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Sesso e Medioevo: quando un’età oscura si rivela libertina e disinvolta

Sesso e Medioevo: quando un’età oscura si rivela libertina e disinvolta

Il sesso è sempre stata una componente fondamentale della vita umana. Il Medioevo da questo punto di vista ci sorprende.

La sessualità nel Medioevo era estremamente libera e disinvolta, tanto da essere paragonabile alla nostra contemporaneità. Non solo si fa tanto sesso, ma se ne parla anche tantissimo come di un bisogno naturale e fisiologico.

Sessualità tra ieri e oggi: il sesso come diritto naturale.

Parlare di sessualità non è mai facile, soprattutto per quello che riguarda la sfera sessuale nel passato. Le fonti, per quanto ricche non sono sufficienti a darci un quadro preciso e puntuale del fenomeno. Vero è però che gli elementi che abbiamo a nostra disposizione ci autorizzano ad argomentare certuni pensieri e ad escludere altri. Una precisazione è doverosa: la sessualità è il sesso in una società sono espressi sia su un piano teorico che pratico, e non vi è detto che tra i due vi sia coincidenza. Il Medioevo, da questo punto di vista non fa eccezione. Oggi potrebbe sembrarci di vivere in un mondo, quello occidentale, estremamente aperto e tollerante verso il sesso; e non a torto, dato che in linea generale la nostra è una società altamente libertina. Non solo nei comportamenti individuali, ma anche nelle rappresentazioni mentali collettive. La grande diffusione della pornografia, accessibile con un semplice click, contribuisce a corroborate questo aspetto. In generale oggi la nudità è tollerata, se non addirittura incitata, anche nei film o in televisione. Questo generale senso di libertà sessuale è una conquista piuttosto recente; in particolare è da relativamente poco che anche alle donne è concesso pubblicamente di esprimere la propria corporalità e sessualità. Se pensiamo al periodo vittoriano, ad esempio, la nudità, e in particolare quella femminile, veniva considerata uno scandalo e un’indecenza.

Ma, se andiamo indietro nel tempo fino al Medioevo, scopriamo un mondo inaspettato, pervaso dal sesso. Di sesso si parla liberamente, almeno nel basso Medioevo, con una libertà e una spregiudicatezza di linguaggio che anche oggi appaiono singolari. Il sesso si pratica costantemente, permea la società ed è una componente essenziale della vita medievale. Esattamente come oggi. L’unica classe sociale del Medioevo che rifugge con orrore dal sesso sono i monaci (maschi e femmine) che prendono molto seriamente il loro voto di castità. Ma a parte loro, laici ed ecclesiastici sono dediti ai piaceri carnali e alle perversioni più singolari; tutto questo è possibile dirlo grazie a fonti di natura diversa. Vi sono fonti letterarie, giuridiche, inquisitoriali e private che ci restituiscono la sensazione che il sesso nella società bassomedievale fosse percepito come un bisogno naturale che va soddisfatto, non solo al fine di procreare, ma anche allo scopo di dare piacere al proprio partner. Certo, la Bibbia vieta all’uomo di emettere il seme a vuoto; ma, oltre ad essere un divieto teorico, non vieta all’uomo di compiacere sessualmente la moglie.

Il piacere femminile conta quanto quello maschile

Un altro aspetto che avvicina il medioevo alla nostra contemporaneità è l’attenzione (si, può sembrare strano!) alla sfera sessuale femminile. Fior fiore di teologi e canonisti, soprattutto nel Duecento, si interrogano sull’importanza del piacere femminile. Come tutti i dotti di Chiesa, per rispondere alle domande che si pongono consultano le “auctoritates” ovvero la Bibbia, la patrologia e i canoni conciliari. E leggendo certi passi paolini scoprono che è un diritto della donna (così come dell’uomo) l’essere soddisfatti sessualmente dal proprio partner. La donna può quindi pretendere di consumare regolarmente rapporti carnali con il marito senza per questo essere tacciata di promiscuità. Un panorama ben diverso rispetto all’età moderna e ala prima età contemporanea, in cui la segregazione del sesso femminile appare dominante. Oggi, nella nostra società, è dato per scontato, almeno sul piano teorico, che a letto sia uomo che donna godano degli stessi diritti; è opinione diffusa che il maschio debba essere in grado di dare piacere alla sua partner, pena uno svilimento della sua virilità, con conseguente impennata di ansie da prestazione. Non so se si possa parlare di ansia da prestazione anche per il Medioevo, ma certo è che il compito dell’uomo a letto è identico a quello odierno.

