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Smart Drugs: 1 studente su 5 ne fa uso

Smart Drugs: 1 studente su 5 ne fa uso

Dalle sostanze normalmente prescritte nel trattamento del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) alla comunissima caffeina. I nootropi sarebbero capaci di stimolare le aree del cervello dedicate all’apprendimento, alla memoria ed alla creatività, garantendo maggiore produttività nello studio.

 

I nootropi, cosa sono?

Il termine deriva dal greco, e comprende tutta una classe di farmaci – o di sostanze di origine naturale come piante o radici – che agiscono sul Sistema Nervoso Centrale, stimolandone le funzioni. L’introduzione della classe dei cosiddetti farmaci nootropi è stata proposta negli anni ’70 dal farmacologo Corneliu E. Giurgea che, nel 1964, per primo sintetizzò il più famoso farmaco nootropo tutt’ora impiegato: il Piracetam.

Dagli studi condotti emerse che la sua sostanza era proprio capace di incrementare le funzioni di apprendimento e concentrazione, senza però produrre effetti collaterali come eccitazione o sedazione, o tossici a lungo termine. Tuttavia, data la complessità di questi meccanismi del SNC, il chimico rumeno dovette fronteggiare lo scetticismo dei suoi colleghi.

foto dello scienziato. La sua frase fa comprendere quale fosse lo scopo profondo dei suoi studi: rendere l’uomo una macchina perfetta.

Una classe molto ampia

I nootropi hanno come funzione principale quella di aumentare la concentrazione di agenti neurochimici migliorando l’apporto di ossigeno al cervello o stimolando la crescita nervosa. I principali neurotrasmettitori (sostanze che veicolano messaggi tra neuroni attraverso sinapsi) sono 4: Acetilcolina, Dopamina, Norepinefrina e Serotonina. Ognuno di questi “messaggeri” intracellulari si lega a specifici recettori (colinergici, dopaminergici o serotoninergici) scatenando una risposta ben definita.

Negli USA è stato riportata la più alta percentuale di utilizzo di questi: nel 2017 quasi il 30% degli intervistati ha dichiarato di aver usato Smart Drug almeno una volta nei precedenti 12 mesi, rispetto al 20% del 2015. Tuttavia i maggiori incrementi sono stati registrati nel Vecchio Continente: dal 2015 al 2017 l’uso in Francia è salito dal 3% al 16%, nel Regno Unito dal 5% al 23%, in Olanda dal 10% al 24% e in Irlanda dal 4% al 18%. Numeri spaventosi se si ragiona in larga scala. Oggetto di studio i giovani compresi tra i 18 e i 30 anni.

alcune statistiche riguardo le smart drugs

Non solo composti sintetizzati in laboratorio come Lucidril, Deprenyl o Piracetam, ma anche elementi contenuti nella nostra dieta possono fungere da stimolanti del SNC. Parliamo del , contenente Teofillina e Teanina (due aminoacidi che – aumentando la concentrazione di dopamina e serotonina nel cervelloriducono lo stress), o di tonno e salmone, ricche fonti di Omega-3 (il cui deficit è spesso associato all’aumento del rischio di depressione o schizofrenìa). La caffeina è di gran lunga la “droga” storicamente più usata. L’80% degli italiani beve regolarmente più di un caffè al giorno, senza contare che è diffusa in alimenti, integratori e farmaci. E’ un alcaloide naturale presente anche nel cacao e nel che agisce aumentando la stimolazione cerebrale ed il battito cardiaco, con incremento del flusso circolatorio. La sua molecola è strutturalmente simile a quella dell’adenina e agisce sulle membrane cellulari favorendo la produzione di adrenalina e noradrenalina.

alcune delle patologie combattute dalle smart drugs

Microdosing di LSD ad effetto terapeutico?

Spesso si è sentito parlare di somministrazione di sostanze stupefacenti in quantità subletale, attuata da artisti o professionisti, per l’aumento della creatività, dell’attenzione e dell’efficienza generale in ambito lavorativo: questo è un esempio di utilizzo di droghe ad effetto nootropico. Sembra strano che una droga ad effetto allucinogeno come l’LSD possa aiutare a combattere l’emicrania cronica o la depressione, ma è quanto successo ad Ayalet Waldman, scrittrice americana autrice di “A Really Good Day: How Microdosing Made a Mega Difference in My Mood, My Marriage, and My Life”. Nel suo libro racconta di esssere uscita dalla sua forma di depressione acuta proprio grazie al trattamento con le famose microdosi.

a sinistra il libro sopra citato, a destra l’autrice americana

Allla donna furono prescritti 10 microgrammi da assumere ogni 3 giorni (vale a dire un decimo della quantità che una persona dovrebbe assmere per un alterazione leggera dello stato di coscienza). Già dopo il primo mese questa ha notato grossi benefici. L’LSD è detto un agonista serotoninergico, quindi stimola i recettori della Serotonina (come tutti i farmaci antidepressivi in commercio) favorendo il buon umore operando al livello del SNC.

Umberto Raiola

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