Il Superuovo

Seneca e gli Umpa Lumpa fanno la morale ai personaggi delle loro opere

Seneca e gli Umpa Lumpa fanno la morale ai personaggi delle loro opere

Cori e canzoni nelle tragedie e nei film possono avere diverse funzioni. Scopriamolo con Seneca e “La fabbrica di cioccolato”.

Il termine “coro” nelle tragedie classiche può designare diverse cose: 1) l’insieme di persone che danzano e cantano all’interno della tragedia; 2) il luogo fisico del teatro in cui vengono eseguite la danza e il canto; 3) il testo del canto e la musica, entrambi composti dal poeta tragico. Il coro si è evoluto oggi nelle canzoni.

IL CORO NELLE TRAGEDIE CLASSICHE

La funzione del coro nelle tragedie classiche varia nei singoli autori e nelle singole opere. Le tragedie senecane fungevano da antimodelli di moralità e rettitudine, per questo motivo il coro nelle opere di Seneca assume una funzione moraleggiante ma a volte partecipa anche all’azione. Il coro esprime quindi la “voce interiore del poeta” in cui espone il suo punto di vista sui fatti narrati. Talvolta Seneca esprime giudizi aspri e negativi sui personaggi rappresentati, come nel caso di Medea, l’eroina che uccise i suoi figli per vendicarsi contro Giasone che l’aveva abbandonata per sposare Creusa.

GLI UMPA LUMPA E LE LORO CANZONI

Nel film “La fabbrica di cioccolato” di Tim Burton, le canzoni degli Umpa Lumpa hanno la stessa funzione dei cori senecani. I collaboratori di Willy Wonka ogni volta che un bambino, vincitore del biglietto d’oro che gli ha permesso l’ingresso nella fabbrica, combina guai o si comporta male mettono in scena una canzone con tanto di coreografia e balletti. La funzione di queste canzoni è ovviamente quella di far ridere lo spettatore ma potremmo attribuirgli anche una funzione pedagogica.

IL TRATTO MORALEGGIANTE DI CORI E CANZONI

Nella canzone dedicata a Veruca Salt, la bambina figlia di un ricco imprenditore, gli Umpa Lumpa cantano:

“Chi l’ha viziata, chi fu mai, il responsabile dei guai, chi in un’arpia la trasformò, chi quel misfatto provocò. Sono colpevoli si sa mammina cara e il suo papà.”

Accusano i genitori di averla viziata e la sua prepotenza l’ha portata a finire tra i rifiuti degli scoiattoli che sgusciavano noci. Gli Umpa Lumpa esprimono giudizi come fa Seneca nella Medea. Seneca dopo aver descritto l’ira che dilaniava la protagonista della sua tragedia, affida al coro il suo pensiero:

“Quando l’empia donna di Colchide lascerà i campi pelasgi, quando libererà dal timore questo regno e i suoi re?”

Seneca si chiede quando Medea lascerà in pace il popolo di Corinto dato che tramava la sua terribile vendetta contro il re e sua figlia. Ovviamente in una tragedia non c’è nessun lato ironico, lo dice la parola stessa, ma gli Umpa Lumpa esprimono il loro parere sui fatti proprio come Seneca affidava il suo pensiero ai cori.

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