“Shrek” rielabora il folklore delle fiabe: ecco come ha utilizzato il politically scorrect rendendolo correct

Principesse che attendono il principe azzurro, sorellastre cattive e orchi orrendi… Tutto questo scompare in una delle saghe più belle firmate Dreamworks.

Shrek 2 | Official Site | DreamWorks
Da sinistra: Cenerentola, Biancaneve, Fiona, Raperonzolo e Aurora in Shrek 3, 2007, regia di Raman Hui e Chris Miller. Le principesse si salvano da sole: non hanno bisogno di un eroe.

Shrek è uno di quei cartoni animati che ami a qualsiasi età: da piccolo ridi per i combattimenti, per la draghessa innamorata di un ciuco e per la statura incredibilmente ridicola di Lord Farquaad. Da grande apprezzi il dark humor e la parodia dei personaggi che sin da piccini siamo abituati a conoscere dai libri delle fiabe. Queste, entrate nel bagaglio culturale definitivamente nel diciannovesimo secolo, sono il frutto di rielaborazioni folkloristiche che trovano la loro origine nel Medioevo. Sono vittime degli stereotipi del tempo, avevano lo scopo di dare un retto insegnamento ai lettori adulti cui erano rivolte e, al contempo, intrattenere. Shrek si pone un nuovo scopo: rielaborare questi contenuti tramite la parodia e le battute, spinte o meno, per fornire un messaggio contemporaneo e, incredibilmente, politicamente corretto.

Il ribaltamento dei ruoli: la Fata Madrina diventa il nuovo villain

Cenerentola è una favola che ritorna in vari modi all’interno della saga di Shrek. Dalla principessa alla sorellastra sino alla Fata Madrina, sono molti i riferimenti alla fiaba dei fratelli Grimm. In questa versione non c’è traccia alcuna della Fata, ma a essere protettrici di Cenerentola sono due colombelle. Compare invece in quella di Charles Perrault (1628 – 1703), dove fornisce alla protagonista un bel vestito permettendole di recarsi segretamente al ballo.

Nell’universo di Shrek il suo ruolo è completamente ribaltato: madrina di Fiona, è sua l’idea di rinchiuderla in una torre in modo tale che suo figlio, il Principe Azzurro, possa salvarla e sposarla. Arrivista, superficiale e crudele, è la villain indiscussa del secondo film della saga. Sarà lei a spingere per un istante Shrek ad allontanarsi da Fiona, spiegandogli che non è l’uomo giusto per lei. È la bellezza, la ricchezza e la vita di corte ad essere importanti… E le donne hanno bisogno di un eroe, come ben sottolinea cantando Holding a Hero. Eppure, il nostro protagonista non si fa sviare dalle parole della donna: ciò che conta è il vero amore. L’amore va oltre la bellezza, oltre le classi, oltre le aspettative infantili cui si ripongono i sogni da bambini. L’amore vero fa accettare ogni cosa dell’altro, ed è proprio in questo che risiede la sua bellezza. È questo l’insegnamento che il film ci vuole dare… E quale modo migliore per farcelo comprendere, se non ribaltando i classici canoni a cui siamo abituati?

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Da sinistra: la Fata Madrina e il figlio Azzurro intenti a cospirare contro Shrek. Tratto da una scena di Shrek 2, 2004, diretto da Andrea Adamson, Kelly Asbury e Corrado Vernon.

Il Principe Azzurro come antieroe

Anche il Principe Azzurro rientra in questa cornice al fine di mostrarci che ciò che conta non è la bellezza esteriore, ma quella dell’animo. Personaggio ricorrente nella narrativa popolare e nella fiaba, solitamente è un figlio di un re che salva l’eroina da streghe, matrigne cattive o maledizioni. Compare spesso anche nelle fiabe più popolari, come quella di Raperonzolo o Cenerentola, appunto. Di solito è un ragazzo onesto, sensibile e molto romantico. Non a caso al termine della storia egli convola a nozze con la protagonista, assicurando così il lieto fine. Proprio l’amore che egli prova per lei è l’elemento che spesso consente di liberarla, come il bacio che risveglia la bella addormentata.

In Shrek gli elementi sono capovolti, e i tratti fisici parodizzati. Lo vediamo con una folta chioma bionda tenuta a bada da una retina sotto l’elmo dell’armatura, gli occhi azzurri e labbra rosse cui tiene particolarmente, dal momento che saranno proprio quelle a consentirgli di baciare Fiona e diventare l’erede al trono. Per questo motivo ci tiene spesso a lucidarle con del gloss, cosa che fa insospettire la principessa sull’effettiva natura di quello che le hanno detto essere suo marito trasformato in umano. Quando infatti capirà l’inganno, ritornando fra le braccia di Shrek, gli spiegherà che a lei non interessa realizzare i sogni in cui credeva da bambina, che erano vittime dell’età e delle storie raccontatele dai genitori. Ciò che conta è stare con l’uomo che ama, con cui ha trovato il proprio posto e da cui si sente amata senza alcuna pretesa, completamente, e accettata per quello che è, e non perché bella o perché figlia di reali.

La sorellastra di Cenerentola e la comunità LGBTQ+

Come non parlare di Doris, la barista della locanda “La mela avvelenata”? È lei che raccomanda a re Harold il Gatto con gli stivali per assassinare Shrek, e sarà sempre lei ad accompagnarlo dalla Fata Madrina al culmine del film. In Shrek 3 invece, è diventata una dei più cari amici dei protagonisti. La vediamo alla festa di gravidanza di Fiona e a combattere al fianco di lei e delle principesse quando vengono catturate assieme alla regina Lillian da Azzurro e rinchiuse nelle segrete. Si allea con le protagoniste e combatte con loro, dimostrando di non sentirsi parte dei villain delle favole che nel frattempo stanno aiutando il Principe a devastare Molto Molto Lontano, tra cui sua sorella, e che si redimeranno solamente quando l’erede Arthur Pendragon farà loro capire che non importa ciò che gli altri si aspettano da noi, ma chi siamo realmente a determinarci.

Doris quindi, tradizionale cattiva della fiaba di Cenerentola, è qui annoverata tra i buoni nonostante la presentazione cupa avvenuta nella locanda. Se nella fiaba originale è cattiva – in quella dei Grimm bella, nella versione Disney brutta e stonata – qui invece ha il suo riscatto. Parodiando forse proprio quest’ultima versione animata, qui la sorellastra di Cenerentola è presentata come transessuale in un modo che non stona per nulla, dal momento che il senso dei film è proprio accettare ciò che siamo senza curarci del giudizio delle altre persone. A coronare l’insegnamento di amarsi e amare gli altri per ciò che siamo e che sono, quindi, c’è anche la sensibilizzazione a un tema estremamente importante che per gli anni 2000 era difficile da affrontare se il destinatario era un pubblico infantile.

film babble blog: 1/1/21 - 2/1/21
Shrek 2: re Harold arriva alla locanda della Mela Avvelenata, dove incontra Doris, 2004, diretto da Andrea Adamson, Kelly Asbury e Corrado Vernon.

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