Il Superuovo

Sei personaggi in cerca d’autore + uno: Birdman e il dramma pirandelliano delle etichette sociali

Sei personaggi in cerca d’autore + uno: Birdman e il dramma pirandelliano delle etichette sociali

Nel 1921 va in scena, per la prima volta, l’innovativo dramma teatrale pirandelliano Sei personaggi in cerca d’autore, una novità spiazzante che rivoluziona il modo di fare teatro. Nel 2014 esce nei cinema il film Birdman di Iñárritu, vincitore di 4 premi Oscar, che racconta una storia d’identità in maniera ‘metacinematrografica’. Entrambe queste opere, legate dalla tematica di finzione e realtà, di maschere e volti autentici, ci spiegano quanto conti la società per gli individui, i quali affrontano l’eterno conflitto interno tra l’essere ciò che gli altri vogliono e l’essere se stessi.

L’allestimento di ‘Sei personaggi in cerca d’autore’ di Georges Pitóeff, il 10 aprile 1923 a Parigi. (Fonte: pirandelloweb.com)
Locandina per il film Birdman. (Fonte: cinefilos.it)

Sei personaggi/persone in cerca di autore/identità

Per comprendere il legame tra queste due opere temporalmente lontane, ma ideologicamente vicine, è doveroso parlare del pensiero del visionario drammaturgo, scrittore e poeta siciliano Luigi Pirandello e della sua opera teatrale rivoluzionaria, Sei personaggi in cerca d’autore. Pirandello è fin da giovane un teorico dei comportamenti sociali, lo affascinano molto e si immerge nell’osservazione più acuta per svelarne i misteri, i sotterfugi e le menzogne. Secondo Pirandello la vita è un eterno fluire, un divenire continuo in perpetuo cambiamento. L’uomo è immerso in questo eterno fluire ma sembrerebbe essere l’unico che tenta, inutilmente, di costruire delle ‘forme fisse’ nelle quali tenta di riconoscersi, cercando disperatamente di dare valore alla propria esistenza. Purtroppo però, egli non fa altro che legarsi a delle maschere, che non gli permettono di riconoscersi davvero in maniera autentica e alle quali si lega per cercare di dare comunque un senso alla propria vita. Tale concezione, probabilmente ispirata dalle teorie sociologiche di Simmel e al pensiero filosofico irrazionalista di Bergson, viene espressa magistralmente nella sua opera teatrale sopracitata. In Sei personaggi, vi è rappresentata un set teatrale in allestimento per un’altra opera teatrale pirandelliana. Improvvisamente arrivano dal lato del pubblico sei personaggi che si rivolgono al capo-comico della rappresentazione, chiedendogli di dar loro la possibilità di finire il proprio dramma poiché il loro autore li aveva abbandonati, costringendoli a vagare nel mondo ‘in cerca di un autore’. Il capo-comico accetta d’inscenare il loro dramma ma le cose non vanno come si deve: tutto appare falso, discordante e contraddittorio, dovuto al conflitto tra l’idea dei soggetti immaginati da un autore diverso e la rappresentazione su un palcoscenico per loro straniero. I personaggi ideati da un’altra mente non riescono a coincidere con un palcoscenico che era destinato a rappresentare altro. Sono talmente tanto incatenati ai loro personaggi, che la minima variazione dell’ambiente, dei colleghi attori e di autore, genera in loro un senso di spaesamento e inadeguatezza. Quest’opera pirandelliana, che sconvolse ai tempi tutti i canoni teatrali, insegna che quando ci viene affidato un ruolo preciso, è difficile cambiare agli occhi degli altri, cercare di essere altro, capire chi siamo veramente.

Luigi Pirandello. (Fonte: agrigentonotizie.it)

Birdman e il dramma dell’uomo che non vuole più le ali

Sulla stessa strada si innesta il lungometraggio del regista messicano Alejandro Gonzalez Iñárritu, intitolato Birdman. Montato come se fosse un unico e lunghissimo piano-sequenza, il film racconta le vicende lavorative e psicologiche di Riggan Thomson, interpretato da un superbo Michael Keaton (che, per inciso, diventò famoso negli anni Novanta per aver interpretato due volte il supereroe Batman), una ex-star di Hollywood che cerca disperatamente di svincolarsi dal ruolo cinematografico del supereroe Birdman, che l’ha reso famoso ai più, tentando di fare strada nel mondo del teatro. Il film si svolge quasi interamente nel teatro St. James di New York, fornendoci una visione del dietro le quinte sia della vita lavorativa che di quella vissuta dagli attori e protagonisti. Riggan tenta di mettere in piedi una famosa opera teatrale di Raymond Carver, cercando di mostrare le sue capacità attoriali e di scrittura per un riconoscimento professionale che vada al di là del ruolo che lo ha reso famoso in passato. Durante il film egli ha non poche difficoltà nel gestire il comparto di attori, il suo complicato rapporto con la figlia ex-tossicodipendente e le personali turbe psichiche che lo affliggono. Riggan appare come un uomo potenzialmente schizofrenico, sente le voci della sua controparte travestita da uomo-uccello che gli dice di abbandonare la strada del teatro per tornare a fare film ‘blockbuster’, basati sul vecchio personaggio che ha interpretato. Iñárritu rende bene la ‘follia’ e il disagio di Riggan facendo materializzare il se stesso travestito che lo tormenta in continuazione, svolazzando sopra la sua testa, facendogli credere di possedere dei poteri telecinetici, concretizzando visioni di combattimenti cinematografici. Birdman è la storia di un disagio interiore attraversato da tutti, da un uomo come Riggan che stenta a far emergere se stesso e la sua bravura in un mondo che lo ha già etichettato in un certo modo, da un ottimo attore come Mike (interpretato da Edward Norton) che non sa come vivere nella vita reale perché si rifugia nella finzione scenica di un palcoscenico, nella quale può eccellere ma che lo risparmia dal misurarsi con la propria identità. Pirandello e Iñárritu, anche se in contesti differenti come il teatro e il cinema, giocano le stesse carte per insegnarci la rilevanza dei ruoli affibbiati dalla società a discapito dell’espressione del nostro vero io.

Riggan Thomson, interpretato da Michael Keaton, in una scena del film. (Fonte: edesseredonna.it)

Le domande da porre a noi stessi

Due opere di due epoche differenti, seppur in maniera diversa, cercano di esprimere lo stesso messaggio, un messaggio che ci porta a domandarci questo: abbiamo davvero un’identità nostra, strettamente personale, oppure non siamo altro che il frutto di opinioni e pregiudizi altrui? Pirandello amava usare il termine ‘maschere’ per indicare che ognuno di noi ne porta una a seconda delle diverse circostanze che ci vedono protagonisti. Essere se stessi, in un mondo dove le etichette sociali e i ruoli che dispensa la società cercano di inquadrare ogni individuo, è impossibile? Non possiamo saperlo con certezza. Possiamo solo riportare le parole di un maestro come Pirandello, indirizzate al direttore del periodico romano Le Lettere, per portarci a una riflessione critica sulla realtà che ci circonda, in modo da non sembrare totalmente inermi di fronte a questa potenziale verità:

io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza poter sapere né come né perché né da chi la necessità di ingannare di continuo noi stessi con la spontanea creazione di una realtà (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria.

Luca Vetrugno

 

 

 

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