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Scuola e riapertura: ecco perché serve più attenzione rispetto al passato

La prima fornitura di banchi e sedie per riorganizzare il rientro a scuola è avvenuta a Codogno, destinazione simbolica ed epicentro del coronavirus in Lombardia.

La città lodigiana organizza la ripartenza, dopo essere stata duramente colpita dalla pandemia. Una delle priorità è il rientro in sicurezza dei bambini, che hanno sicuramente bisogno di tornare a scuola.

Come organizzare la ripartenza?

La scuola elementare di Codogno si appresta a ripartire, dopo che lo scorso 21 Febbraio è stato scoperto il paziente 1 Mattia, positivo al Covid-19. Il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, ha scelto di cominciare dagli istituti scolastici dei paesi duramente colpiti dalla pandemia, per ripartire da zero dove tutto si è fermato, mostrando vicinanza con un gesto simbolico. L’obiettivo più grande  è ricominciare dalla scuola per tornare alla normalità. Il rientro in sicurezza previsto per il 14 settembre, potrà avvenire solo grazie alle nuove norme di distanziamento e rionganizzazione degli spazi, che dovrebbe essere agevolata dai nuovi banchi a rotelle. Il compito di scaricare pannelli e telai dei banchi per poi montarli direttamente in aula è stato affidato agli operai della ditta Quadrifoglio di Treviso. La vicipreside dell’ istituto ha ribadito l’importanza del rientro in presenza, definendo la didattica online uno strumento non sufficiente per sopperire alle esigenze dei bambini.

Com’è cambiata la scuola nel corso della Storia d’Italia?

La scuola elementare italiana nasce con la legge Casati, promulgata nel Regno di Sardegna nel 1859 poi estesa al Regno d’Italia nel 1861, disponeva l’obbligo di frequenza delle prime tre classi. Soltanto la successiva legge Coppino (1877) prosegue la lotta dello stato postunitario contro l’analfabetismo, ancora troppo diffuso in tutta Italia. Un’altra riforma importante, soprattutto sotto l’aspetto ideologico  è stata quella introdotta dal filosofo neoidealista Giovanni Gentile nel 1923. L’uomo attraverso l’atto pensante scopre e conquista la propria umanità, divenendo padrone di sè stesso. Il metodo è semplicemente il maestro che con la sua vasta cultura riesce a guidare l’allievo alla conquista della ragione e della consapevolezza. Rifacendosi a Socrate, è l’individuo che grazie al maestro deve conoscere sè stesso. L’obbligo scolastico è elevato a 14 anni. Gentile fu ministro dell’Istruzione durante la dittatura fascista, consentendo il libero accesso a tutte le facoltà universitarie solamente dal Liceo Classico.

Una nuova rivoluzionein ambito scolastico avverrà dopo il fascismo, soprattuto negli anni 70′ , periodo di grande contestazione. La nuova scuola media unica, triennale, gratuita  nacque per fornire a tutti le stesse opportunità educative, anche se fu proprio questo a mettere in risalto le differenze tra classi sociali. Nasce per dare una visione più ampia rispetto al fascismo. Anche negli anni 80′ , un nuovo sfrenato consumismo e nuovi ideali laici portano ad un cambiamento nella scuola, specchio del periodo storico che rappresenta. Così con il concordato del 1984 la Chiesa rinunica ad essere religione di stato. Anche gli anni 2000 hanno certamente introdotto delle novità. ll centrodestra , guidato da ministri come Moratti e Gelmini, ha ridimensionato gli interventi dello Stato, in nome della libertà di scelta delle famiglie e della libera concorrenza tra scuola pubblica e scuola privata.

La scuola del futuro: come potrà cambiare?

Negli ultimi anni abbiamo assistito a numerosi dibattiti riguardo la scuola pubblica, con però pochi risultati pratici. Solamente in seguito alla pandemia di Covid-19 stiamo assistendo a numerose proposte per riorganizzare la scuola. I tagli in questo settore sono stati moltissimi, rendendo il sistema scolastico italiano poco al passo con i tempi. Al contrario però, la scuola ha bisogno di continui investimenti e risorse da mettere a disposizione per i ragazzi, che dovrebbero rappresentare il futuro del Paese, e quindi stare a cuore allo Stato. Da anni ormai si discute di digitalizzazione e di scuola 2.0, dove la tecnologia deve essere al centro del processo educativo fornendo nuovi ed efficaci metodi di apprendimento all’alunno. Ma basta davvero fornire una Lavagna interattiva per parlare di digitalizzazione? In realtà no. Si tratta di un processo assai più complesso, che deve riguardare anche gli insegnanti. Richiede innanzitutto un’apertuta mentale non indifferente soprattutto per i docenti abituati ad altri metodi di insegnamento. Alla base però dev’esserci la volontà di modernizzare un sistema ormai obsoleto, rimasto uguale negli anni, alla cui base vi è un rapporto piramidale tra insegnanti ed alunni. Gli studenti sono perennemente sotto il controllo degli insegnanti, privati di spazi aperti in cui potersi muovere in pausa o prendere anche solo una boccata d’aria. Inchiodati nelle aule per così tante ore, gli studenti ascoltano lezioni per cui spesso non nutrono alcun interesse, non hanno alcuna possibilità di scelta. Gli insegnanti,  sono stati costretti a diventare burocrati e controllori. Perdono tempo dietro a scartoffie, questionari, progetti e test da sottoporre, tutto per rendere la vecchia scuola ancora competitiva. La scuola somiglia più a un ufficio di vecchio stampo, e l’orario scolastico scandito dalla campanella ricorda quel processo di alienazione di cui tanto parlava Marx. Si tratta di un processo iniziato con l’avvento delle rivoluzioni industriali e che riguarda soprattutto i lavoratori sottoposti a rigidi orari di lavoro, che perdevano il contatto della vita reale, passando in fabbrica gran parte della loro vita. Ovviamente le due situazioni non sono uguali, ma gli studenti come i lavoratori di un tempo possono fare ben poco per avere margini più ampi di scelta. Così si finisce per essere omologati, e si sopprimono le libere coscienze.

Un modello alternativo alla scuola tradizionale è il progetto We Generation, nato dalla collaborazione tra Audi e H-FARM per sostenere la cultura dell’innovazione e del cambiamento. Nelle circostanze straordinarie di questo 2020, Audi conferma la sua fiducia nelle nuove generazioni e nella possibilità di costruire un futuro migliore grazie alla cultura dell’innovazione, l’unico motore che per definizione non può mai fermarsi. Si tratta di una full-immersion formativa per approfondire alcuni temi legati all’innovazione. Verranno utilizzati  gli strumenti che la tecnologia offre, in una combinazione unica di mondo digitale e analogico, di distanza e presenza. L’ obiettivo è creare i giovani digitali del fututo e creare le condizioni per premiare il talento, ed eviatare che i giovani italiani vadano a studiare solamente all’estero. Si tratta di un campus in costruzione che ospiterà 2000 studenti dall’asilo all’università fino ai corsi executive, alla cui base dovrebbe esserci la meritocrazia e non la disponibilità economica. Staremo a vedere l’evoluzione di questo progetto decisamente ambizioso, con la speranza che anche lo Stato italiano possa prendere esempio, investendo nell’istruzione e prendendosi cura dei propri giovani.

1 thought on “Scuola e riapertura: ecco perché serve più attenzione rispetto al passato

  1. Ottimo articolo Fausto, interessante è il progetto “We Generation” che potrà essere la vera svolta per la scuola italiana.

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