Social Media Marketing: come i bias cognitivi ti spingono a fare acquisti tramite i social

Nell’era della trasformazione digitale, anche il settore pubblicitario sta cambiando. Su cosa punta oggi il Marketing per favorire le vendite online?

Se i canali pubblicitari stanno spostando il focus sulle piattaforme digitali, l’obiettivo finale è sempre lo stesso: vendere il prodotto a possibili acquirenti. Tu che stai leggendo, sei un possibile acquirente e conoscere i bias cognitivi della tua mente può aiutarti a comprare più consapevolmente.

Il Social Media Marketing nella rivoluzione digitale

Secondo la “Digital 2021” di We Are Social, gli utenti dei social a livello globale sono circa 4,5 miliardi, tra cui  35 milioni di italiani. Il tempo trascorso sui social è, a livello statistico, mediamente di due ore al giorno.
Se qualche decennio fa la TV era il principale strumento di intrattenimento nelle case degli italiani e gli spot pubblicitari intervallavano Inghilterra – Italia, tra “una frittatona di cipolle e una Peroni familiare”, oggi la pubblicità ha ampliato il campo d’azione.
Non sorprende, dunque, che il Marketing stia sviluppando nuove strategie per insediarsi e prosperare nel mondo dei social.
L’idea di base, è farsi trovare proprio dove il cliente è più avvezzo a trascorrere il suo tempo, attraverso una gestione della comunicazione e del marketing integrata su tutte le piattaforme. La parola d’ordine è “interazione” tra consumatori, agendo sulla comunanza di valori e interessi per creare affinità tra brand e acquirenti.
In parole povere, agendo sulla sfera emotiva.

Le scorciatoie della mente

Il bias cognitivo è un errore che la nostra mente commette quando cerchiamo di interpretare la realtà. Sì, spesso abbiamo una percezione distorta della realtà. Prendetevela con gli psicologi cognitivi. In pratica, il nostro cervello, quando deve compiere una scelta veloce ed efficiente, a volte ricorre a delle scorciatoie mentali. In alcuni casi, queste scorciatoie si rivelano funzionali, in altri si rivelano delle cazzate. Poiché “cazzate” sembrava brutto, i ricercatori le hanno dato il nome di “bias cognitivi”. Nessuno è immune a queste defiance, tuttavia, conoscerne il funzionamento può aiutarci, se non ad evitarle, a commetterle quantomeno con maggiore consapevolezza.
In questo caso specifico, cerchiamo di capire su quali bias cognitivi punta la tizia che vi compare sulla home di Instagram, per farvi acquistare l’ultimo innovativo modello di Arricciaspiccia che vi donerà capelli meravigliosi.

Conoscere i bias cognitivi per acquistare in modo consapevole

Il Neuromarketing, campo di studi che si occupa di scoprire quali sono i processi decisionali che avvengono nella mente delle persone quando è il momento di fare un acquisto, vorrà scusarmi se rivelo alcuni dei suoi trucchetti.

  • “Se acquisti l’Arricciaspiccia, sei una persona migliore”: si tratta del bias di supporto della scelta. Ovvero, tendiamo a considerare migliori le scelte che abbiamo effettuato in confronto a quelle che abbiamo scartato. Questo il Marketing lo sa e ci dice che dobbiamo acquistare l’Arricciaspiccia perchè è costruito con un materiale migliore del Ricciocapriccio.
  • “L’Arricciaspiccia funziona 8 volte su 10”: si tratta del framing. La reazione di chi ascolta si basa su come l’informazione è presentata, non sul fatto in sè. Ergo, se leggessimo “l’Arricciaspiccia non funziona 2 volte su 10”, probabilmente non lo acquisteremmo. Entrabe le frasi dicono la stessa cosa ma la prima sortisce un effetto positivo, la seconda negativo.
  • “Affrettati! Sono rimasti solo 2 pezzi disponibili di Arricciaspiccia”: si tratta dell’ avversione alla perdita. Per le persone, evitare una perdita è più importante che ottenere un guadagno. Questo i venditori lo sanno e, quindi, usano gli indicatori di scarsità, anche se in deposito hanno duemila Arricciaspiccia.
  • “L’Arricciaspiccia è proprio quello di cui hai bisogno”: si tratta del bias dell’influenza. La nostra percezione della realtà è significamente influenzata da ciò che desideriamo in quel dato momento. Che dire, su questo bias è stato fondato un mestiere: signori e signore, ecco a voi l’Influencer.

Fatemi sapere com’è l’Arricciaspiccia.

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