Sono passati 4000 anni eppure, in questo mondo di eroi, nessuno vuole essere Pandoco

È difficile vivere in un mondo di eroi: questo è un dato di fatto. Ma chi è un eroe? Omero e Cesare Cremonini, sotto alcuni aspetti, la pensano allo stesso modo. 

Chi è Pandoco? Penso che questa sia la domanda che vi siate fatti tutti leggendo il titolo. Pandoco è un eroe minore dell’Iliade e appare una sola volta nell’intero poema. È un eroe? Certamente! Qualcuno vuole essere Pandoco? No, nessuno. Infatti nessuno lo conosce o se ne ricorda. “Cantami o Diva del Pelide Achille” : noi ci ricordiamo di Achille, dall’incipit dell’Iliade. È lui il protagonista, è lui l’eroe. E così, come nessuno vuole essere Pandoco, Nessuno vuole essere Robin, canta Cremonini. Vogliamo tutti essere Eroi e un un eroe: sembra che in questo mondo, essere anche solo qualcosa di meno non basti. 

2000 a.C. – 2000 d.C: una breve rassegna

Negli ultimi 4000 anni c’è stato qualche cambiamento. È stata inventata la lavatrice, siamo andati su Marte e qualcuno un giorno si è chiesto: “Ma siamo sicuri che Omero sia esistito davvero? No perché questa cosa dello scrittore cieco mi sembra un po’ una trovata pubblicitaria”. E da lì tutti a studiare e a scavare. Sono state scoperte così le rovine di Troia e forse l’Odissea non è che la semplice commistione di una serie di racconti, e non un poema unico ideato dalla mente di un brillante poeta. Ma una cosa forse non è cambiata: la nostra concezione di eroe.

L’eroe

E allora chi è l’eroe? Nella mitologia greca l’eroe è un uomo. I Greci avevano le idee ben chiare e riguardo il loro mondo e il loro rapporto con gli dei. Nella scala sociale, al gradino più basso stavano gli uomini: liberi, schiavi, stranieri o re. Ma tutti uomini. Un gradino più in su c’erano gli eroi: solitamente nati dall’unione di una divinità con un mortale, erano grandi guerrieri, metà umani metà divinità. Non sempre conoscevano la loro origine e talvolta erano solo uomini valorosi: gli eroi erano quell’anello della catena che legava gli uomini agli dei. Sopra gli uomini, in questa ideale piramide, c’erano poi gli dei. Non esiste racconto greco in cui non ci sia un dio non che intervenga nelle vicende umane. Gli dei scendevano in battaglia, avevano le loro preferenze e si battevano  a fianco degli uomini nelle guerre. Ma non finisce qua: più in alto ancora degli dei c’era il Fato.

Il Fato

Uno dei concetti più difficili per noi da comprendere è sicuramente quello di Fato. Il Fato non era un dio e non parlava, non comunicava ma tutti sapevano quello che voleva. E quel che era deciso dal Fato non poteva essere cambiato. Penso che il Fato fosse donna (ovviamente sto scherzando). Forse l’immagine greca che più si avvicina al Fato, ma che non ne è la piena esemplificazione è quella delle Moire. Le Moire, che compaiono molto raramente nella mitologia, sono le tessitrici della vita. Queste, al momento della nascita, decidevano il destino assegnato ad ogni persona e nessuno poteva modificarlo. Quando arrivava il momento della morte, tagliavano il filo. Il Fato, assimilabile in parte al nostro concetto di Destino, non si limitava a decidere della vita e della morte di un singolo, ma poteva anche decidere chi doveva vincere una guerra o chi doveva parteciparvi: era lui ad avere l’ultima parola.

Il Fato, gli dei e l’Eroe

Ma allora come interagivano tra loro queste entità? Per fare un esempio è necessaria una riflessione sull’Odissea, che narra delle imprese in cui Ulisse si imbatte cercando di tornare in patria. Il viaggio di questo eroe dura 10 anni, eppure il tragitto non era così lungo: come mai ci mette così tanto tempo a tornare a casa? Tutto inizia quando lui e i suoi compagni, dopo aver lasciato Troia, si fermano sull’isola del Sole e qui mangiano gli animali sacri al dio. Per punizione, quasi tutti i compagni di Ulisse vengono uccisi e la divinità decide di punire il protagonista facendo in modo che il suo viaggio verso casa duri quanto più possibile: 10 anni. L’Odissea inizia però con il Concilio degli dei: è troppo tempo che l’eroe viaggia e il Fato ha deciso che lui sarebbe dovuto tornare a casa. È ora che i venti ritornino a soffiare nella giusta direzione. L’eroe si batte con tutte le sue forze e il Fato ha deciso che lui sarebbe dovuto tornare a casa. Gli dei su questo non possono intervenire, ma possono far durare il più possibile il suo esilio.

L’eroe e il destino

Un dettaglio sicuramente interessante è il seguente: l’eroe ha ben chiaro il suo destino e sa cosa lo aspetta. Per esemplificare meglio questo concetto, ci viene in aiuto Achille. Quando prima della guerra di Troia Ulisse, Nestore e Aiace si recano alla reggia di Licomede per convincere Achille a partecipare alla guerra, l’eroe stesso sa che quella sarebbe stata la sua ultima battaglia. L’indovino Calcante aveva infatti predetto che Troia non poteva essere conquistata senza Achille; ma era stata pronunciata anche un’altra profezia: se lui avesse partecipato a quella guerra sarebbe morto presso le mura di Troia. Eppure, nonostante le preghiere della madre Teti, Achille parte lo stesso. Achille combatte per tutti i nove anni di guerra precedenti al momento in cui si adira; combatte con forza, con ardore, ben sapendo che mai vedrà cadere la città perché morirà prima, trafitto al tallone da una freccia. Il Fato ha deciso così. Ma in questo sta la grandezza dell’eroe: a lui importa relativamente di vedere Troia cadere, lui fa il suo meglio. Sempre. E sappiamo che il meglio dell’eroe è eccezionale. E muore. Giovane e in battaglia. Questo era infatti il sogno più grande di ogni greco: la morte in battaglia quando si è ancora nel cuore degli anni. L’eroe conosce bene il suo destino e lo accetta, ma non per questo smette di lottare. In questo sta tutta la sua grandezza: nel combattere pecca di ubrìs e si eleva allo stato di divinità. E per questo spesso si attira le gelosie degli dei. Ma è contro il Fato che l’eroe si staglia, pur sapendo di non poterlo vincere.

 

Nessuno vuole essere Robin

E così, anche ieri come oggi, a nessuno interessa essere Robin. Nessuno vuole essere la spalla di Batman o la spalla di Achille: tutti vogliamo essere Batman o Achille. Tutti vogliamo sopravvivere nella memoria dei posteri: sappiamo infatti che questo è l’unico luogo in cui non si muore mai. Oggi forse non si desidera più di morire giovani e in battaglia, ma vogliamo tutti essere quell’eroe. Vogliamo tutti essere l’eroe. Tuttavia, spesso ci dimentichiamo che l’eroe da solo fa ben poco. Ci dimentichiamo che Achille, da solo, non avrebbe mai conquistato Troia e che Batman, senza Robin, si troverebbe in difficoltà. E la verità è che neanche dopo aver letto quanto ho scritto a qualcuno è venuta voglia di essere Robin, ma siamo pur sempre umani che vivono in un mondo di eroi. O almeno, così sembra.

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