Gli italiani sono famosi in tutto il mondo per la loro caratteristica gestualità. Scopriamo insieme come Vico analizza la “lingua dei gesti”.

L’estate è di colpo arrivata e tutto il mondo si prepara a godersi le benamate vacanze. Il dissidio eterno tra mare e montagna, unito a quello tra Estathè al limone e alla pesca, sono segni inconfondibili di un’epoca attesa durante tutto l’ann0 e, nonostante la scelta appaia talvolta difficile, è resa più leggera dalla consapevolezza che qualsiasi cosa accada, si starà comunque facendo tesoro del meritato riposo. Le valigie sono già pronte, i bambini attendono insonni ed entusiasti, i biglietti aerei sono stati prenotati da mesi e conservati con cura, dopo il tanto atteso “tana libera tutti” che ha segnato la fine della pandemia. Come se la caveranno gli italiani all’estero?
La gestualità italiana
I turisti italiani li riconosci subito nel mondo. Non mi sto riferendo qui alle loro caratteristiche fisiche, no. Mi sto riferendo alla loro lingua. No, non all’italiano, nè tantomeno alle sue innumerevoli varianti dialettali. Il quadretto dell’italiano medio è caratterizzato dall’impossibilità di emettere anche solo una sillaba o un’esclamazione senza muovere le proprie mani o alterare le caratteristiche del proprio volto. Perchè lo sappiamo tutti che la lingua ufficiale del Bel Paese non è l’italiano, è la lingua dei gesti.
Chiedete a un qualsiasi straniero di farvi un riassunto degli stereotipi riguardanti l’italiano medio e lo immaginerà come un signore elegante, persino un po’ radical chic, che di prima mattina sorseggia il proprio caffè, amaro e bollente, di fronte a una delle tante bellezze storico-archeologiche della nostra penisola. Però, a fronte di questa simpatica vignetta, c’è un elemento che non può proprio mancare nella sua raffigurazione: “la mano a pigna“. Giusto, gli italiani non la chiamano così, ma tutti sanno cosa intendo. I meme sui social media ne fanno tesoro per far ridere centinaia di utenti ricorrendo alle caricature dei nostri compatrioti. Si tratta di una chiusura della mano che ricorda, per l’appunto, una pigna e che viene caratteristicamente oscillata dai madrelingua mentre parlano all’interlocutore, ripetendo insistentemente un gesto che rimane nella mente di chi non è un avvezzo alla compagnia degli italiani.

Vico e la lingua dei gesti
Non è un caso che l’autore di cui si è deciso di parlare oggi sia italiano: la produzione teorica di tanti filosofi prende inevitabilmente spunto dalla realtà che li circonda. Nella pittoresca cornice della sua tanto cara Napoli, Giambattista Vico ci ha regalato nei suoi Principi di una scienza nuova […] svariate riflessioni sulla lingua dei gesti. Non bisogna dimenticare che il nostro filosofo scrive nell’epoca dei Lumi e il suo scopo è, quindi, indagare l’origine del linguaggio. E dove nasce il linguaggio? Proprio dalle imitazioni che gli uomini producono delle cose che vedono. Queste imitazioni sono, prima che verbali, mute e si possono inscrivere anche nella categoria dei gesti.
Secondo l’analisi di Vico, ben prima che gli uomini siano in grado di parlare in maniera compiuta, hanno già appreso molte altre modalità di comunicazione. La nostra specie si trovava, difatti, nell’epoca primordiale, immersa in una natura di cui doveva e voleva esprimere le caratteristiche. In altre parole, l’uomo inizia a descrivere il mondo attorno a sè perchè prova dei sentimenti e ha bisogno di comunicarli col resto dell’umanità. Sa bene, però, che, imparando a comunicare in forma verbale, si allontanerà dalle proprie origini naturali, ma questo ne vale la pena, perchè lo scopo dell’essere umano è quello di costruire la civiltà.
Quest’ultima si crea perchè l’uomo pone tra sè e il mondo, quasi fosse un velo, il linguaggio. Per linguaggio non si intendono qui le parole, ma un qualsiasi sistema che consenta di comunicare. I gesti sono, allora, in quanto primi segni creati dall’uomo, i primi che lo hanno allontanato dal suo habitat naturale. Fabbricarsi un mondo può essere un’operazione difficile, ma i nostri predecessori appresero presto di avere immense possibilità per concretizzare i loro pensieri: i movimenti, i gesti, il canto, le interiezioni e le onomatopee, fino ad arrivare alle parole del linguaggio verbale, di cui, aggiungerei, nella nostra epoca siamo arrivati ad abusare. Usando per gradi tutte queste forme di espressione, i nostri antenati plasmarono il mondo come lo conosciamo e in cui abitiamo ancora oggi.
Gesti e sentimenti
Se è vero che i gesti allontano l’umanità dalla natura, è pur vero che sono ancora carichi di tutto quel sentimento primordiale che l’uomo non sapeva come esprimere a parole. In questa prospettiva, la gestualità italiana è fonte suprema di sentimento e massimo grado di espressione di ciò che si agita dentro l’umano. I gesti sono spontanei, non richiedono alcun tipo di riflessione, sgorgano direttamente dal cuore.
Nonostante ciò, i gesti usati dai madrelingua italiani sono immediatamente riconoscibili dai parlanti nativi, i quali sanno bene, ad esempio, che la già citata “mano a pigna” non è usata in qualsiasi contesto, come gli stranieri erroneamente credono. A un osservatore esterno, si potrebbe spiegare che quella specifica movenza può voler dire solo “che vuoi?” o “ma che dici?!”, ma solo chi assiduamente abituato alle frequentazioni con i nostri connazionali capirebbe che lo specifico significato e la precisa emozione, che trapelano dal gesto, possono essere individuati solo se si guarda attentamente il volto dell’interlocutore.
Uno sguardo confuso mette in chiaro il fraintendimento cui sta andando incontro un amico. Un volto arrabbiato e un’agitarsi frenetico della mano sono invece caratteristici degli autisti che si trovano a dover affrontare il traffico di Roma delle ore di punta. Per non parlare delle volte in cui questa postura accompagna l’irritazione di chi ha capito benissimo cosa hai detto e si prepara (si spera solo metaforicamente) a dartele di santa ragione.
I gesti tendono generalmente ad essere fedeli accompagnatori di ogni suono emesso dagli italiani e da ogni loro espressione del volto, ma possono essere usati anche per comunicare agli amici in forma tacita e segreta, qualora non si volesse menzionare col gruppo nel suo complesso l’argomento della propria trattazione. Inutile dire che gli italiani si comportano come ninja pur sapendo che tutti gli altri personaggi presesnti conoscono perfettamente il significato dei gesti che si stanno facendo! I significati dei gesti sono, infatti, chiari a chi li sa leggere e costituiscono un vero e proprio linguaggio.
Quest’estate, allora, quando andrete in vacanza, non meravigliatevi di chi vi fissa mentre parlate con i vostri compagni di viaggio: non avete una lingua affascinante (anzi, può essere pure fastidiosa, quando talvolta vi rimane impigliata addosso nel momento in cui dovete parlare lingue straniere e non riuscite a correggere i vostri difetti di pronuncia)… Guardatevi intorno, se vedete sguardi attoniti che vi fissano: forse state solo gesticolando un po’ troppo!
