialogate!

Justin abusa per affossare i propri problemi? Justin abusa per non far emergere il proprio essere debole? Justin abusa per dimenticare il proprio passato? Queste ipotesi potrebbero essere confermate da specifici modelli di giustificazione dell’abuso e della dipendenza. Tuttavia, si deve distinguere come alcuni di tali modelli esplicativi siano superati (nonostante molti abbiano ancora ‘fede’ in essi), mentre altri di origine attuale affrontino la tematica da una prospettiva più oggettiva e scientifica.

  • Modello morale: la dipendenza e l’abuso dipendono dalla debolezza caratteriale;
  • Modello del rinforzo positivo: le persone si drogano e divengono dipendenti, poiché tali sostanze ‘fanno star bene’;
  • Modello della dipendenza fisica: l’abuso si instaura per placare i sintomi da astinenza;
  • Modello patologico: la dipendenza dipende da patologie organiche non ancora riscontrate che richiedono somministrazione di droghe;
  • Approccio cellulare: capire i siti molecolari d’azione della droga ed i suoi effetti sul cervello correlandoli con cambiamenti molecolari e cellulari.

Secondo l’approccio cellulare instauratosi in ambito neuroscientifico, i siti cerebrali coinvolti  in tali fenomeni sono: area tegmentale ventrale (VTA); nucleus accumbens; corteccia prefrontale; MFB (medial forebrain bundle), amigdala; setto; vari circuiti e assoni che interconnettono tali parti.

L’effetto preponderante risulta il rilascio di dopamina, neurotrasmettitore che stimola i centri della ricompensa (reward circuit) dando origine a quell’auto stimolazione compulsiva tipica della dipendenza. Si potrebbero prendere in considerazione gli effetti provocati dalle sostanze assunte da Justin, nonché oppiacei (eroina, metadone).

  1. L’eroina è una sostanza liposolubile, prodotta per acetilazione dalla morfina che passa rapidamente la barriera emato-encefalica. Produce forte euforia, in quanto il nostro organismo la metabolizza nuovamente come morfina;
  2. Il metadone è un oppiaceo di sintesi per via orale, potente come la morfina anche se innesca meno euforia e ha una maggiore durata d’azione.

Come smettere con la droga? Come non essere più dipendenti? Il campo della Psicobiologia fornisce soluzioni come: farmaci per alleviare l’astinenza (disintossicanti); uso di agonisti meno dannosi; uso di antagonisti; farmaci che inibiscono il desiderio; bloccanti per il metabolismo; vaccini che determinano la produzione di anticorpi contro cocaina o eroina.

Cosa consiglierebbe Justin? Sicuramente, il periodo in cui ne ‘è uscito’ potrebbe essere delineato come costellato da fattori sociali-emozionali positivi e stabili: l’inserimento in una comunità di tossicodipendenti; l’essere stato adottato felicemente in una nuova famiglia; l’aver recuperato in modo strabiliante la relazione con Jessica. Compagnia, messaggi motivazionali, coraggio, forza di volontà sono stati gli elementi essenziali che hanno concesso a Justin una seconda opportunità.

Ce l’avrà fatta? Sarà riuscito a condurre un’esistenza fatta da sogni, speranze, scopi, relazioni e affetti? Netflix vi aspetta a schermo aperto!

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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