Il Superuovo

SONO SUFFICIENTI I FILM PER SAPERE TUTTO SUI PIRATI? NO, E LO SPIEGA LA STORIA

SONO SUFFICIENTI I FILM PER SAPERE TUTTO SUI PIRATI? NO, E LO SPIEGA LA STORIA

Bende sugli occhi, gambe di legno e pappagalli sulla spalla. Questa è l’immagine che salta subito alla mente quando si sente la parola ‘pirata’.  Ma i veri pirati erano davvero così? 

Nel corso della storia la pirateria è stato un fenomeno costante e silenzioso, oggi ancora attivo. Il termine viene dal latino ‘pirata, piratae’,  dal greco πειράω, che vuol dire ‘tentare’. Il mondo di Hollywood ( e non solo) ha aiutato ad accrescere la fama di questa figura, creando veri e propri personaggi cult, reali tanto quanto i  pirati storicamente esistenti.

I PRIMI PIRATI

Nelle isole greche era facile per i pirati operare, grazie alla moltitudine di insenature, che permettevano di nascondersi e depredare con facilità le navi di passaggio. Non solo, non spostandosi mai dalla costa, spesso attaccavano i villaggi, prendendo in ostaggio gli abitanti. Con le polis in continua crescita si ritenne necessario proteggere i mari. Rodi, che nel VII secolo a.C. era uno dei più importanti porti commerciali dell’Egeo, dovette creare una vera e propria ‘ polizia del mare’  per difendere le rotte commerciali. Nel II secolo a. C. Giulio Cesare fu catturato dai pirati in quelle stesse acque e nel 67 a.C. Pompeo dovette iniziare con loro una vera e propria guerra.  Famosi pirati furono i Vichinghi, esperti navigatori, dotati di navi grandi e resistenti, dediti al saccheggio di villaggi e monasteri. La pirateria norvegese pose le basi per le esplorazioni oltreoceano e infatti queste popolazioni riuscirono a raggiungere per primi il Nord America. Violenti e aggressivi, erano inoltre considerati (e spesso anche tutt’oggi) sporchi e rozzi. In realtà erano ben organizzati, abituati alla vita sociale, alla comunità e alla cura di sé.

Foto: Paul Williams / Alamy / Aci

L’EPOCA D’ORO DELLA PIRATERIA

Se la pirateria era diffusa in tutto il mondo, da Malta, all’Arabia, alla Cina, durante il XVI secolo i continui scambi commerciali che partivano dai porti dei Caraibi verso tutto il mondo attirò una grande quantità di pirati. In questi anni la regina Elisabetta I iniziò ad elargire le patenti corsare. I corsari potevano esercitare legalmente la pirateria nelle colonie inglesi contro i nemici spagnoli. Sir Francis Drake (1540-1596) costeggiò l’America Meridionale abbattendo le navi spagnole, arrivando fino alla California con un enorme bottino. Si spinse fino a Capo di Buona Speranza e compì, primo inglese della storia, il giro del mondo. Fu insignito poi del titolo di baronetto da Elisabetta, con cui, leggenda vuole, avrebbe avuto una relazione. Accanto ai corsari vi erano anche i bucanieri  (detti anche filibustieri), capeggiati da sir Henry Morgan (1635-1688), profondamente in contrasto con la Spagna. Avevano uno stretto rapporto con le colonie, a cui svendevano le merci, e grazie ai quali potevano girare liberi nei villaggi e nelle locande. Per un po’, nei primi anni del XVIII secolo fu Barbanera a controllare il mare Caraibico. Si era guadagnato il suo soprannome grazie ad una lunga barba nera intrecciata, ma il suo nome era Edward Teach e in meno di due anni assaltò e conquistò venti navi (una di queste divenne sua, la Queen Anne’s Revenge). Pare che fu lui a ispirare il famoso canto “Quindici uomini, sulla cassa del morto, io-ho-ho, e una bottiglia di rum! [… ] “presente nel libro ‘L’isola del Tesoro’ (Stevenson, 1883). Si dice infatti che lasciò su un’isola deserta trenta ammutinati con una bottiglia di rum a testa, e che, tornato a prenderli, ne trovò vivi solo la metà. Più di Calico Jack, il cui soprannome deriva dal tessuto calicò dei suoi abiti, famosa fu la sua amante, Anne Bonny e… la sua amante, Mary Read. Dopo una vita di scorribande, Anne conobbe Calico e divenne la sua amante, si unì alla sua ciurma come ‘Adam’ e lì conobbe Mary, che si era presentata come ‘Mark’. Non era raro per una donna fingersi uomo a bordo per potersi integrare. Anne e Mary intrapresero una relazione, divennero ben presto conosciute e temute. Anche quando vennero catturate insieme a tutta la ciurma di Jack, riuscirono a scampare la forca proclamandosi in stato di gravidanza.

