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Sia artisti che poeti: ecco 3 grandi personaggi che forse non conosci fino in fondo

Sia artisti che poeti: ecco 3 grandi personaggi che forse non conosci fino in fondo

L’arte e la letteratura non sono mondi separati e a sé stanti. Molti infatti sono stati gli artisti che si dedicarono alla poesia e alla scrittura e, viceversa, molti i letterati che si appassionarono di varie forme artistiche come il disegno e il cinema.

Alcuni grandi intellettuali del passato sono ricordati principalmente per un determinato tipo produzione, artistica oppure letteraria. È interessante quindi scoprire l’altra faccia della medaglia, l’altro lato di queste personalità che si espressero nelle forme più svariate. Da Michelangelo Buonarroti a Pier Paolo Pasolini a Eugenio Montale, ecco i nomi dei più famosi artisti a 360 gradi.

1. Michelangelo: pittore, scultore, architetto e anche petrarchista

Al nome di Michelangelo chiunque non può fare a meno di pensare subito al David, agli affreschi mozzafiato Cappella Sistina, alla perfezione della Pietà vaticana o alla maestosità della Biblioteca Laurenziana. Meno conosciuta è invece la sua vasta produzione poetica, anch’essa di alta qualità. Le sue “Rime”, pubblicate postume nel 1623, contengono più di duecento componimenti, scritti dall’artista nell’ultima parte della sua vita. La sua aderenza alla corrente poetica del petrarchismo, teorizzata da Pietro Bembo, fu solo parziale. Da Petrarca egli riprese per lo più la forma metrica, le immagini e le tematiche, come quella della spiritualità tormentata, della passione amorosa e della gloria terrena. Si differenzia invece per quanto riguarda il linguaggio, lontano dalla levigatezza armoniosa ricercata dal petrarchismo, e caratterizzato invece dall’asprezza e potenza, manifestazione immediata del conflitto interiore e religioso che con il tempo andrà intensificandosi. Ecco un suo bellissimo sonetto in cui emerge il tema della vanità di tutte le cose, dall’amore all’arte, dinanzi alla morte e dell’unica speranza possibile: l’amore divino.

Giunto è già ’l corso della vita mia,
con tempestoso mar, per fragil barca,
al comun porto, ov’a render si varca
conto e ragion d’ogni opra trista e pia.

Onde l’affettuosa fantasia
che l’arte mi fece idol e monarca
conosco or ben com’era d’error carca
e quel c’a mal suo grado ogn’uom desia.

Gli amorosi pensier, già vani e lieti,
che fien or, s’a duo morte m’avvicino?
D’una so ’l certo, e l’altra mi minaccia.

Né pinger né scolpir fie più che quieti
l’anima, volta a quell’amor divino
c’aperse, a prender noi, ’n croce le braccia.

2. Montale tra la poesia metafisica e la passione per il disegno

Il celebre poeta Eugenio Montale (1896-1981) non fu solo autore di poesie senza tempo, specchio della contemporaneità, e ancora in grado di colpire gli animi dei lettori attuali, ma fu anche un artista. La pittura esercitò su di lui grande fascino e suggestione, influenzando anche alcune le sue liriche. Questa passione si può cogliere nel breve componimento “Alla maniera di Filippo De Pisis nell’inviargli questo libro”, contenuto nella raccolta “Le occasioni”. Nel quale omaggiò il pittore di nature morte portatrici di significati più profondi ed esistenziali , fermando su carta, l’istantanea morte di un beccaccino. Si mise alla prova anche nel campo del disegno, dell’incisione e della pittura. Si cimentò nel copiare i volti degli amici, per poi passare al raffigurare i paesaggi aridi e particolari che descriveva nei suoi stessi versi. Egli si definiva “pittore domenicale e incompetente critico”.

Eugenio Montale (da www.lacittaimmaginaria.com)

3. Pasolini e l’interesse per l’arte, il cinema e la scrittura

Pier Paolo Pasolini (1922-1975) è stato un intellettuale importantissimo, autore di saggi, poesie, romanzi, articoli e sceneggiature. La sua carriera si è svolta nel segno dell’arte, infatti all’università di Bologna era stato allievo di Roberto Longhi, critico d’arte, che con le sue lezioni innovative lo aveva fatto appassionare alla pittura e alla descrizione di questa attraverso gli strumenti della letteratura. Nella sua produzione cinematografica ricorrono riferimenti ai grandi pittori, nell’uso delle luci, delle inquadrature e in alcuni casi anche ricreazioni quasi esatte delle loro composizioni. Basti pensare al film “La ricotta” del 1963, in cui inserì due tableaux vivants di quadri manieristi, di Rosso Fiorentino e Pontormo, rappresentanti la deposizione di Cristo. Si cimentò anche nel disegno di scene di vita quotidiana per poi passare alle più svariate tecniche pittoriche, sempre nell’ottica della sperimentazione. Realizzò una serie di ritratti di Longhi, mostrato sempre di profilo, ma anche di amici e degli autoritratti.

Pasolini (da www.internopoesia.com)

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