Siamo tutti abitanti di Pietrammare: siamo disposti al cambiamento, ma solo a parole

Abbandonare vizi e abitudini a favore del cambiamento: se è facile a dirsi, lo è meno a farsi.

Il film L’ora legale e La coscienza di Zeno ci offrono interessanti spunti di riflessione su un tema molto attuale: la nostra poca propensione al cambiamento. Spesso lo invochiamo e lo immaginiamo, ma quando è sul punto di essere raggiunto ci blocchiamo: spesso, infatti, cambiamento significa rinunciare proprio alle piccole abitudini e ai vecchi vizi ai quali siamo estremamente legati e che, vista la nostra poca forza di volontà, non riusciamo ad abbandonare.

L’ora legale: il film

Il 19 gennaio 2017 esce nelle sale cinematografiche L’ora legale, commedia di Salvatore Ficarra e Valentino Picone, che nel film interpretano il ruolo di due cognati. Questi, nati e cresciuti a Pietrammare, un piccolo borgo in Sicilia, gestiscono assieme il chiosco del paese. Il loro cognato, Pierpaolo Natoli, è un ambizioso professore liceale che spera di ottenere la carica per mettere fine alla corruzione e al degrado che da sempre dilagano nel paese. Al contrario, il suo avversario Gaetano Patanè, che già è stato in carica, è un personaggio privo di qualsiasi valore morale e incline alla corruzione. Dopo giorni di trepidazione e propaganda da parte di entrambe le fazioni, durante i quali paradossalmente anche Ficarra (uno dei cognati di Pierpaolo) tifa per l’avversario Patanè facendosi rappresentante di tutti coloro che preferiscono pensare alla loro felicità individuale piuttosto che a quella collettiva, vince Pierpaolo. In linea con i propri principi, quest’ultimo dopo essere stato eletto esige il rispetto delle regole aprendo così la strada alla legalità. In città sembra così scattare “l’ora legale”, che però, purtroppo, non ha lunga vita: presto gli abitanti, ignari di cosa siano le regole e la giustizia, si battono per girare nuovamente le lancette verso quella…illegale.

Impegno, costanza e dedizione

I due cognati del nuovo sindaco, che non seguono degli ideali ma piuttosto dove tira il vento, rappresentano molto bene l’intera popolazione di Pietrammare. Offertasi finalmente a loro la possibilità di quel cambiamento che tanto invocavano, si ritirano impauriti: il cambiamento prevede impegno, costanza e dedizione. Concetti che loro, cresciuti nella corruzione, nei favoritismi e nel clientelismo, ancora non conoscono. E quindi, di fronte ad un’ipotesi di impegno comune per il bene collettivo, fanno prevalere le loro mire individualistiche che non guardano in faccia né il prossimo né l’ambiente. Il nuovo sindaco ordina infatti che venga punito l’abusivismo edilizio, che la raccolta differenziata venga eseguita correttamente e che ogni atto sbagliato venga punito dai vigili urbani, che, per la prima volta nella loro carriera, vengono chiamati a svolgere il loro lavoro.

La coscienza di Zeno: l’opera letteraria

Ad avere un cattivo rapporto con la dedizione necessaria al cambiamento, assieme ai protagonisti del film, c’è il protagonista della Coscienza di Zeno, capolavoro indiscusso di Italo Svevo. Come gli abitanti di Pietrammare non si riescono ad allontanare dalle vecchie e nocive abitudini, anche Zeno Cosini non riesce a mettere fine alla sua vita oziosa e inconcludente. Metaforicamente, questa sua incapacità di cambiamento è rappresentata dal vizio del fumo, al quale si avvicina da ragazzo rubando un sigaro al padre e dal quale non riesce più a staccarsi, inventandosi inconsapevolmente menzogne continue per autogiustificarsi. Tutto il libro, scritto sotto forma di memoriale, è filtrato attraverso la voce ambigua del protagonista inetto: ciò che Zeno racconta può essere verità o bugia, entrambe le cose assieme. Nessun punto di riferimento permette di distinguere con definitiva certezza se ciò che ci racconta Zeno sia fedele o meno alla realtà, ma quello che emerge inevitabilmente è che quest’ultimo, contro ogni sua intenzione, non riesce mai a coincidere con quella forma compiuta di uomo che tanto ammira: un uomo completamente integrato nel mondo borghese del tempo. Non riuscendo mai ad accedere al mondo apparentemente perfetto al quale ambisce a causa della sua irrefrenabile inettitudine, Zeno nel descriverlo lo corrode e ne mina alle basi le certezze, mettendo in crisi anche le nozioni di salute e malattia. Nelle pagine finali del libro non manca infatti di sottolineare il confine incerto tra malattia e salute in un mondo in cui la vita è inquinata alle radici.

La nostra convivenza con l’inettitudine

Paradossalmente Zeno, in quanto inetto, porta alla chiarezza la realtà degli altri. È un personaggio a più facce, negativo in quanto campione di falsa coscienza e positivo, come strumento di straniamento e conoscenza. Inutile dire che la sua poca propensione al cambiamento, che ammira ma non riesce mai a compiere, è una condizione che prima o poi tocca tutti noi. La realtà in cui viviamo non è esente da problematiche sociali e individuali che, nonostante l’enorme progresso che stiamo vivendo, permangono nelle nostre vite e le inquinano alle radici. Siamo un po’ tutti dei Zeno Cosini: nonostante siamo consapevoli dei nostri vizi, siamo poi incapaci di fare quel passo concreto che sarebbe in grado di far vivere meglio noi e gli altri. Quante volte ci ripromettiamo che quella che fumiamo è l’ultima sigaretta, che quella che usiamo è l’ultima bottiglia di plastica e che quelle che compriamo sono le ultime magliette acquistate a basso prezzo approfittando del lavoro sottopagato di centinaia di persone?

 

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