Sfiorare la follia per trovare l’equilibrio interiore: Svevo e Mangold insegnano come riuscirci

I protagonisti di “Ragazze interrotte” e de “La coscienza di Zeno” nel delicato confronto tra salute e malattia mentale

Tratta dal film “Ragazze interrotte”

 

Quanto è labile il confine che delinea la stabilità mentale? Quante volte ci siamo interrogati sul concetto di pazzia? La protagonista di “Ragazze interrotte”, film di James Mangold ispirato ad una storia vera, e Zeno Cosini ricercano il proprio equilibrio interiore dopo essersi concessi la possibilità di essere pazzi. Le due opere giocano sulla dicotomia contrapposizione tra salute e malattia in cui quest’ultima diventa uno strumento di conoscenza essenziale, la forza critica capace di indagare le contraddizioni della realtà.

Scena tratta dal film “Ragazze interrotte”

Ragazze interrotte

Dopo aver tentato il suicidio, Susanna Kaysen viene indotta dai genitori a ricoverarsi in un ospedale psichiatrico dove sente sulla propria pelle la sofferenza di chi convive con patologie mentali, prima tra tutte la sociopatia di cui è affetta Lisa, ragazza ribelle rinchiusa da otto anni. Le mille insicurezze delle degenti sfociano in vere e proprie malattie come l’anoressia o l’incapacità di inserisci nella società con un volto totalmente sfregiato. Le ragazze stringono una profonda amicizia che le aiuta ad affrontare le difficoltà quotidiane supportandosi reciprocamente. Susanna è accusata di promiscuità e di un disturbo della personalità che trovano una diretta manifestazione nel suo particolare modo di rapportarsi agli uomini.
La scrittura è la sua principale valvola di sfogo e costituisce uno degli strumenti fondamentali per la guarigione: infatti, essa consente di far emergere il proprio mondo interiore, di mettere nero su bianco i turbamenti e i traumi di un’anima fragile. Dopo un tentativo di fuga e la presa di coscienza della propria impotenza per evitare il suicidio dell’autolesionista Daisy, Susanna si rende conto che per quanto il mondo possa essere caratterizzato da finzioni e cattiveria, per quanto sia difficile fare i conti con i pregiudizi delle persone, è sbagliato nascondersi e precludersi la possibilità di scoprire quanto ci circonda. Avendo rinvenuto il cadavere di Daisy, Susanna entra a contatto con la brutalità della morte, conseguenza estrema di un malessere interiore. La disinvoltura e il distacco emotivo con cui Lisa reagisce alla vista del corpo senza vita spinge la giovane protagonista a prendere le distanze dalla sua complice e a far ritorno all’ospedale per iniziare un percorso riabilitativo. Al termine della sua terapia la giovane donna si chiede se è mai stata matta e riflette sul concetto di follia identificandola nell’amplificazione di piccole tendenze e desideri ingenui che nel radicarsi danno vita a patologie psichiche. Susanna comprende la necessità di uscire dalla realtà ovattata dell’ospedale e fare i conti col mondo per entrare in esso ed affrontare le sfide quotidiane della vita sociale.

Italo Svevo

Sano o malato?

