L’intelligenza artificiale, l’ultima frontiera dello sviluppo scientifico e tecnologico, rischia di spazzare via l’essere umano, sostituendolo con software o sistemi operativi. È una prospettiva reale? Secondo Luigi Pirandello lo era già quasi 110 anni fa.

Attraverso il romanzo di Pirandello “I quaderni di Serafino Gubbio operatore” proviamo a leggere le novità provenienti dal mondo scientifico.
LUIGI PIRANDELLO
Romanziere, capocomico, autore di testi teatrali, premio nobel: questo è ciò che ai più viene in mente quando si parla di Luigi Pirandello. Tutto vero, ma non sufficiente. Per comprendere a pieno la genialità di questo autore, è necessario trovarsi a tu per tu con i “Sei personaggi in cerca d’autore”, con Mattia Pascal, Vitangelo Moscarda e Marta Ajala perché solo unendo tutti i pezzi dell’enorme puzzle che è stata la sua opera, è possibile osservare la grandezza di questo autore, forse, in vita, non apprezzato fino in fondo. Molti sono i titoli che ci ha lasciato tra i quali troviamo “I quaderni di Serafino Gubbio operatore” in cui, con voce quasi profetica, Pirandello racconta la vita di quest’uomo impiegato come “operatore” , colui che, all’epoca, era incaricato di “girare la manovella” della macchina da presa in una produzione cinematografica. Lui girava, girava, girava all’infinito e più girava più il “ragno nero” sul treppiedi assorbiva la sua anima, lasciandolo spersonalizzato e riducendo la sua persona a un solo elemento: la mano, l’unica parte del sé necessaria. È quindi così che Serafino diviene per tutti solo questo, la mano prestata alla macchina e la sua presenza sarà sempre più “superflua”, per lui come per gli altri.
“La bestialità che mi tocca fare dare da mangiare, tutto il giorno, a questo ragno nero […] che non si sazia mai […]; bisogna pure ch’io mi prenda un pò di respiro […] una boccata d’aria per il mio superfluo; o muojo”

L’IA CHE FA LE CARTE SECONDO LA SCIENZA
In un intervista resa nota lo scorso 19 dicembre, l’esperto di robotica Andrea Bertolini ha rilasciato all’ANSA una dichiarazione nella quale giudicava l’algoritmo sviluppato da Sune Lehmann attraverso il quale sarebbe possibile “prevedere l’aspettativa di vita oppure il futuro delle relazioni sociali”, “un’evoluzione molto interessante”. Interessante o al limite dell’apocalittico? Da quando le macchine grazie all’IA hanno iniziato a parlare, scrivere a nostra immagine e somiglianza, si è iniziata a delineare una prospettiva per la quale ogni essere umano è potenzialmente sostituibile da un robot o da un semplice sistema operativo. Chiaramente dal punto di vista della ricerca scientifica tutto ciò è incredibile: dare una nuova applicazione a quei sistemi che riproducono, tra gli altri campi, il linguaggio e la scrittura, significa aprire un nuovo varco attraverso il quale sarà possibile “avere una sorta di oracolo personalizzato (eticamente non diverso dai tarocchi ma scientificamente più accurato), strumenti più affidabili per pianificare la spesa pensionistica […] ”dice l’ANSA. Data l’invasività di tale strumento, parte integrante del progresso scientifico, è il dibattito etico-giuridico volto alla definizione dei possibili campi d’azione di questi nuovi e sempre più potenti software umanizzati.
SI SCRIVE IA MA SI LEGGE DISUMANIZZAZIONE?
Quella tra uomo ed intelligenza artificiale è per molti una guerra persa in partenza. Probabilmente è così, probabilmente dobbiamo solo aspettare il momento che decreterà la fine dell’essere umano così come noi lo conosciamo, probabilmente è tutta un’esagerazione, probabilmente… Queste sono, ad oggi, le nostre prospettive, delle probabilità. Sarà che forse pensiamo già come fossimo macchie? È possibile: la vita di ognuno nella maggior parte dei casi è programmata dalla mattina alla sera, ognuno deve adempiere a degli obblighi, ragionare e parlare in un certo modo. Insomma è come se fossimo già “settati” e non più definiti. È innegabile che la scienza e il progresso tecnologico sono stati elementi imprescindibili nello sviluppo della nostra società (si pensi alla medicina) ma, come si dice, il troppo storpia: la concretizzazione dei rischi legati ad un eccessivo utilizzo di questi sistemi operativi, è dietro l’angolo. Questo ce lo possono dire gli uomini e le donne che da un giorno all’altro hanno visto il loro lavoro portato a termine da un braccio meccanico; ce lo possono dire i medici che, in alcuni casi, assistono ad un intervento concluso da un macchina; ce lo possono dire i professori che vedono sempre più temi e compiti creati ad hoc da ChatGPT e simili; ce lo possono dire anche coloro che vengono “fotografati” in abiti e contesti sconosciuti, la cui immagine è stata (a volte senza consenso) letteralmente “copiata e incollata”da un sistema. Già ad oggi quindi, l’Intelligenza Artificiale è una realtà talmente presente che in alcuni casi, ha sostituito l’unico elemento che non può essere riprodotto da un algoritmo: l’umanità. Ecco qual è la differenza tra l’essere umano e un software, la capacità d’essere e tutto ciò che questo comporta, la gioia, la tristezza, l’amore, l’odio… insomma, tutto ciò che rende tale una persona e che non è “clonabile” da nessun sistema. Da questo ci metteva in guarda Pirandello quasi 110 anni fa, da una vita sacrificata, “superflua” tanto per gli altri quanto per sé, una vita prestata, ceduta, regalata, annullata da una macchina che nel migliore dei casi porta a ripetere sempre lo stesso movimento, nel peggiore lo fa al posto tuo. Ebbene, potrebbe essere questa la deriva, questo lo scenario dai contorni apocalittici che sembra non far paura proprio a nessuno o almeno non a chi dovrebbe, che bel cliché!