Il Superuovo

Senza olio di palma? Verità e menzogne su un alimento dalle proprietà incredibili

Senza olio di palma? Verità e menzogne su un alimento dalle proprietà incredibili

I claim pubblicitari farebbero presagire come non sano il prodotto se contiene questo ingrediente, ma qual è la vera motivazione della scritta: senza olio di palma?:

Oggi siamo più attenti rispetto alle generazioni passate riguardo alla salubrità degli alimenti, e contemporaneamente poniamo molta attenzione alle fonti di comunicazione di massa, che sono infatti in grado di alterare attraverso la pubblicità la percezione che abbiamo della realtà.

Merendine, pane, biscotti, ovunque ci sia la possibilità di leggere la presenza di grassi possiamo anche leggere la scritta: senza olio di palma.

Saremmo portati a credere che questo alimento sia pericoloso, difatti chiedendo per strada alla gente cosa ne pensa a riguardo c’è chi arriva ad asserire che sia perfino cancerogeno.

La verità è bel altra, infatti le reali proprietà dell’alimento sono molto interessanti, anche per quanto riguarda l’uso che se ne fa in cosmetica. Dietro tutto questo si nasconde un problema prettamente ecologico infatti, non medico.

Ma prima di tutto:

Cos’è l’olio di palma?

L’olio del frutto della palma e anche dell’olio di semi di palma (quest’ultimo detto anche olio di palmisto) sono degli oli vegetali, pur essendo prevalentemente costituiti da trigliceridi con alte concentrazioni di acidi grassi saturi, ricavati dalle palme da olio, principalmente Elaeis guineensis ma anche da Elaeis oleifera e Attalea maripa.

L’uso dell’olio di palma è cresciuto nel corso della seconda metà del XX secolo, tanto da farlo divenire un ingrediente di uso diffuso dell’industria alimentare, nella quale sono andati a sostituire, per il basso costo e per le sue caratteristiche, altri grassi di uso tradizionale nei continenti a clima temperato, quali Europa e Nord America. Costituenti spesso fondamentali di molti prodotti alimentari, gli oli di palma, insieme a farina e zuccheri semplici, possono essere uno dei tre ingredienti prevalenti in molte creme, dolci e prodotti da forno di produzione industriale nei paesi importatori del prodotto, mentre, in forma non raffinata, è un tradizionale ingrediente di uso domestico nei paesi dell’Africa occidentale subsahariana.

Sono materia prima nella formulazione di molti saponi, polveri detergenti, prodotti per la cura della persona; per questi utilizzi vengono spesso usati i saponi di sodio o potassio e gli esteri semplici dei suoi acidi grassi come il palmitato di isopropile. Hanno trovato un nuovo controverso uso come combustibile di fonte agroenergetica.

Dal frutto della palma da olio si ricavano olio di palma (ottenuto dal frutto) e olio di palmisto (estratto dai suoi semi): entrambi sono solidi o semi-solidi a temperatura ambiente, ma con un processo di frazionamento si possono separare in componente liquida (olio di palma bifrazionato, usato per la frittura) e solida.

Pur impegnando nel 2014 solo il 5,5% dei terreni coltivati per la produzione olearia mondiale, gli oli ricavati dalla palma rappresentano oltre il 32% della produzione mondiale di oli e grassi.

La fornitura e distribuzione annua su scala mondiale (secondo dati disponibili a febbraio 2016) si attesta su 66,22 milioni di tonnellate per l’olio di palma e 7,33 milioni di tonnellate per l’olio di palmisto.

Prima di tutto, cosa ci interessa di un grasso vegetale?

Prima di tutto dobbiamo parlare degli oli fissi, ossia quel tipo di oli che si contrappone agli oli essenziali.

Un olio fisso viene spesso definito olio vettore e non evapora. Questi possono essere miscelati con olii essenziali. Alcuni

oli fissi comuni includono Cocco, Oliva, Argan e Jojoba.

