Il Superuovo

Sapere di non essere soli: amici che riaccendono le giornate tra missive e telefonate

Sapere di non essere soli: amici che riaccendono le giornate tra missive e telefonate

Quando nulla sembra andare per il verso giusto, basta il gesto di un amico per ritrovare il coraggio

Machiavelli e il periodo passato nel monastero e Margherita Vicario alle prese con la vita dopo la quarantena, cos’hanno in comune? La paura di perdere la testa, ma non importa quanto lontani, l’empatia degli amici supera ogni limite, e anche ridere dei brutti periodi sembra più semplice.

Un’amicizia tra uomini dotti che non siamo abituati a veder sorridere

“Magnifice vir, major observandissime. Io ero in sul cesso quando arrivò il vostro messo” abituati a vedere gli austeri e cupi ritratti ad olio dei grandi letterati, non ci aspettiamo che questo possa essere l’esordio di una missiva, soprattutto se rivolta a personaggi altrettanto importanti, eppure è proprio questo che Niccolò Machiavelli, il famoso storico, diplomatico ed esperto di politica, scrive nella sua lettera in risposta a Francesco Guicciardini, governatore della città di Modena per conto del papa. Tra i due si doveva esser creata una breve e amabile sintonia, si erano incontrati nella città emiliana durante il viaggio che Machiavelli aveva dovuto intraprendere nel 1521 per recarsi a Carpi sotto incarico del governo fiorentino, presso il Capitolo generale dei frati francescani. Il suo compito era quello di discutere della possibilità di ottenere maggiore autonomia per i monasteri toscani e convincere un famoso frate del tempo a predicare a Firenze per la quaresima successiva, insomma il nostro Machiavelli ormai cinquantaduenne si ritrova a dover fronteggiare incarichi di poco conto dopo aver dedicato la vita al nucleo delle faccende politiche della sua amata città. Guicciardini addirittura lo canzona, scrivendo che mandare lui a cercare un predicatore, era un po’ come trovare moglie a messer Pacchierotto e messer Sano, ovvero due noti omosessuali fiorentini. La vita che Machiavelli conduce nel monastero è monotona e tediosa, nelle lettere Machiavelli racconta al governatore delle attenzioni riservate dall’ospite presso il quale dimora, un provincialotto che lo tratta spesso con riguardi eccessivi, tra Francesco e Niccolò però non vengono considerate particolari cautele, veniva utilizzato persino il turpiloquio “ Cazzus! E’ bisogna andar lesto con costui, perché egli è trincato come il trentamila diavoli.” (III lettera a Guicciardini, 1521) nonostante il secondo sia ormai un funzionario subalterno del governo fiorentino a colloquio con un ben più importante governatore dello Stato pontificio, Guicciardini sapeva di confrontarsi con chi, anni prima, aveva svolto incarichi politici molto importanti manifestando idee non troppo lontane dalle sue. Questo rapporto epistolare giovò molto all’ex segretario dell’ormai defunta Repubblica fiorentina, quelle lettere lo aiutarono a non perdere la testa lontano dalla sua amata città natale e dalle sue vicende politiche, scrive che le giornate in cui un fante arrivava con una lettera da parte sua, riusciva persino ad apprezzare di più quel posto. Machiavelli si confida con l’amico parlando dei suoi pensieri rivolti “alle stravaganze di questo mondo”, mondo che non ha mai smesso di stupire e talvolta affliggere chi lo abita, d’altronde lo storico l’aveva sempre detto che la storia si ripete.

I mezzi di comunicazione cambiano, ci si sente ancora più vicini

Ci ritroviamo infatti esattamente 500 anni dopo, a sorridere non davanti ad una lettera, ma allo schermo del telefono quando compare il nome di un amico, o meglio, di un’amica in questo caso. Il panorama resta quello italiano, il 23 aprile l’attrice e cantautrice romana Margherita Vicario fa uscire il singolo “Come va” (Island Records) che anticipa l’album “Bingo”.  La canzone simula una chiamata fra amiche, donne di un’epoca incerta, che però riescono ad alzarsi ogni giorno con la forza di affrontare lo stravagante mondo di cui ci parlava anche Machiavelli. Una domanda banale, una giornata che non vale un ricordo, eppure quella chiamata nel grigio di un mattino porta il Sole, risolleva l’animo:

“Guarda come scorre il fiume, va da sé

Cadono le foglie, s’è nascosto il sole

S’abbassa la nebbia mentre penso a te

Vedi mi è passato pure il malumore”

Il videoclip è stato girato in bianco e nero quasi interamente in ambito domestico, e racconta le giornate più o meno impegnative di amiche che, arrivata la sera, godono della vicendevole compagnia tra una pizza, qualche birra e tante risate leggere. Tra i singoli di Margherita non mancano note particolarmente dolci come quelle di questa canzone, durante la prima quarantena la giovane cantante aveva fatto uscire “Pincio”, delicata come il periodo che l’Italia e il mondo intero si è trovato ad affrontare. “Come va” viaggia sulle stesse vibrazioni “Come va è una canzone intima, personale, un vero e proprio bilancio di un anno di totali cambiamenti per il mondo, forse per questo la considero una vera e propria figlia di questo periodo che stiamo vivendo. E’ un brano che ancora una volta ruota intorno agli affetti, e ancora una volta alle relazioni femminili“, rilascia Margherita in un’intervista.

“Come va”, parole di cortesia ma dette dalla persona giusta possono cambiare il corso della giornata, e non solo

Capita spesso di rimanere impigliati nei propri pensieri, gomitoli non facili da districare, tanto può essere il caos, che si finisce per sedercisi in mezzo e dimenticarsi di uscire dalla propria testa. In momenti come questi, è difficile riuscire ad avere una visione chiara della realtà, tutto sembra offuscato, anche le cose semplici possono arrivare a sembrare problemi insormontabili, ma è un “come va?” che può svoltare la giornata. Spesso queste parole vengono pronunciate senza rifletterci troppo, ma in effetti, in quel preciso momento stiamo chiedendo a chi abbiamo di fronte “Stai bene con te stesso? Stai raggiungendo i tuoi obiettivi?  Sei felice della tua vita ora? Stai facendo qualcosa per migliorarla?” tutta una serie di domande che richiederebbero una quantità infinita di tempo per formulare una risposta, condensate in due parole, “come va?”. Era questo quello di cui Machiavelli aveva bisogno di sentirsi dire durante il periodo in monastero, circondato da gente che non poteva capirlo, ed è  la stessa domanda che viene rivolta quotidianamente a tutti noi e alla quale rispondiamo con un vago “bene, bene grazie” accennando un sorriso e ricambiando per cortesia. Ma la stessa domanda, posta da chi sa entrare nel labirinto delle nostre vite, può rappresentare l’inizio di un lungo sfogo, una catarsi, il ritrovamento del bandolo della matassa.

 

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