Il 23 marzo del 1842 è morto Stendhal: autore del celebre “Le Rouge et Le Noir”

Annoverato tra i maggiori scrittori francesi dell’Ottocento, le sue opere figurano tra i classici della letteratura europea. Il rosso e il nero, è uno dei capisaldi della letteratura ottocentesca.

Stendhal pone spesso delle citazioni nei suoi capitoli, una tra le più celebri e che descrive al meglio tutta la sua opera è: « un romanzo è uno specchio che portiamo con noi lungo una strada. Ora riflette l’azzurro dei cieli, ora il fango dei pantani e il suo unico vero soggetto è la verità. »

Il rosso e il nero

Il rosso e il nero, sottotitolato “cronaca del 1830”, offre un mondo; scritto nello stesso periodo in cui è ambientato, prende spunto da un fatto di cronaca per crearne una nuova presentata in ogni minima sfaccettatura. Tutto il libro viene raccontato attraverso gli occhi di Julien Sorel, il protagonista, figlio di un carpentiere. Julien è un giovane brillante, intelligente, consapevole del suo forte spirito e mentalità, un grande ammiratore di Napoleone e, soprattutto ambizioso. Ma il suo desiderio di gloria deve scontrarsi con i tempi in cui vive e, non potendo più aspirare al successo nella carriera militare, lo cerca in quella ecclesiastica. Il titolo ha varie interpretazioni, ma voglio raccontare questa: il “Rosso” del sangue, del coraggio, dell’età napoleonica, il “Nero” delle tenebre della restaurazione, del potere ipocrita del clero, della morte.

La trama

La storia di Julien inizia quando entra come precettore nella casa del signor De Renal. Ne seduce la moglie. Scoperto, è costretto a lasciare la città e ad entrare in seminario. Grazie all’intercessione del direttore, l’abate Pirard, riesca a diventare segretario del marchese La Mole e si trasferisce a Parigi.
In quei salotti, la sua anima geniale e appassionata si innalza con facilità e suscita l’interesse di Mathilde, figlia del marchese, annoiata dalla falsità dei suoi pretendenti. Julien e Mathilde diventano amanti, avvolti in una passione malata di rivalsa sociale, al limite tra amore e odio. Mathilde, in attesa di un figlio, ottiene dal padre il consenso alle nozze, ma il marchese chiede a Madame De Renal informazioni su Julien ed ella lo denuncia come un cinico arrivista. Julien, venutolo a sapere, preso dall’impulso della vendetta, le spara con l’intento di ucciderla e viene condannato a morte anche se la sua sperata vittima resta solo ferita e lo conforta nei suoi ultimi giorni e così rinasce l’amore profondo che legava i due. Julien affronta serenamente la morte senza mai scendere a compromessi.

Chi era Stendhal

Stendhal, pseudonimo di Henri Beyle (nato a Grenoble il 23 gennaio 1783), è uno dei più importanti scrittori francesi di sempre. Nato da una ricca famiglia borghese, a soli sette anni venne colpito dal lutto della madre, donna che amava un modo viscerale. I rapporti con il padre (avvocato al Parlamento), viceversa, furono sempre pessimi, essendo quest’ultimo un esempio preclare di uomo bigotto e conservatore. Sedicenne, si recò a Parigi con l’intenzione di iscriversi all’Ecole polytechnique. Vi rinunciò subito e, dopo aver lavorato alcuni mesi al ministero della guerra grazie all’appoggio del cugino Daru, nel 1800 raggiunse l’armata napoleonica in Italia, che molto presto riconobbe come sua patria d’elezione. L’opera di Stendhal si fa di solito rientrare nel movimento romantico, ma si tratta di un romanticismo condizionato dalla formazione illuministica dello scrittore, dalla sua filosofia atea e materialista. Propio per questo, d’altronde, Stendhal è considerato di solito come il fondatore di quel moderno realismo che rappresenta l’uomo all’interno di una realtà sociale in evoluzione, e le idee e le passioni degli individui come condizionate dalle tendenze politiche ed economiche dell’epoca.