Abbiamo notizie di donne che, non ritenendosi sessualmente soddisfatte dal proprio partner, sono andate davanti ad un tribunale per chiedere una separazione. E la cosa strabiliante è che nella maggior parte dei casi questa separazione viene concessa senza troppe discussioni. Ovviamente lo stesso vale anche per gli uomini. Non vorrei però creare un’idea troppo egualitaria del Medioevo. Quella è una società fortemente patriarcale e maschilista, in cui il ruolo pubblico della donna è marginale, e la sua autorità molto labile. Nell’ambito sessuale però è riconosciuta una sorta di “parità” che appunto equipara uomo e donna. Il ragionamento dei teologi si spinge così in là da comprendere anche la masturbazione femminile. Quella maschile è considerata peccato, perché emette seme sprecandolo. Alberto Magno, grande teologo del Duecento, si interroga sulla masturbazione femminile nell’età della pubertà. Sostiene che le ragazze, intorno ai 14 anni iniziano a desiderare l’amplesso ma non possono soddisfare questo bisogno carnale, dato che devono arrivare vergini a matrimonio. Non potendo quindi darsi pace, secondo Alberto è lecito che si masturbino, potendo così scaricare la tensione sessuale accumulata e diventare più caste. Al di là dei punti specifici colpisce che un argomento del genere venga trattato con così tanta libertà durante il Medioevo.

Sodomia e adulterio. Due peccati perdonabili

Luogo comune sul Medioevo è che la sodomia, l’omosessualità e l’adulterio fossero ritenuti peccati gravissimi, mortali. Non è esattamente così. C’era sicuramente chi li deplorava come la quintessenza del male, ma c’era anche chi adottava dei ragionamenti più sensibili ed umani. È quasi inutile sottolineare quanto questi temi siano attuali al giorno d’oggi, quanta strada si è fatta rispetto al passato e quanta strada resta ancora da fare. E non c’è dubbio. Anche rispetto al Medioevo la sensibilità odierna verso questi temi è enormemente maggiore; beninteso, non ovunque e non allo stesso modo. Oggi il tradimento, seppur deplorato, non è punito con sanzioni esemplari o corporali (almeno in Occidente) ed è regolamentato solo in caso di matrimonio; se due fidanzati si cornificano, la legge non interviene. Allo stesso modo la sodomia non è più considerato un peccato, ma semplicemente un modo “altro” di raggiungere il piacere. Sull’omosessualità è più difficile esprimersi, in quanto il bilancio complessivo delle opinioni è contrastante; sono un dato di fatto però i notevoli passi avanti che si sono fatti in questo senso. Oggi noi possiamo quindi affermare con relativa sicurezza di vivere in una società che almeno in apparenza è molto libera, soprattutto se paragonata all’Ottocento o al Novecento.

Anche nel Medioevo si parlava di sodomia e adulterio. Si parlava anche di omosessualità. Benché tutte queste cose fossero un peccato e come tali perseguibili dalla legge, le sanzioni applicate erano di solito leggere. I processi per omosessualità si concludevano di solito con una multa, quelli per sodomia e adulterio con la penitenza. L’adulterio in particolare era diffusissimo in ogni classe sociale. Fa sorridere ma anche riflettere che chi era maggiormente coinvolto in questi “scandali” erano proprio uomini di Chiesa, preti e vescovi. Essendo essi colti e dotati di mezzi seducevano facilmente le parrocchiane. Anche qui emerge, seppur contrastata, l’idea che i peccati sopra citati riguardassero uomini e donne senza distinzione o favoreggiamenti. Nel Basso Medioevo, adulterio maschile o femminile erano equiparati. Il bilancio che emerge da questi fatti è sorprendente; quella medievale non era una società repressa o oppressa, e i costumi sessuali erano liberi e disinvolti. L’aspetto più significativo è però l’uguaglianza tra uomini e donne nella sfera sessuale, uguaglianza che a partire dall’Età Moderna si farà sempre più rarefatta e impossibile, fino a sfociare in una vera e propria segregazione della sfera sessuale femminile. Per fortuna che oggi, da noi, sembra non essere più così.

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