LE NAVI E LE BANDIERE PIRATA

Nella serie tv Once Upon a Time, la nave di Capitan Uncino è un brigantino, ‘interpretato’ da una ricostruzione della Lady Washington (vista anche in Pirati dei Caraibi ‘nei panni’ dell’Interceptor), una nave di medie dimensioni, veloce, molto più simile a quelle effettivamente utilizzate dai pirati. Possedere una ‘Perla Nera’ era alquanto improbabile. Nessun galeone è mai appartenuto ad un pirata. Erano  troppo grandi, lenti e visibili, mentre per i pirati erano necessarie navi veloci con cui fuggire quanto prima possibile. Per lo stesso motivo, anche i mitici arrembaggi e le camminate sugli assi sono un’invenzione cinematografica. I pirati preferivano minacciare i marinai che attaccavano, arraffare il bottino e fuggire. Coloro che incappavano nelle loro scorribande, di fronte alla prospettiva della morte o della povertà, a volte si univano direttamente alla ciurma (così fa Westley nel film The Princess Bride, 1987, implorando il capitano Dread Pirate Roberts di risparmiarlo). Non possedevano pappagalli, erano più un souvenir esotico, ma gatti, ottimi contro i topi, o al limite delle scimmie. Nemmeno l’oro e i gioielli erano il tipico bottino. Preferivano rubare armi, spezie, cibo e tessuti. Tutti gli introiti che riuscivano a ricavare erano destinati soprattutto all’alcool e alle donne. Perciò anche le mappe elaborate e le X colorate sono un’invenzione moderna. Magari non esiste proprio il tanto agognato One Piece che Monkey D. Luffy cerca dal 1997? Avevano un modo di vivere, un codice, voluto dal pirata Bartholomew Roberts, detto Black Bart. Stipulò rigidi dettami a cui i pirati dovevano adattarsi, come il divieto di frode verso i compagni, il divieto di portare una donna o un bambino a bordo, l’obbligo di spegnere le luci alle otto e la sacralità del parley. Il parley era il diritto del prigioniero di richiedere un colloquio e quindi di evocare una tregua. Elisabeth Swan lo invoca ne Pirati dei Caraibi – La Maledizione della Prima Luna (2003),  per poter parlare con Barbossa.  Accurata è la credenza che i pirati issassero bandiere con i loro vessilli: il Jolly Roger. La bandiera classica prevedeva due tibie intrecciate dietro un teschio, su sfondo nero, simbolo di morte. Ma non era usuale per un pirata crearne uno da sé. Famoso è quello di Calico Jack, che prevedeva due spade al posto delle tibie. Barbanera ne usava uno con uno scheletro che reggeva una clessidra in una mano e una spada e una freccia nell’altra, vicino ad un cuore sanguinante. Ulteriori varianti prevedevano uno sfondo rosso, che stava a significare morte certa.

L’USO DEL RUM E GLI ACCESSORI

Ma perché hai bruciato il rum?” urla Jack a Elisabeth quando questa da fuoco a tutte le casse per farsi notare. La signorina Swan è convinta di aver appena fatto una mossa intelligente, ma se la marina non li avesse salvati, sarebbero probabilmente morti di sete. Perché? Oltre a dare ubriachezza, il rum aveva in verità un uso semplice e logico. Poiché l’acqua durante i viaggi in mare diventava immediatamente sporca e luogo di batteri, allungata col rum, durava decisamente di più. Inoltre, mischiato con lo zucchero, il rum aiutava i pirati a prevenire lo scorbuto. Francis Drake, oltre allo zucchero, ci aggiungeva la menta e il limone, gustandosi una specie di mojito. Per i pirati farsi notare era molto importante. Black Bart, per esempio, indossava un panciotto damascato, croci di diamanti e cinture di seta dove appendere le armi. Così fa anche Capitan Uncino, come descritto da J.M Barrie nel libro ‘Peter e Wendy’ e successivamente nel film Disney e anche nel live-action ‘Peter Pan’ del 2003. Barrie descrive il capitano James Hook come un uomo elegante, laureato, amante della poesia, dei fiori e della buona musica. Vestiva alla maniera di Carlo II, con un largo cappello piumato, mantello rosso e pantaloni arricciati al ginocchio. Più di Jack Sparrow, il cui look è dovuto più alla fantasia di Johnny Depp, più simile al ‘pirata medio’ è Hector Barbossa, con i suoi vestiti logori, la gamba di legno, i capelli lunghi e le unghie sporche (curiosamente, i pirati erano convinti che curare le unghie durante la navigazione fosse sinonimo di sventura, come anche avere una banana a bordo). Gli accessori erano utilizzati, ma non sempre per bellezza. Agli orecchini, per esempio, era attaccata della cera che serviva per otturarsi le orecchie durante gli scoppi dei cannoni. Sopra di essi, invece, era inciso spesso il luogo in cui i marinai volevano essere seppelliti in caso di morte prematura. Anche le bende avevano una funzione, oltre coprire occhi mancanti. Dovendo fare spesso avanti indietro dal ponte a sottocoperta, le bende aiutavano i loro occhi ad abituarsi al cambio di luminosità. Quindi non solo scelte di stile, ma anche logici aiuti per la vita in mare aperto.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: