Il Superuovo

Si scaldano al sole i volti migranti: il viaggio degli Argonauti non è solo mito

Si scaldano al sole i volti migranti: il viaggio degli Argonauti non è solo mito

Affrontare il viaggio: vediamolo attraverso gli occhi degli Argonauti e di Murubutu.

Apollonio Rodio ci racconta di Giasone, un eroe nuovo che mostra apertamente le fragilità e le debolezze dell’uomo di tutti i tempi: non capita forse anche a noi, in quanto esseri umani, di sbagliare, sminuirci, abbatterci, non sentirci all’altezza, in balia di un mare in tempesta?

Le Argonautiche di Apollonio Rodio: il viaggio di un eroe nuovo

Apollonio Rodio nasce a Naucrati, in Egitto, nel III secolo a.C. Direttore della Biblioteca d’Alessandria, viene considerato uno dei capiscuola della poesia ellenistica. Con l’Ellenismo la poesia pone al centro dell’attenzione la ricercatezza formale e la brevità, in uno sfoggio di erudizione. Centrali sono il tema amoroso, la descrizione della natura e la cosiddetta “quotidianizzazione” del mito. Nel tempo lontano dell’Antica Grecia, nella dimensione della quotidianità, aveva assunto notevole importanza anche il sacro valore dell’accoglienza. Di quest’ultimo ben ci narra Apollonio nelle Argonautiche, il poema epico al quale il poeta deve la sua fama. L’eroe protagonista Giasone, diversamente dai suoi predecessori dell’epica classica (si pensi per esempio ai poemi omerici), è del tutto inadatto alla grande missione che è stata assegnata a lui e ai compagni, gli Argonauti: la conquista del Vello d’oro. Così l’immagine che fuoriesce è quella di una sorta di antieroe, investito di un ruolo per il quale non si sente tagliato ma, proprio per questo, più realistico. Non viene forse spontaneo chiedersi se un eroe, per essere tale, debba per forza di cose impugnare una spada alla maniera di Achille?

Il viaggio degli Argonauti e l’incontro con il popolo dei Dolioni

Pelia, zio di Giasone, uomo senza scrupoli che aveva usurpato il trono a suo padre, aveva convinto il nipote ad intraprendere la temeraria impresa della conquista del Vello d’Oro, in Colchide. Al centro di tutta la narrazione ci sono i temi del viaggio e dell’accoglienza. Il mare è il “teatro” del viaggio: sa accogliere nella dolcezza delle onde e, nello stesso tempo, tradire nella crudeltà delle tempeste. Rappresenta forse metaforicamente l’incertezza dell’impresa verso la Colchide, lontana quanto vediamo lontani l’oriente e il tramonto. Il viaggio viene momentaneamente abbandonato dagli eroi quando approdano sulla terra dei Dolioni, a Cizico, dove regna l’omonimo re.

Tutti insieme, da amici, si fecero incontro ad essi
i Dolioni e lo stesso Cizico e, saputo del loro viaggio
e della loro stirpe, li ricevettero ospiti:
li fecero avanzare a forza di remi
e ancorare la nave nel porto della città.

Gli Argonauti sono accolti con danze, vino e tutto ciò di cui un viaggiatore stanco ha bisogno. Argonauti e Dolioni si interrogano a vicenda; gli uni chiedono la meta del formidabile viaggio, gli altri informazioni sulle città e sui rispettivi abitanti.
Il giorno seguente, dopo aver ringraziato il re per la calorosa accoglienza, gli eroi partono. Poco dopo una violenta burrasca respinge nuovamente la nave degli Argonauti a riva. Giasone e compagni, terrorizzati, non riconoscono la terra sulla quale sono sbarcati: si tratta ancora di Cizico, che li ha accolti calorosamente la sera precedente. Al buio e nel bel mezzo della tempesta, i Dolioni impauriti confondono gli ospiti per una tribù nemica e attaccano gli Argonauti. Solo all’alba le due fazioni si riconoscono e per tre giorni interi, Argonauti e Dolioni insieme piangono i morti.
La bellezza delle Argonautiche sta in primis nella minuziosa descrizione del suggestivo viaggio e in secondo luogo anche in esempi di grande umanità proprio come quello dell’incontro con i Dolioni.

Il viaggio in mare raccontato da Murubutu

Alessio Mariani, in arte Murubutu, è un cantautore italiano. La sua musica è considerata “rap di ispirazione letteraria”: accanto alla passione per la musica infatti, Murubutu accompagna quella per l’insegnamento della storia e della filosofia. Il suo intento è quello di fare del rap un mezzo espressivo per trasmettere contenuti didattici in modo tale da farli apprezzare anche al giovane pubblico. Nel 2014 esce il suo terzo album Gli ammutinati del Bouncin, nel quale tratta i temi del mare e del viaggio. Particolarmente suggestiva è la quinta traccia dell’album, intitolata Sull’Atlantico: il pezzo affronta la tematica dell’immigrazione attraverso la storia di un viaggio. Protagonista non è più Giasone, ma un giovane ragazzo siciliano che in tempi più recenti abbandona l’Italia alla volta dell’America. Il racconto ci manda per analogia sia al viaggio vissuto oggi da moltissimi giovani italiani che emigrano in cerca di lavoro che a quello vissuto dai migranti che ogni giorno rischiano la vita per arrivare nel nostro Paese in cerca di un futuro migliore. La canzone vede come protagonista Gianni, che parte per l’America in quanto lui e tanti altri ragazzi del suo tempo vedevano nell’America una vita senza fame. Dopo aver salutato la nonna e la mamma, parte per il viaggio e dopo due settimane la nave attracca a Manhattan. Attraverso l’esperienza in mare degli Argonauti abbiamo visto l’importanza che acquisiva l’ospitalità durante il viaggio nell’antichità. L’esperienza narrata da Murubutu ci rende invece consapevoli del progressivo annullamento del concetto di accoglienza del viaggiatore nel nostro presente. Gianni scopre infatti ben presto che il Paese non è come lo aveva sognato: gli americani guardano lui e gli altri italiani con diffidenza, in quanto stranieri. Dopo alcuni anni decide di tornare a casa, in Sicilia. Al porto vede le navi sovraccariche di migranti e in quella condizione si riconosce molto bene:

Gianni sulla spiaggia di casa, sotto il sole che scalpita
Guarda il mare, che guarda la costa che guarda l’Africa
Poi all’orizzonte scorge un barcone, è fitto di corpi e dolore
Gianni rivede sé stesso: il migrante ha un solo colore, un solo nome.

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