Scopriamo quali sono stati i cinque colori più particolari da realizzare nel corso della storia

Vi siete mai chiesti come creavano i colori i grandi artisti del passato? Si usavano composti naturali, ma quali sono i pigmenti con la composizione più particolare?

Per realizzare un singolo colore l’artista poteva impiegare anche delle ore, in base al procedimento richiesto per la realizzazione della precisa tonalità ricercata. Solitamente il lavoro di “creazione” dei colori avveniva in bottega. Nel caso di pigmenti naturali l’artista aveva anche la possibilità di acquistarli. Con lo sviluppo tecnologico della società divenne sempre più facile acquistare colori già preparati e pronti all’uso. Scopriamo i 5 pigmenti con la composizione più particolare.

1 – Bianco di piombo

La Biacca, chiamata anche Bianco di Piombo, ha un processo di realizzazione unico. Fu scoperto ed utilizzato per la prima volta dagli Egizi e si affiancò all’uso del gesso, molto meno resistente.
Per la sua sintesi era necessaria una lastra di Piombo che veniva avvolta su se stessa. La lastra veniva sollevata e al di sotto veniva posta una ciotola di aceto immersa in uno strato di letame in stato di decomposizione. Il letame riscaldava l’aceto facendolo evaporare e rilasciava fumi contenenti anidride carbonica. L’insieme di queste esalazioni raggiungeva la lastra di Piombo, corrodendola. I vapori dell’aceto causavano la formazione di una patina superficiale di acetato di piombo che, reagendo con l’anidride carbonica rilasciata dalla decomposizione del letame, dava vita al carbonato basico di piombo. Proprio questo prodotto, dal colore biancastro, è il pigmento che prende il nome di Biacca.

2 – Massicot

Il Massicot è stato uno dei più impiegati pigmenti gialli impiegati in antichità. Fu scoperto in maniera quasi casuale durante i processi di estrazione dei metalli da minerali contenenti Piombo.
Questo pigmento è un residuo della lavorazione ad alta temperatura dei minerali argentiferi, soprattutto della galena.
Per riuscire ad estrarre Argento puro venivano effettuati vari processi di cottura del minerale che lo conteneva. Uno di questi processi prendeva il nome di coppellazione e avveniva spesso in atmosfera riducente (assenza di Ossigeno). Durante il riscaldamento, all’interno della coppella, si formavano delle “incrostazioni” dal colore giallastro. La caratteristica di questo pigmento è che può cambiare colore! Con l’aumentare della temperatura il Massicot assume una colorazione arancio a causa della contaminazione con un altro ossido del Piombo chiamato Minio, dal colore rosso. La sua colorazione arancio è conosciuta come Litargirio. Per riscaldamento può arrivare ad ossidarsi fino a dare una colorazione marrone!

3 – Kermes

Il Kermes è un colorante di origine naturale ed ha un metodo di estrazione unico nel suo genere. Può essere ricavato solo da un insetto parassita della quercia, il Kermes vermilio. Era molto utilizzato in epoca Medievale, soprattutto come “porpora cardinalizia”, ovvero come tintura per gli abiti dei cardinali perchè il suo processo di produzione sembrava rievocare il sacrificio di Gesù.
Come mai? Perchè l’omottero che lo produce lo rilascia nella fase finale della propria vita. Il parassita adulto, prima di morire, si aggrappa saldamente al legno e depone le uova. Morendo emette questo colorante dal colore rosso acceso come forma di protezione delle uova dai predatori.

Kermes Vermilio

4 – Nerofumo e nero d’ossa

Creare un colore può sembrare un’impresa complicatissima, ma solo in pochi casi era davvero così. Gli artisti del passato erano abituati a realizzare ciò di cui avevano bisogno dalla materia prima che avevano intorno. Il Nerofumo è un colore nero ed era ricavato dal fumo delle lampade.
Il fumo delle candele o delle lampade ad olio, che sembrerebbe trasparente, è in realtà ricco di anidride carbonica. Facendolo condensare all’interno di un recipiente era possibile ottenere una polverina nera che, utilizzata nella giusta tecnica, aveva un’ottima resa ed una buona resistenza. Veniva utilizzato soprattutto negli inchiostri. Il Nero d’ossa, invece, era ottenuto bruciando le ossa di animali e si distingueva dal Nero d’avorio solo per la tipologia di materia prima carbonizzata. Nel caso del Nero d’ossa si tendeva ad usare scarti del cibo, quindi ossa di animali, il Nero d’avorio si otteneva, invece, per combustione di zanne di elefante.

5 – Bruno di Mummia

Qualcuno ha sicuramente già intuito dal nome ciò che sto per raccontare. Ci sempre stati apprezzamento e cura nei confronti dei reperti storici nel passato? La risposta, purtroppo, è no.
Erano poche le alternative disponibili se si aveva bisogno di utilizzare un colore scuro e ancora di meno se si cercava un pigmento a “buon mercato”.
Da questa esigenza fiorì un’idea che oggi definiremmo assurda. Le Mummie che venivano ritrovate durante processi di edificazione erano spesso imbalsamate con dei materiali catramosi ed assumevano il tipico colore marroncino con cui siamo abituati a vederle oggi. I commercianti le macinavano e lavoravano in modo da renderle utilizzabili come colore marrone.
Questo pigmento cadde in disuso dopo pochissimo tempo, ma durante il periodo rinascimentale si continuarono ad utilizzarne le rimanenze come farmaco da somministrare per ingestione!

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