A chi non è capitato di chiedersi cosa significasse un determinato sogno? Scopriamo la questione dell’oniromantica attraverso le opere di Freud e Artemidoro di Daldi.

Tipico scenario del cenone di Natale di una qualsiasi famiglia italiana: un grande numero di persone si raduna intorno ad una lunga tavolata. Fra qualche risata ed un tovagliolo caduto per terra, lo scenario dove regnano il rosso ed il verde, si fa subito competitivo: la mossa del padrone è decisiva. Sul tavolo appare la tombola napoletana.
LA SMORFIA NAPOLETANA ED IL FOLKLORE SCARAMANTICO
Forse lo scenario, ormai, potrebbe sembrare un po’ estraneo – circostanze Covid – eppure è improbabile non essersi mai ritrovati a sentir dire frasi come “90, la paura!” o il più tradizionale “33, gli anni di Cristo!”. Insomma, la Smorfia napoletana, con tutti i suoi epiteti, è un simbolo della cultura scaramantica del Bel Paese.
Di derivazione antichissima, essa vanta una storia lunga sicuramente più di 400 anni, ed il suo utilizzo non è soltanto umoristico. Il libro della cabala napoletana, infatti, funge da strumento per l’interpretazione dei sogni, dai quali trarre la fortuna da giocare alla lotteria – da qui il motivo per cui compaiono ben 90 epiteti.
L’oniromantica ricava un suo spazio nella cultura folkloristica, in questo caso partenopea, di importanza notevole: ma da quanto tempo l’uomo fa ricorso a pratiche interpretative dei sogni per capire il futuro?

“IL LIBRO DEI SOGNI” DI ARTEMIDORO: L’ONIROMANTICA NELL’ANTICHITÀ
Uno degli esempi più noti è il Libro dei Sogni di Artemidoro di Daldi – attenzione però, il nome potrebbe essere fuorviante: filosofo nacque ad Efeso. Il testo ottenne grande popolarità nel mondo antico, soprattutto in quello greco, si dice che la sua fama lo portò anche a Roma, dove operò anche durante il regno di Marco Aurelio, fino a tastare il territorio arabo.
Il suo trattato ha una duplice natura: quella di provare una natura scientifica e fattuale dell’arte dell’interpretazione dei sogni; quella di fornire alcuni esempi pratici del suo lavoro, regalando alcuni modelli di profezie e allegorie utilizzati durante la sua carriera.
Inoltre, l’autore parla a lungo sulla figura dell’onirocrites – l’indovino che traduce i sogni in consigli e previsioni – e ne regala una descrizione tipica. Questi, per poter svolgere il compito adeguatamente, deve essere colto ed informato sulla tradizione e la cultura del popolo che vi si rivolge.
“L’INTERPRETAZIONE” DI FREUD E LA VISIONE MODERNA DEL SOGNO
Più famoso, invece, l’operato di Sigmund Freud, famoso filosofo e inventore della psicanalisi, sull’argomento. Nel suo famoso saggio “L’interpretazione dei sogni” – anche “Die Traumdeutung” – pubblicato nel 1899, viene reintrodotto nel discorso psicologico il ruolo del sogno.
Questo, durante i secoli precedenti, aveva perso la sua componente divinatoria: i contemporanei di Freud consideravano il sogno una perturbazione del sonno ed il prodotto di sensazioni corporee, interne o esterne, subite durante la notte.
Freud, invece, rielabora il concetto di sogno come atto psichico dotato di significato – e, pertanto, degno di analisi. In esso sono individuabili due livelli: il contenuto onirico manifesto, ciò che raccontiamo o ricordiamo una volta svegli, ed i pensieri onirici latenti, che possono essere colti soltanto dopo un’analisi. Sogniamo perchè, durante il sonno, la censura nei confronti dei contenuti inconsci viene allietata, donandogli uno spazio tutto suo.
Sicuramente l’oniromantica di Artemidoro e quella freudiana hanno una lunga storia che le separa, insieme ad una visione della materia onirica ben distinta, eppure questi due grandi nomi, nonostante gli anni che li dividono, saranno sempre legati dallo studio di ciò che colora la notte. Se è incubo, è 90: “a’paura!”