Se tuo figlio spaccia (non) è colpa di Sfera Ebbasta: la società che definisce una cultura

Molti lamentano che un certo tipo di musica influenzi i giovani negativamente, ma è importante capire che una società e la sua espressione culturale si influenzano reciprocamente.

Il trapper Gionata Boschetti, in arte Sfera Ebbasta

Se tuo figlio spaccia è colpa di Sfera Ebbasta / non di tutto quello che gli manca” dice ironicamente il trapper di Sesto in Madmoiselle, una delle sue ultime hit. I fatti di Corinaldo hanno scatenato su di lui una bufera: sono stati molti ad aver lamentato che fosse sua la colpa della vendita fuori norma di biglietti per il suo concerto alla Lanterna Azzurra, e del conseguente crollo di una trave che ha causato la morte di sei persone. È solo un emblema di come, molto spesso, personaggi di questo genere vengano accusati di nuocere alla società, determinandola negativamente. Ma la questione è più profonda di così: ciascuna espressione culturale non nasce dal nulla, e siccome nasce in un certo contesto sociale, non può che essere diretta espressione di questo. D’altronde lo dicevano anche Engels e Marx nella loro concezione materialistica della storia: tutte le strutture sociali si determinano e modificano a vicenda, come un’unica grande macchina in continua evoluzione. Qual’è perciò il significato sociale dei generi musicali che hanno successo ora? Ed è così vero che ciò che viene detto attraverso la musica può cambiare radicalmente le abitudini o i comportamenti dei giovani?

La concezione materialistica della storia

I testi di Engels e Marx dedicati alla concezione materialistica della storia sono raccolti in un’unica opera, a cura di Nicolao Merker nell’edizione italiana, che unisce tutta una serie di articoli e lettere dove si può ritrovare il materialismo storico di matrice engelomarxiana. Per definizione, l’analisi dei due filosofi tedeschi è definita materialistica perché considera come determinanti per lo sviluppo della storia umana e per la creazione di un ordine sociale diversi fattori strutturali materiali, in particolare tecnologici ed economici. Le idee e la realtà risultano così strettamente connesse, e modificare le ideologie credendo così di poter modificare la realtà è sbagliato, oltre che superficiale. Poiché l’interesse marxiano è prettamente rivolto alla critica economica, l’idea di fondo è che i modi di produzione contribuiscano a creare un certo tipo di rapporti sociali; al punto che questa base materialistica permette anche di capire le espressioni culturali di una società, nonché la stessa morale. Il concetto generale su cui poggia è quello per cui le varie strutture sociali, giuridiche, culturali, artistiche, economiche e politiche sono in realtà tutte in stretta connessione fra loro, al punto da non poter esistere l’una senza le altre, e soprattutto in grado di conservare in un dato momento storico un’unica coerenza che le lega inesorabilmente.

Karl Marx (1818-1883) con l’amico e filosofo Friedrich Engels (1820-1895)

Che ne pensa la musica?

Il giornalista chiede se il rap incita alla droga / i giovani capiscono e conoscono la droga / faccio una foto al vostro mondo stronzo e c’è la droga, quindi / prossima domanda, cazzo, questa era un po’ idiota”. Sono le parole – emblematiche – di King QT, brano del rapper milanese Ernia (pseudonimo di Matteo Professione) che negli ultimi anni ha conosciuto uno straordinario successo. Quello che Ernia ha voluto dire con queste parole è che un certo tipo di musica e di parole non vengono fuori dal nulla, non sono mai a caso: ogni espressione artistica, profondamente coerente col proprio tempo, affonda le radici nella sua società e diventandone così la migliore espressione. Un rap istintivo e rabbioso, che colpisce e disturba l’adulto ma diverte il giovane, e una trap che non parla sostanzialmente di nulla ma distrae, in un mondo dove tutto sembra esser diventato pesante. Sono generi musicali che nascono da contesti normalissimi, quotidiani, di gruppi di amici che dalle situazioni spesso frustranti in cui crescono riescono a tirar fuori una nuova forma di espressione culturale, che parla a una generazione intera. Lo stesso per il genere indie, che anche se musicalmente più accessibile viene spesso visto dagli adulti come ”accozzaglia di parole a caso”. Una musica che nasce tra l’altro in contesti ben precisi, come la Roma raccontata nell’indie-rap di Carl Brave x Franco 126 e Peter White, o la Milano di artisti come appunto Ernia, Ghali e gli altri della vecchia Troupe D’Elite, o ancora Mahmood, che nel suo ultimo album Gioventù bruciata racconta la nostalgia di mamma Africa, come tanti stranieri in Italia devono sentirne. Anche la trap, che in slang significa ”spacciare”, è un’altra, forse altrettanto rozza, espressione di un certo tipo di società. Fin dalle origini la trap era legata ad ambienti di vendita illegale e dipendenza da droghe, un problema ancora comune nella società attuale. Il suo scopo sarebbe quello di dipingere contesti come la vita di strada tra criminalità e disagio, tra povertà e droga, che ben vengono rappresentati da certi suoi personaggi. In quante città e paesi di provincia c’è un gruppo di persone che trascorre le sue giornate al classico parchetto, senza grandi prospettive di vita e ormai invischiato nel circolo della droga senza apparente via d’uscita? Alcuni personaggi della scena trap vengono proprio da qui, ma ne sono in parte usciti, e oggi ne parlano attraverso la musica ed un genere che ben rende l’idea del contesto. Che generi di questo tipo piacciano meno è importante riconoscerne il significato sociale, che va sempre al di là della semplice canzone, anche quando lo stesso autore non ne è fino in fondo consapevole.

Il rapper milanese Ernia, pseudonimo di Matteo Professione

Valorizzare la propria epoca

Anche quando Jimi Hendrix dette fuoco alla sua chitarra all’Astoria di Londra, il 31 marzo 1967, le vecchie generazioni si scagliarono contro il gesto dell’artista e la sua musica; ugualmente rimasero sconvolti dai racconti di Woodstock, denunciando per lungo tempo quello che viene ricordato invece come il festival più grande della storia, uno dei più grandi simboli del valore sociale di alcune forme d’arte. Artisti e musica al tempo criticatissimi, furono comunque emblema di uno straordinario periodo della storia, quello delle rivoluzioni studentesche e di movimenti di massa che hanno cambiato il corso della storia per sempre. E quella musica ne era la più alta forma di espressione culturale. Criticavano anche Freddie Mercury, che insieme agli altri membri dei Queen si era vestito da donna provocante nel video musicale di I want to break free, al punto da costargli la censura americana. Eppure oggi tutti esaltano – meritatamente – i Queen e anche quella forma di protesta volta a lasciare un messaggio, un’idea non scevra del contesto sociale che andava ad esprimere. Bisogna saper apprezzare il proprio tempo, e comprendere il significato della nostra società in tutte le sue sfaccettature, a partire dai modi in cui essa per prima si articola. Oppure, semplicemente, godere di una musica dal ritmo piacevole e che può sempre divertire e distrarre, senza dover necessariamente attribuire a certe cose una pesantezza che non sempre hanno. E che la musica parli o meno di droga, il giovane che passa la giornata al parco a fumare c’era anche prima e di questi tempi probabilmente continuerà ad esserci. Tanto vale cantarci su.

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