Essere Nessuno: da Emily Dickinson ai The Pretty Reckless

Il potente brano hard rock dei The Pretty Reckless incontra quello ribelle di Emily Dickinson

Miss Nothing è una canzone presente nell’album Light Me Up del 2010 dei The Pretty Reckless. Il suo testo, come racconta Taylor Momsen, fondatrice del gruppo, è dedicato a tutti coloro che sentono di aver perduto la loro identità e la loro mente e descrive una sensazione che presenta anche la poetessa ottocentesca Emily Dickinson nelle sue poesie: essere Nessuno.

Miss Nothing

In Italia il gruppo hard rock The Pretty Reckless non è molto conosciuto, forse qualcuno ricorda  Taylor Momsen (attrice e modella) per il suo ruolo in Il Grinch o per quello in Gossip Girl come Jenny Humphrey, ma pochi hanno seguito la sua carriera da cantante. La musica ha caratterizzato la sua esistenza, portandola a fondare nel 2007 la band The Reckless che cambierà in seguito il nome per problemi di copyright.

Nel 2009 firmano un contratto con la Interscope Records e nel 2010 arriva il successo con la vendita del primo album Light Me Up.

Miss Nothing non è una canzone felice- confessa Taylor Momsen durante un’intervista- è un brano che dà voce a chi ha toccato il fondo, che non sa dove si trova o cosa gli è capitato. Parla di una ragazza a cui hanno detto che ha rischiato di morire e fa i conti con se stessa: dopo aver visto scomparire nel terreno la persona amata, cosa le resta? Non è niente, a nessuno importa di lei ed è rimasta sola con i suoi demoni, ma al tempo stesso è tutto: libera, autonoma, viva. Parla di una donna che si è sforzata di non deludere e di non lasciare mai nessuno e parla di chi ora è solo a causa di questo.

I’m Nobody

Ognuno di noi si è sentito una Miss o un Mr Nessuno: insignificante, inutile, incompreso, inascoltato, invisibile. Ed Emily Dickinson non racconta quella sensazione di impotenza, anzi fa di più: la esalta. Nella poesia I’m Nobody scrive:

Io sono Nessuno! Tu chi sei?
Anche tu- sei- Nessuno?
Allora siamo in due!
Non dirlo! Ci caccerebbero- lo sai!

Che orrore- essere- Qualcuno!
Che volgarità- come una rana-
che ripete il suo nome- tutto il mese di giugno-
a un pantano che la sta ad ammirare!

Ci sono molte cose da dire su questa poesia. È universale: parla a tutti, senza distinzioni. Racconta che, prima o poi, tutti si sono sentiti dei signor Nessuno e per questo non sono mai soli, ma uniti e simili nella loro condizione di essere umani. Con questi pochi versi riporta alla luce l’importanza di essere insignificanti ed invisibili poichè questo può essere fonte di forza, di potere e di curiosità.

La vita di Emily Dickinson è avvolta nel mistero tanto da diventare famosa nell’Ottocento con l’appellativo il Mito di Amherst. Passa una parte della sua esistenza in uno stato di autoreclusione all’interno della sua casa, allontanandosi dalla società e dedicandosi completamente alla poesia.

I suoi contemporanei erano ammaliati dalla figura della vergine misteriosa che era rinchiusa all’interno di casa Dickinson, Mabel L. Todd racconta di una donna che da quindici anni non usciva mai dalla sua dimora, tranne una volta per andare ad osservare la chiesa progettata dal fratello Austin:

Si dice che in quell’occasione sia sgusciata di casa la sera e che il tutto sia avvenuto al chiarore della luna. Nessuno di quelli che vanno a trovare sua mamma o sua sorella è mai riuscito a vederla; solo ai bambini, di tanto in tanto e uno alla volta, dà il permesso di entrare nella sua stanza. Veste unicamente di bianco e dicono che abbia un cervello come un diamante. Scrive molto bene, ma non si lascia vedere da nessuno, mai. Sua sorella, che ho incontrato a casa di Sue Dickinson, mi ha invitata a casa loro perchè cantassi per sua madre. La gente dice che il Mito mi sentirà cantare, non perderà una nota, ma non si lascerà vedere.

Che orrore- essere- Qualcuno!

La fama ed Emily non andavano molto d’accordo. Lei voleva avvolgere la sua vita dalla Bellezza e comunicare col mondo attraverso le parole.  Non voleva vivere di cose mondane come del successo, dei soldi o della celebrità. Preferiva leggere libri, contemplare l’amore, in tutte le sue forme, e la Natura. In questa poesia si prende gioco di coloro che passano tutta la loro vita a desiderare di essere Qualcuno, aumentando la loro visibilità e facendo soldi con le loro idee.

La tagliente ed ironica poetessa dichiarava di non volere e di non potere fare parte dei giochi editoriali, dei movimenti letterari e delle riviste che distruggevano la creatività degli scrittori ed adoravano solamente il dio denaro. Non poteva conformarsi agli standard di quel mondo. In una lettera datata 7 giugno 1862 ed indirizzata a Thomas W. Higginson, che aveva rifiutato di pubblicare i suoi lavori perchè troppo anticonformisti, scrive:

Se la Fama mi appartenesse, non riuscirei a sfuggirle- in caso contrario il giorno più lungo mi sorpasserebbe mentre vado a caccia- e l’approvazione del mio Cane mi abbandonerebbe- dunque- preferisco la mia Condizione Scalza

 

 

 

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: