Sexting ai tempi del distanziamento sociale: quali possono essere le conseguenze?

Tutti i rischi derivanti dallo scambio di contenuti intimi e come agire

Il giorno dell’approvazione della legge sul revenge porn.

Il COVID-19 ha cambiato le nostre vite e non solo per mascherine e igienizzante  sempre a portata di mano, ma perché ha stravolto i lati più profondi della nostra intimità: ci ha imposto di tenere le distanze dagli altri avendo paura del contatto, ci ha educati alla lontananza e ci ha costretti a trovare modi per sentirci vicini nonostante il distanziamento a scuola, in famiglia e nelle relazioni. Tinder, nel pieno della pandemia, ha introdotto nella piattaforma una videochat in cui gli utenti possono fare nuove conoscenze come in un bar o in una discoteca qualsiasi, nel tentativo di sfumare sempre di più il confine che separa virtuale e reale. C’è chi invece ha scelto di affidare i momenti intimi con il partner allo scambio di foto più o meno personali, che garantissero diletto anche a distanza ma, come vedremo, non sempre totale sicurezza.

Il fenomeno

La parola sexting, indica lo scambio di materiale sessualmente esplicito (foto, messaggi vocali e di testo, video) attraverso l’utilizzo di strumenti telematici. In realtà però la definizione è molto ampia poiché a seconda della presenza del consenso e delle modalità di diffusione del materiale esso può essere differenziato in sexting primario e secondario.  Nel primo caso è il protagonista in questione a decidere di inoltrare il contenuto ad un altro soggetto nell’ambito di un rapporto privato, nel secondo caso invece c’è il coinvolgimento di terzi a cui viene messo a disposizione il contenuto in oggetto da parte del destinatario iniziale senza , talvolta, l’autorizzazione di quella che diventa la vittima. Per chiarirci bene insomma non è un reato una chat più spinta su un’applicazione di incontri, né tanto meno la foto piccante inviata su una qualsiasi piattaforma di messaggistica istantanea poiché questo attiene alla libera sfera personale: il problema deriva invece dalla diffusione non consentita dei contenuti senza il consenso dei soggetti, ancor di più se minorenni, dato che rende il fenomeno bisognoso di attenzione e conoscenza. Ciò che finisce nel web è quasi impossibile da cancellare ed è per questo che alcune piattaforme di messaggistica prevedono dei meccanismi per limitare l’inoltro delle immagini ricevute, come l’auto cancellazione dopo 10 secondi dall’invio o l’impossibiltà di catturare l’immagine attraverso uno screenshot. Questo perchè, decidere di condividere una propria foto con il proprio partner abituale o momentaneo non significa permettere l’accesso alla propria intimità ad un pubblico più vasto quale quello del web. E spesso ciò succede, portando anche delle conseguenze disastrose: è tristemente celebre alla cronaca il suicidio avvenuto nel 2016 della giovane Tiziana Cantone, che, dopo la diffusione di alcuni suoi video pornografici amatoriali ad opera del fidanzato, decise che il modo migliore per mettere un punto a quella brutta situazione che l’aveva vista protagonista era chiuderla lì con la vita, come se, oltre quel video diventato virale, lei, Tiziana, non potesse essere altro.

Sexting tra minori

L’adolescenza: l’età delle scoperte, delle prime volte, del proibito. L’età in cui si è più fragili, continuamente bombardati dalle novità della crescita che spesso non lasciano il tempo di prevedere le conseguenze delle azioni. E’ questo il caso in cui, una foto scattata per essere condivisa esclusivamente con una persona in virtù di un rapporto pregresso, a causa di una svista o un errore di valutazione, potrebbe diventare di dominio pubblico o addirittura virale e dunque, se questo succede, è necessario chiedersi quali potrebbero essere le eventuali soluzioni. L’art. 600ter  del codice penale fino a poco fa forniva l’unica via d’uscita. La norma punisce infatti con multa e reclusione da sei a dodici anni chiunque, utilizzando il minore, produce materiale pornografico: il dilemma è sorto, proprio come specificato da una sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel 2018, considerando il fatto che quando si parla di sexting tra minori non vi è alcuno utilizzo del soggetto minore, che in maniera autonoma e volontaria decide di scattare un selfie da inviare ad un coetaneo. Così si è pensato che l’eventualità della condivisione non consensuale delle foto del minore potesse rispecchiare la fattispecie disegnata nel nuovo art 612ter circa la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti: anche questa norma però in caso di sexting di secondo grado tra minori non risulta pienamente soddisfacente perché prevede per l’incriminazione di chi rende l’immagine virale, la prova che i soggetti abbiano voluto procurare intenzionalmente noncumento alla persona. Dunque non c’è una vera e propria previsione legislativa che risponda all’eventualità suddetta: nuove frontiere giurisprudenziali hanno aperto le porte ad un’ipotesi di responsabilità dei genitori dei minori in questione, ma su questo è necessario che faccia chiarezza il legislatore.

Quando diventa revenge porn

Una svolta storica è stata rappresentata dalla legge n.69 del 19 luglio 2019, passata alla storia come Codice Rosso poiché riguardante la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere: essa infatti ha introdotto una modifica al codice penale e in particolare ha inciso sulla formulazione dell’art. 612, introducendo ad hoc una fattispecie che integra, tra le varie condotte punite, anche il reato di revenge porn. Come è intuibile dal nome stesso, esso viene ad esistere quando in seguito a sexting primario uno dei soggetti decida di vendicarsi del partner diffondendo le foto intime senza il suo consenso: immagini che, nate in un contesto privato, diventano invece accessibili a tutti, trasformando un gioco innocuo, in un vero problema morale e legale. Grazie alla nuova legge verrà però punito chi, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde, senza l’espresso consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti (criterio molto restrittivo), destinati a rimanere privati con la reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 5.000 a 15.000 euro , ma anche chi una volta ricevuto il contenuto sceglie a sua volta di ricondividerlo rendendolo virale.

La storia di Tiziana e di tante giovani ragazze come lei probabilmente, seppur rappresentino pagine tristi e ferite incancellabili, sono servite per aprire gli occhi su questi abusi il più delle volte verificatisi nei confronti delle donne. E’ meschino ricevere un simile tradimento da un persona di cui crediamo di poterci fidare perchè scattare una foto, per alcuni troppo spinta, non significa manifestare la volontà di mostrarla a tutti. Ciò porta all’umiliazione della vittima, della sua identità e personalità, ha un impatto emotivo catastrofico sulla persona e su tutto ciò che la circonda come lavoro, relazioni, affetti: sarà, per sempre, macchiata da quelle immagini. Quando succede tutto ciò perdi la tua innocenza nei confronti della vita, dichiara Anna, una giovane vittima e non ci sono consigli, stratagemmi o modi per evitarlo perché può trattarsi di un incidente o qualcosa di intenzionale e non si può sconsigliare di farlo perché si andrebbe a limitare la libertà di esprimere la propria sessualità. Si deve essere però essere consapevoli dei rischi che si corrono, educare i giovani uomini al rispetto, rincuorati e fieri del fatto che in uno stato democratico come il nostro le vittime si sentano, perlomeno, tutelate.

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