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Scopriamo l’Imperatore romano del Sole nel quadro “Le rose di Eliogabalo” di Alma Tadema

Scopriamo l’Imperatore romano del Sole nel quadro “Le rose di Eliogabalo” di Alma Tadema

Alma Tadema ritrae l’Imperatore romano Eliogabalo in una delle sue feste più estrose.

Una delle figure più controverse e studiate della storia romana è l’Imperatore del Sole, Marco Aurelio Antonino Augusto, noto più comunemente come Eliogabalo. Il suo fu un Impero eccentrico ed edonistico, proprio come la sua figura. Alma Tadema, noto pittore inglese d’adozione, famoso per la sua capacità di riportare in vita la bellezza dell’antica Roma, ritrasse l’Imperatore nel quadro “Le rose di Eliogabalo”.

Eliogabalo: l’Imperatore del Sole

Sesto Vario Avito Bassiano, noto come Eliogabalo apparteneva alla dinastia severiana e si fece proclamare sacerdote di Elios, convinto di essere egli stesso la personificazione del Dio orientale del sole.

Bassiano fu imperatore dal 218 al 222 d.C. e il suo fu un impero contrassegnato da eccesso, stravaganza e ostentazione.  Aveva 14 anni quando fu proclamato Imperatore e nel suo breve regno sfoggiò subito il proprio carattere estroso. Fece si che venissero compiuti sacrifici di animali ed esseri umani in onore di  Elagabal ; faceva sacrificare schiavi , prigionieri e nobili fanciulli  mentre offriva libagioni di vini pregiati mescolati al sangue delle vittime. Secondo una leggenda , l’imperatore , rifacendosi all’espressione omerica “mare vinoso” avrebbe stupito il popolo romano con naumachie all’interno del Circo Massimo, in cui le imbarcazioni navigavano sul vino anziché sull’acqua. La follia e le debolezze di questa figura di alto spessore storico saranno la sua stessa condanna.

La fine del regno di Eliogabalo

La stravaganza dell’Imperatore del sole stonava con il tradizionalismo romano. Non tardò ,dunque , l’allontanamento dell’appoggio del Senato, dell’esercito e del popolo stesso. Giulia Mesa, nonna di Eliogabalo, recepì l’impopolarità di suo nipote e fece in modo che suo cugino Alessandro, appena dodicenne, lo affiancasse al trono. Alessandro riscosse successo tra il popolo e questo scatenò inevitabilmente l’invidia di Eliogabalo che organizzò un piano per eliminarlo. Non riuscì nell’impresa e i pretoriani , con l’appoggio di Giulia Mesa , uccisero l’Imperatore diciottenne nel 222 d.C.. A questo seguí l’eliminazione di tutti i suoi editti religiosi  e la sua damnatio memoriae. Eliogabalo non fu di certo un imperatore molto amato, ma il suo governo assicurò il consolidamento della gens severa.

Alma Tadema: “Le rose di Eliogabalo”

La nequizia e l’edonismo di Eliogabalo emergono anche nel quadro “Le rose di Eliogabalo” di Alma Tadema.  In esso dirompe l’essenza licenziosa della corte dell’imperatore.  In uno dei suoi banchetti sontuosi fece scivolare dal soffitto, tramite pannelli reclinabili, innumerevoli rose profumate. Si dice che i fiori fossero talmente tanti da aver causato la morte di molti commensali. Alma Tadema ritrae proprio questo episodio catturandone tutta la bellezza e l’eccentricità. In primo piano appaiono gli ospiti vestiti con abiti eleganti e ricoperti di petali di rosa, in secondo piano una suonatrice di flauto doppio e verso il cielo risalta la statua di Dioniso. Sul triclinio , invece,  è posizionato l’imperatore Eliogabalo che indossa una veste dorata e un diadema e pare accennare un sorriso alla nonna Giulia Mesa e ad alcuni amanti presenti a corte. A dominare incontrastato sulla scena è il rosa dei fiori che conferisce all’intera opera un’ atmosfera edonistica e onirica in perfetta sincronia rispetto al carattere dell’Imperatore del Sole.

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