Sex&Theegg: La porta sul retro: confessioni intime di una pratica scomoda

Desideri e ansie del sesso anale. 

C’è sempre quella pratica sessuale che ti incuriosisce e ti terrorizza allo stesso tempo. Quella che tutti sembrano aver provato tranne te, quella che ti fa sentire contemporaneamente spaventato e intrigato. Quando l’esplorazione dell’intimità incontra le nostre paure più profonde, anche le coppie più affiatate possono trovarsi a navigare acque inesplorate.

Sesso anale e summit d’emergenza

Martedì sera, ore 19:30. Il mio telefono vibra con un messaggio che ha tutta l’urgenza di una crisi internazionale: «CENA D’URGENZA. Casa mia. Porta vino. TANTO vino». Quando Beatrice convoca una cena d’urgenza con richiesta specifica di alcol, so già che la serata avrà tutto il potenziale drammatico di un episodio di reality show, ma con cibo migliore e amici più interessanti.

«Ragazzi,» –  inizia Beatrice appena ci accomodiamo intorno al suo tavolo da pranzo, comprato durante il lockdown quando si era convinta che avrebbe iniziato a cucinare tutti i giorni e che ora usa principalmente per appoggiare riviste e piante morte – «devo parlarvi di una cosa. Damiano mi ha fatto una proposta… Particolare: vuole provare il sesso anale, e io sono completamente nel panico».
Ah, ecco. Quella frontiera finale che separa le coppie vanilla da quelle avventurose. Quel territorio inesplorato che nei film americani viene sempre presentato come il Santo Graal dell’intimità moderna, quando in realtà spesso si rivela più complicato di assemblare un mobile IKEA senza litigare.
«La prima volta che ci abbiamo provato,» – continua Beatrice – «ero così terrorizzata dall’effetto Mikado che non sono riuscita a rilassarmi neanche per un secondo. Continuavo a chiedergli se tutto fosse pulito, se fosse tutto a posto, se dovevamo fermarci. Praticamente ho fatto il check-up completo ogni trenta secondi. Un disastro totale».

Perché certe esperienze intime riescono a trasformarci da persone relativamente sicure di sé in versioni ansiose di noi stesse? È come se il sesso anale portasse con sé un manuale d’istruzioni invisibile scritto dalla società, pieno di aspettative contraddittorie e paure ancestrali.

Sebastiano, il nostro amico che ha fatto dell’onestà brutale la sua filosofia di vita e che considera il politically correct una forma di noia organizzata, interviene con il suo solito mix di pragmatismo e saggezza: «Sai, nella mia esperienza omosessuale, riceverlo non mi fa impazzire. E mi rompe le scatole che tutti diano per scontato che il rapporto tra uomini sia automaticamente la penetrazione anale. Come se il mondo gay si dividesse solo tra attivi e passivi, tipo una squadra di calcio con ruoli fissi.”

Questa osservazione è geniale perché mette il dito sulla piaga di come la società etichetti anche l’intimità più privata. È come se avessimo bisogno di categorie precise per tutto, anche per quello che succede sotto le lenzuola. Chi l’ha deciso che bisogna scegliere una specializzazione sessuale come se fosse un corso universitario?

«Secondo me» – continua Sebastiano versandosi altro vino – «il porno ha trasformato il sesso anale in una specie di sport estremo. Ha alimentato questa dinamica di potere e violenza che francamente mi fa venire l’orticaria. È come se avesse preso quello che dovrebbe essere un atto di intimità e l’avesse trasformato in una performance da Cirque du Soleil, ma meno elegante».

Ecco, questo è il punto. Il porno ha fatto al sesso quello che Instagram ha fatto alle vacanze: ha creato aspettative completamente irrealistiche che poi ci fanno sentire inadeguati quando la realtà non assomiglia al trailer.

Edoardo e Mattia annuiscono. «Spesso è più una questione di ego che di piacere reale» dice Edoardo. «Tipo, “guarda cosa sono riuscito a convincerla a fare”. Personalmente comunque, trovo molto più soddisfacente ricevere che dare, e gli uomini etero forse dovrebbero iniziare a sperimentare e uscire dalle loro convinzioni, gli gioverebbe».

Mi viene in mente un’amica: il suo ex riusciva a venire solo con la stimolazione anale. «All’inizio mi sentivo come un’attrice che aveva sbagliato audizione. Poi ho capito che non esistevano copioni prestabiliti» mi aveva detto durante una colazione un paio di giorni dopo averlo scoperto.
Sebastiano, con la sua sincerità brutale, aggiunge: “Con uomini più grandi sembrava che il mio disagio li eccitasse. Non la mia partecipazione, il mio disagio. Ho capito che c’è differenza tra gioco erotico e stronzaggine pura.”

Touché. A volte quello che viene spacciato per “esperienza” è mancanza di rispetto mascherata da competenza sessuale.

«Io e Mr. Impossibile abbiamo fatto settimane di preparazione, giocando molto. Come allenarsi per una maratona specifica. C’è una dinamica di potere, ma è un gioco di ruolo orchestrato, non è dominazione casuale. La differenza sta nella comunicazione: è come cucinare insieme un piatto elaborato piuttosto che ordinare fast food, cambia tutto».

Beatrice finalmente interviene: «Il problema con Damiano è che sembra una checkbox da spuntare. Ma io non sono un’esperienza da curriculum, sono una persona».
Bingo. Quando il sesso diventa collezione di trofei, l’intimità muore e nasce l’arte performativa.

Tornando a casa, pensavo che viviamo in un’epoca curiosa: abbiamo informazioni illimitate ma facciamo fatica a comunicare i desideri reali. È come avere una biblioteca infinita ma non saper leggere. C’è questa pressione di essere “aperti”, “moderni”, come se l’evoluzione si misurasse in pratiche sessuali provate. Ma quando l’apertura mentale diventa obbligo sociale, è conformismo con un dress code diverso.

Forse la vera rivoluzione dell’intimità non sta nel fare cose sempre più estreme, ma nel dire quello che vogliamo davvero senza sentirci giudicati. Perché alla fine resta sempre la stessa domanda: stiamo costruendo connessioni autentiche o recitando la versione di noi che pensiamo gli altri vogliano vedere anche a letto?

L’arte dell’intimità vera sta nel trovare qualcuno con cui puoi essere ridicolo, ansioso, imperfetto – e che ti ama comunque. Anche se ti terrorizza l’effetto Mikado.

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