Il Superuovo

“Se mi vuoi bene” e Socrate ci mostrano la potenza di una chiacchierata

“Se mi vuoi bene” e Socrate ci mostrano la potenza di una chiacchierata

Quanto sono importanti le parole? Qual è il loro rapporto con l’azione? 

Statua del filosofo Socrate (fonte: ritirifilosofici.it)

Il film diretto da Fausto Brizzi porta lo spettatore a riflettere sul modo in cui vive la propria quotidianità, tema caro anche a filosofi come Socrate, che nell’Atene del V secolo a.C. cerca di “scuotere” i suoi concittadini. 

La chiacchiera 

Filosofi come Martin Heidegger non vedono una chiacchierata di buon occhio: essa è sinonimo di una personalità anonima, nella quale gli uomini parlano per sentito dire, secondo pettegolezzi e dicerie, e le opinioni personali vengono sacrificate ad argomentazioni futili e alle convenzioni sociali. È espressione di un’esistenza inautentica, nella quale domina incontrastato il “si dice” o il “si fa”. Ma in Se mi vuoi bene è presente un negozio gestito da Massimiliano (Sergio Rubini), chiamato proprio Chiacchiere, nel quale si entra solamente per conversare con qualcuno, ed è lì che si imbatte Diego (Claudio Bisio), un avvocato depresso che ha deciso di farla finita. In questo luogo la chiacchiera perde quella superficialità che Heidegger le aveva attribuito e rinasce sotto una veste nuova, avvicinandosi molto di più a quello che è il dialogo per Socrate, fonte di sconvolgimento e cambiamento, scintilla capace di far riflettere sulla propria vita. 

“Sono magiche”

Diego tenta di suicidarsi in maniera piuttosto goffa, ha un rapporto controverso con i familiari e si sfoga proprio con Massimiliano, fino a quel momento un perfetto sconosciuto. Quest’ultimo sembra non prendere sul serio Diego: spesso risponde con una battuta, traducendone in chiave ironica il racconto. Egli non lo fa per mancanza di rispetto, ma vuole smuovere Diego dalle sue convinzioni, mina le sue certezze portandone alla luce le contraddizioni. Socrate, molti secoli prima, proprio attraverso l’ironia cerca di far notare ai suoi concittadini i pregiudizi che continuamente li accecano. Attraverso il dialogo il filosofo vuole mettere in viaggio i suoi interlocutori, fargli cambiare il modo in cui abitualmente guardano al mondo: ma per riuscirci loro devono prima mettere in discussione ciò in cui credono. Diego ha dato per scontato diverse cose nella sua vita, compreso l’affetto verso i suoi cari, senza esplicitarlo o dimostrarlo. Ed è qui che entra in gioco la funzione delle “chiacchiere”, perché, come dice Massimiliano nel film:

“ Le chiacchiere non invecchiano, non si rompono, volano via, sono magiche, non scolorano”.

Il coraggio di cambiare 

Attraverso il dialogo Socrate mette in crisi chi l’ascolta, spingendo le persone a indagare più a fondo le loro convinzioni. Li interroga su ciò che credono sia giusto o ingiusto, bene o male, vero o falso, li esorta a cercare una risposta da sé, libera da condizionamenti. Non bisogna pensare a questa indagine come a qualcosa di sterile, volto a stabilire solo in maniera teorica come stanno le cose nel mondo. Socrate vuole cambiare le abitudini dei cittadini di Atene: far smettere loro di agire e preoccuparsi per futilità. Le parole, in questo caso, non sono in contrasto con le azioni, ma sono ciò che possono farle scattare, l’interruttore capace di accendere il coraggio di cambiare ciò che circonda l’uomo. Nel film è solo quando i personaggi dialogano e parlano esplicitamente che riescono a comprendere meglio la loro vita, cosa li può rendere realmente felici, cosa significa voler bene a qualcuno e come dimostrarlo veramente. Parlare significa attingere a una fonte inesauribile di cambiamento.

Il negozio “Chiacchiere” (fonte: torinofan.it)

“Non sanno nemmeno perché ci entrano” 

Filosofi come Gorgia, sofista del V secolo a.C, pensano che il linguaggio non sia uno strumento di verità e ricerca, ma un potente incantatore, capace di suscitare gioia o dolore, di eccitare qualsiasi passione umana. Socrate non ci sta, crede che la capacità delle parole non stia solo nel far cambiare umore alle persone, ma che esse abbiano la forza di rimettere in contatto l’uomo con se stesso. Dialogare significa perdere delle certezze e avere il coraggio di accoglierne di nuove, uscendone più consapevoli di sé, dei propri limiti. Ecco la vera magia: attraverso l’incontro e il contrasto delle opinioni, le persone “partoriscono” delle verità che erano nascoste dentro di loro, che prima non riuscivano a vedere. Non è un caso che Socrate si paragona a sua madre, un’ostetrica: 

“E questo c’è di assolutamente grande nella mia arte: l’essere capace di mettere alla prova in ogni modo se il pensiero del giovane partorisce un fantasma e una falsità, oppure un che di vitale e di vero. Poiché questo, almeno, è comune a me e alle levatrici: non posso generare sapienza; […] da me non hanno mai imparato nulla, ma sono loro che da se stessi scoprono e generano molte belle cose”.

Socrate ha fiducia che, attraverso il dialogo, le persone possano mettersi alla ricerca di sé. E la frase più emblematica l’ha detta proprio Massimiliano parlando del suo negozio di “Chiacchiere”: “la maggior parte delle persone non sanno nemmeno perché ci entrano”. Come se stessero per affrontare un viaggio, nell’attesa di qualcosa che possa sconvolgere la loro quotidianità, anche se non sanno ancora bene cosa, forse con la speranza di rinascere. 

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