Il Superuovo

“Shit, I’m schizo”: la lotta interiore di Elliot Anderson

“Shit, I’m schizo”: la lotta interiore di Elliot Anderson

Quando sono i tuoi demoni a parlare, blastingnews.com

Uno, nessuno e centomila

Schizofrenia deriva dal greco e significa ‘scissione della mente’, infatti la malattia interferisce con la capacità di discernere realtà e immaginazione. Invalida anche funzioni superiori come la percezione, l’attenzione, la memoria e l’apprendimento.
Circa l’1% della popolazione soffre di schizofrenia ed è più comune nei soggetti maschi, in cui insorgenza è intorno ai 21 anni. La verifica si basa su criteri clinici piuttosto che patogeni e fa riferimento al test DSM5: se l’individuo presenta due o più sintomi tra allucinazioni, deliri, comportamento disorganizzato e altro, la diagnosi può risultare positiva. Inoltre i sintomi devono manifestarsi per almeno sei mesi in maniera continuativa e non possono essere attribuiti all’uso di sostanze o alla presenza di altre malattie.

La sintomatologia si divide in tre categorie: sintomi positivi, negativi e cognitivi. Per positivi – detti anche psicotici – si intendono le tipiche manifestazioni schizofreniche non presenti nei soggetti sani, ovvero allucinazioni e deliri. Le allucinazioni sono per la maggior parte uditive, voci denigratorie, rumori o brani musicali. I deliri, invece, sono credenze non realistiche, giudizi errati della realtà. Di conseguenza i comportamenti messi in atto servono ad auto-confermare tale modello di pensiero.
I sintomi negativi determinano l’alterazione delle normali funzioni dell’uomo e possono includere risposte emotive attenuate, impoverimento del pensiero e mancanza di piacere nella vita di ogni giorno.
Infine, i sintomi cognitivi sono quelli che rendono più difficile una vita normale perché riguardano deficit di attenzione e concentrazione, di memoria operativa e di funzioni esecutive. Si manifestano con un’elevata presenza e sono relativamente stabili nel tempo.

Dagli studi genetici condotti sulle famiglie con figli schizofrenici, inoltre, si è accertato che è il fattore di rischio ad essere ereditario e non la specifica forma di malattia. Ovviamente il rischio aumenta all’aumentare della vicinanza genetica: nel caso di due gemelli omozigoti, di cui uno affetto da schizofrenia, c’è il 48% di possibilità che anche l’altro fratello manifesti lo stesso disturbo. Nel caso di un gemello dizigote la probabilità è del 17%, di un comune fratello è del 13%.

A volte vincono loro

Demoni, non smettono mai di lavorare.
Ci seducono, ci manipolano, ci possiedono.
Tutti dobbiamo affrontarli da soli. Il meglio in cui possiamo sperare, l’unico aspetto positivo della faccenda è che, quando ne verremo fuori, troveremo qualche volto familiare ad attenderci dall’altra parte.

“Dio, non sei un capro espiatorio alla mia altezza”, redcapes.it

Questo è solo uno dei momenti in cui Elliot Anderson, protagonista della serie tv Mr Robot, esterna il suo disagio interiore pieno di incertezze e titubanze. Una mente, la sua, influenzata da deliri paranoici e allucinazioni, che lo condannano a relazioni sociali confuse e ad una vita perennemente ansiosa e alienata. Spesso si scontra con l’altra faccia di se stesso: parla con lui per ore, esplode, si scusa, cerca di fidarsi, cerca di proteggersi da lui. Ma Elliot, per quanto desideri trovare una sorta di pace, è pienamente consapevole che non si può distruggere ciò che si è.
Per affrontare questa ‘pena’, Elliot ha elaborato un loop quotidiano alla perfezione: colazione col suo amico Lyon, faccende domestiche, pranzo con Lyon, partita di basket, pulizie, cena con Lyon. E il giorno successivo è sempre la stessa routine che lo aiuta a preservare il suo ordine.

Due volte a settimana partecipa ad un gruppo parrocchiale di cui lui non riesce a capirne le regole, ma è l’unico modo che ha per relazionarsi con altre persone che non siano il suo amico Lyon e la sua psichiatra. Ma questo non vuol dire che Elliot sia un credente. Anzi, pensa che le religioni impiantino “vermi nelle menti come metastasi” con lo scopo di dominare e manovrare più facilmente quelle stesse menti.

Se non do retta al mio amico immaginario perché dovrei dar retta al vostro?

Molto spesso nella serie si fa rifermento al concetto di controllo. Per non soffrire le persone – anche Elliot – trascorrono la loro vita cercando disperatamente di controllare ciò che in realtà è fuori dal loro controllo. Si aggrappano saldamente a proprie convinzioni, molte volte false, per continuare la giornata. A loro non importa se il controllo è solo un’illusione, perché la fantasia è forse il modo più semplice per dare senso al mondo, per nascondere la concretezza, per evitare la dura verità che inevitabilmente fa soffrire.

Però, dopotutto,  a volte serve un’illusione per avere controllo.

Martina Di Perna

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