Zeno Cosini vive la propria esistenza lottando contro il vizio del fumo e con i fantasmi delle mente che riaffiorano tramite le sedute di psicanalisi. Il protagonista ripercorre il suo passato fino al punto in cui riaffiora l’immagine di quel bambino nel quale ha difficoltà nel riconoscersi. Il difficile rapporto con il padre ha caratterizzato per Zeno un costante elemento di confronto, la possibilità di rapportarsi con la personalità diametralmente opposta alla propria. Innanzi all’indole moraleggiante del genitore, il giovane mostra un sorriso beffardo che lo porta a prendere con leggerezza la vita e a mettere in discussione aspetti dogmatici legati alla religione e alle ideologie. Zeno è l’individuo privo di certezze, una personalità fluida che si lascia trasformare e trasportare dal flusso della vita. L’uomo rappresenta le contraddizioni dell’animo umano e l’ambivalenza della circostanze: è dal rapporto con l’amante che capisce di amare la moglie ma, allo stesso tempo, è incapace di fare a meno di nessuna delle due. Zeno è consapevole dei propri errori ma, nel tentativo di porvi rimedio, sfocia in una serie infinita di “ultime volte”: mostra tutta la volontà nello smettere di fumare ma ogni ultima sigaretta non si rivelerà mai tale, si propone di chiudere la relazione adulterina con Carla ma
puntualmente fininisce col giacere con lei. La gelosia che prova nel sapere che l’amante ha intrapreso un “impegno sacro” con un altro uomo lo spinge ad una rabbia distruttiva. Il suo furore viene assimilato a quello di un cane che, incapace di ottenere il desiderato boccone, si scaglia contro colui che glielo contende: è un atteggiamento analizzato a lungo da Freud nel classificare il comportamento distruttivo che mette in atto il bambino che non riesce a raggiungere il suo scopo. Zeno si sente in pace con se stesso stringendo amicizia con Giudo, marito della sua chimerica musa Ada. La bellezza della donna verrà deturpata dal morbo di Basedow, una patologia che causa un’ accelerazione dei battiti cardiaci e un incredibile vitalismo. La malattia di Ada si colloca all’estremo opposto rispetto a quanti vivono per inerzia, esistenze eteree che si muovono nel tempo e nello spazio come mera accumulazione di giorni. A metà tra tali antipodi c’è la temporanea condizione di salute: una sosta che si interpone tra i desideri ambiziosi che si susseguono nell’ansia di vivere appieno e tra gli obiettivi a lungo termine di quanti fungono da attrito per la società, preservandone il delicato equilibrio. La realtà tutta non è altro che una continua oscillazioni tra due poli opposti, è sentirsi sani per ricadere inevitabilmente nelle contraddizioni e gli inganni del mondo. Zeno è l’inetto che riesce a cadere in piedi, che riesce a mettere in discussione tutto se stesso senza dar peso al  giudizio altrui e che, alla fine dei giochi, dopo mille cadute ed altrettante riprese, vince la sua battaglia perché, nella visione dell’io lirico, nella progressiva distruzione del mondo malato, nella sua liberatoria Apocalisse, tutta la realtà si capovolgerà e la salute sarà nelle mani di colui che è “un po’ più ammalato di tutti”.

L’esclusione sociale

La coscienza di Zeno è incentrato sulla dicotomia sano-malato. Il protagonista incarna la figura dell’inetto, di colui che non riesce ad inserisci nella società. Zeno è sedotto dalla bellezza, aspira ad una felicità irraggiungibile ma, allo stesso tempo, cerca di analizzare fino in fondo la propria coscienza giungendo all’amara conclusione che essa stessa presenta ineliminabili autoinganni. C’è uno squilibrio ontologico che caratterizza  l’essere umano in quanto costantemente animato da pulsioni contrastanti. La società borghese cerca di tutelare le apparenze, la rispettabilità che spesso contempla la repressione dei desideri più reconditi e inclinazioni che potrebbero essere etichettate negativamente. Nel colloquio in cui viene comunicato ai genitori di Susanna che quest’ultima è affetta da un disturbo della personalità borderline, l’orrore cala sui loro volti e manifestano il loro rigetto nell’accogliere una simile notizia. La società tende a giudicare chi soffre di disturbi psichici, a concepirlo come un matto da tagliere fuori dai meccanismi ralazionali e lavorativi. Occorre ancorarsi quanto più possibile a quella condizione intermedia, agire in totale libertà pur consapevoli delle mille contraddizioni ed inganni che regolano il mondo perché, come direbbe Svevo, “la vita non è né brutta né bella: è originale”.

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