Questi contengono due porzioni, una saponificabile, ed una insaponificabile. Queste oltre che per il fatto di essere saponificabili o meno differiscono anche per il grado di insaturazione dei legami molecolari. Più l’insaturazione è alta, più la qualità dell’olio è alta.

La presenza di questi doppi legami presenta tuttavia uno svantaggio che rende l’olio come “fragile”.

Il doppio legame lo espone infatti ad un alto rischio di ossidazione ed irrancidimento.

Per i prodotti alimentari ci si rifugia nell’uso di molecole come il Tocoferolo ed i suoi affini, tuttavia nell’ambito cosmetico diviene particolarmente utile il processo di saturazione (idrogenazione, protonazione chiamatela come volete).

Questo processo porta a saturare i doppi legami, ossia da doppi, renderli singoli e dunque sottrarli ad un potenziale attacco di specie con capacità ossidativa.

 

In realtà il processo di idrogenazione nell’ambito cosmetologico è considerato “green”. L’idrogenazione parziale della molecola o l’aggiunta di ozono (che forma ozonidi che sono antinfiammatori per altro) previene l’ossidazione spontanea a seguito dell’esposizione all’aria e l’irrancidimento.

altrimenti si dovrebbero aggiungere antiossidanti come già detto.

 

I prodotti della palma:

facciamo una differenziazione prima…

Olio del frutto della palma

I frutti della palma, facilmente deperibili, dopo il raccolto vengono sterilizzati tramite il vapore, in seguito vengono snocciolati, cotti, pressati e filtrati. L’olio che se ne ricava è di colore rossastro per via dell’alto contenuto di beta-carotene, solido a temperatura ambiente e ha un odore caratteristico; il sapore può essere dolciastro. Dopo un ulteriore processo di raffinazione può assumere un colore bianco giallino. È usato come olio alimentare, per farne margarina e come ingrediente di molti cibi lavorati, specie nell’industria alimentare. È uno dei pochi oli vegetali con un contenuto relativamente alto di grassi saturi (come anche l’olio di cocco) e quindi semi-solido a temperatura ambiente.

Olio di semi di palma (olio di palmisto)

I semi, una volta separati nella fase di produzione dell’olio di palma, vengono essiccati e macinati. Vengono poi pressati per ricavarne un blocco solido che contiene un’elevata percentuale di acido laurico, in modo analogo all’olio di cocco. Il prodotto non raffinato ha un colore giallo-brunastro che dopo la raffinazione diventa bianco-giallastro. L’olio di palmisto fonde ad una temperatura di 26°-28 °C; da esso si ricavano dei grassi particolari utilizzati nell’industria dolciaria per le glasse, la canditura e le farciture a base di cacao.

Questioni chimiche:

Le proprietà e quindi l’uso dell’olio di palma derivano principalmente dalla sua composizione e dagli importanti antiossidanti che si tira dietro.

Come abbiamo detto contiene un’ampia fetta di acidi grassi saturi, il che rende il composto estremamente stabile ( pensate che se idrogenato diviene più stabile perfino dell’olio motore!)

Un fattore determinante per quanto riguarda le sue proprietà nell’ambito cosmetico e alimentare riguardano le molecole antiossidanti.

Contiene infatti una forma particolare di tocoferolo, ossia il tocotrienolo, che presenta 2 insaturazioni.

 

Inoltre contiene carotenoidi che  come sappiamo da quando la mamma ci diceva di mangiare le carote che fanno bene alla pelle, sono molto importanti per aiutare a prevenire i danni da radiazioni solari, coenzima Q10 e squalene (un precursore degli steroidi).

Insieme questi composti associati all’olio di palma conferiscono agli alimenti e cosmetici proprietà importanti per il sistema cardiocircolatorio e protettive della pelle (oltre a dare un colorito giallo- arancione da far impallidire Donald Trump per via dei carotenoidi)

Chiaramente dive sta l’inghippo?

