Scopriamo tre curiosità sull’ars dictaminis e sul suo più importante esponente Pier della Vigna

Vediamo cos’è l’ars dictaminis e perché influenzò così tanto la scrittura letteraria dei secoli XIII-XIV . 

L’ars dictaminis può essere definita come l’arte dello scrivere in prosa e in versi, fu applicata essenzialmente alla composizione di epistole; venne addirittura insegnata nelle università e nelle scuole e segnò profondamente la cultura del XIII secolo.

1. COS’È L’ARS DICTAMINIS?

L’ ars dictaminis, ovvero la trattatistica retorica, prende il nome dal verbo “dictare” che significa “comporre secondo le regole retoriche”. L’ars dictaminis divenne per gli uomini del XIII secolo l’espressione autentica della cultura letteraria. Tale produzione era finalizzata in primo luogo alla formazione teorica e all’istruzione per la scrittura retorico letteraria di livello alto; e poi, nella sua applicazione, alla composizione ornata di lettere e documenti emanati dalle cancellerie di re, imperatori e pontefici, nonché, in ambito comunale, di orazioni e di concioni anche in volgare. Rappresentò in maniera emblematica la cultura di un’intera epoca tanto da caratterizzare ineludibilmente la scrittura letteraria dei secoli XII-XIV e da essere identificata come l’unica possibile. Per comprenderne l’importanza basti pensare a quanto scriveva Francesco Petrarca il 9 agosto 1352 all’amico Francesco Nelli a proposito della sua “bocciatura” all’esame per diventare segretario apostolico. Egli racconta con orgoglio di aver utilizzato un latino completamente diverso da quello dell’epoca:

“ciò che avevo scritto parve ai più non molto comprensibile pur essendo chiarissimo e ad alcuni addirittura greco o piuttosto barbarico”

Ovviamente la lingua di Petrarca era quella dei grandi classici, che egli per primo ricondusse nuovamente all’uso comune contrapponendola a quella della curia papale, ovvero dell’istituzione dove si produceva la prosa più alta dell’epoca e dove si usava esclusivamente il latino tipico dell’ars dictaminis; quel latino che aveva una facies talmente peculiare da far apparire paradossalmente barbarica perfino la sintassi di Cicerone.

2. DIFFUSIONE

La produzione epistolografica che si ebbe in questo periodo offre una prospettiva privilegiata per chi volesse comprendere la cultura che nel corso del XIII secolo si andò sviluppando alla corte di Federico II e in generale nel regno d’Italia meridionale dove si formarono i prosatori più illustri dell’epoca. Essi influenzarono con il loro stile e con il loro gusto retorico tutta la produzione letteraria di quell’età, anche quella degli indiscussi padri della letteratura che, come Dante, si confrontarono, e non solo nel periodo della formazione, con i trattati di ars dictaminis, con i preziosi dictamina, (cioè le epistole usate come modello retorico) contenuti nelle numerose assai diffuse raccolte epistolari. L’ars dictaminis che possiamo definire come l’arte dello scrivere in prosa in versi fu applicata essenzialmente alla composizione di epistole; essa fu insegnata nelle università e nelle scuole e il suo apprendimento non poteva essere in alcun modo trascurato da nessuno e in particolare da chi in quel “secolo del diritto” voleva intraprendere studi giuridici.

3. PIER DELLA VIGNA

L’esponente più autorevole dello stile epistolare, autentico e riconosciuto maestro dello stilus supremus e veicolo per eccellenza di propaganda politica è Pier della Vigna. Nacque a Capua e fu autorevole consigliere politico e culturale di Federico II. Accolto dall’imperatore intorno al 1220 nella cancelleria imperiale come notaio diviene prima giudice della Magna Curia e poi, una volta guadagnatosi la fiducia del sovrano, il suo più ascoltato consigliere e collaboratore. Tuttavia a metà febbraio del 124, caduto in disgrazia improvvisamente, viene accusato di tradimento, viene arrestato e pare si sia dato poco dopo la morte. Piero è forse il più grande degli epistolografi medievali: a lui si deve nella sua qualità di autore delle lettere dell’imperatore e della cura Imperiale la formazione dello stile della Magna curia e federiciana uno degli esempi più complessi preziosi involuti e colti della prosa latina del Tardo Medioevo. Pier della Vigna della vita culturale presso la corte dello Svevo costituì il fulcro e le sue composizioni epistolari godettero di una diffusione amplissima e furono lette, imitate e ammirate per secoli in tutta Europa. Il suo epistolario è tramandato da circa 125 codici che in vario modo raccolgono il materiale in maniera sistematica, nonché da altrettanti, all’incirca, che ne trasmettono frammenti, florilegi o singole lettere.

“io son colui che tenni ambo le chiavi del cor di Federigo, e che le volsi, serrando e disserrando, si soavi, che dal secreto suo quasi ogn’uom tolsi”

Questi sono i versi del XIII canto dell’Inferno di Dante con cui Pier della Vigna si presenta al suo interlocutore. Quasi certamente trovano ispirazione diretta proprio nell’elogio in onore di Pier della Vigna contenuto nell’ epistolario attribuito a quest’ultimo scritto da Nicola da Rocca.

 

 

Lascia un commento