La presenza di una così imponente dose di grassi saturi causa un aumento del rischio di malattie cardiovascolari nei pazienti con già problemi di colesterolo alto.

In particolare, l’associazione non-profit statunitense American Heart Association elenca l’olio di palma fra i grassi saturi dei quali consiglia di limitare l’uso a coloro che devono ridurre il livello di colesterolo.

In risposta allo studio dell’OMS, il Comitato di promozione dell’olio di palma malese (Malaysian Palm Oil Promotion Council) ha sostenuto che non ci sono prove scientifiche sufficienti per elaborare linee guida globali sul consumo di olio di palma e ha citato uno studio cinese che, avendo comparato lardo, olio di palma, olio di soia e olio di arachidi, i primi due con un alto contenuto di grassi saturi, generalmente considerati poco salutari, sostiene che l’olio di palma aumenti il livello di colesterolo “buono” (HDL) riducendo il colesterolo “cattivo” (LDL) e che l’olio di palma sia meglio dei grassi trans, grassi che (nei paesi dove non sono regolamentati) sarebbero comunemente scelti come suoi sostituti in diverse produzioni alimentari; queste affermazioni sono sostenute da uno studio precedente su vari oli e salute cardiovascolare.

Tuttavia, uno studio del dipartimento di Scienza e Medicina agricola, alimentare e nutrizionale dell’Università dell’Alberta ha mostrato che sebbene l’acido palmitico non abbia effetti ipercolesterolemici qualora l’assunzione di acido linoleico sia superiore al 4,5 % dell’energia, se la dieta contiene acidi grassi trans allora il colesterolo “cattivo” (LDL) aumenta e quello “buono” (HDL) diminuisce; inoltre, gli studi a sostegno del Comitato di promozione dell’olio di palma malese sono limitati agli effetti dell’olio di palma sulla colesterolemia e in parte sui trigliceridi.

Chiaramente un’alimentazione ricca di questo tipo di grassi, per di più saturi, che come abbiamo detto sono molto densi e stabili di certo non incarna il sogno del cardiologo medio.

Ma quindi, se tranne per chi ha già dei problemi di accumulo di colesterolo non ci sono effettivi rischi comprovati, come mai tutta questa campagna mediatica contro l’olio di palma?

L’oro verde che distrugge le foreste

La coltivazione della palma è estremamente redditizia e come si vede dalla mappa molti paesi basano su di essa una fetta della propria economia (sull’Alaska sono rimasto sorpreso anche io).

Questo tipo di coltivazione non solo porta a danneggiare la biodiversità delle colture, ma anche quella della flora autoctona, in quanto porta, specie nelle aree tropicali ad una sistematica deforestazione in modo da ricavare terre fresche da spendere nella coltivazione intensiva.

Anche se c’è da dire che  la palma fisiologicamente ha una produttività allucinante, ed è una coltura estremamente efficiente

Questo fenomeno ecologico ma anche economico porta ad ulteriori disastri nella zoologia locale, in quanto sottrae una superficie insostituibile per specie che perdono il proprio habitat.

Non solo ma le popolazioni indigene subiscono spesso una forte pressione, spesso non molto pacifica, per fargli cedere le terre.

In particolare trovano una nemesi in questo gli oranghi, che necessitano delle foreste spontanee per sopravvivere e sono ora in via di estinzione.

Da questa lettura capiamo che il problema riguardante l’olio di palma ha connotati economici, in quanto trova ampia applicazione in settori “sempreverdi” come l’alimentare ed il cosmetico soprattutto, tuttavia la vera ragione di tutte le campagne di sensibilizzazione riguardo ad esso hanno alla base una ragione ecologica, non nutrizionale o medica.

Personalmente trovo interessante come chi ha assunto una qualsivoglia posizione l’abbia assunta la maggior parte delle volte spinto da ragioni “egocentriche” come un potenziale rischio per la propria salute e non tanto per una ragione ambientalista, di cui talvolta si ignora proprio l’esistenza.

 

 

 

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