Il Superuovo

Scopriamo le origini del Graal attraverso un poema medievale e “Il codice da Vinci”

Scopriamo le origini del Graal attraverso un poema medievale e “Il codice da Vinci”

Il sacro Graal è l’oggetto più misterioso della tradizione cristiana cattolica, ma se in origine fosse stato più profano che sacro?

Il Graal fa la sua apparizione in letteratura attraverso la penna di Chrétien de Troyes, autore vissuto durante il Medioevo. Quest’oggetto nella mente dello scrittore che l’ha pensato per la prima volta era si magico ma non aveva nulla a che vedere con la tradizione cristiana.

PERCEVAL O IL RACCONTO DEL GRAAL

Il poema in cui compare per la prima volta questo misterioso oggetto è “Perceval o il racconto del Graal”. La storia parla delle avventure di due cavalieri Perceval e Galvano, nipote di re Artù, ci soffermeremo sul primo perché è lui che incontra l’oggetto. Perceval è un ragazzo cresciuto lontano dalla cavalleria a causa dalla madre. Questa aveva paura che morisse in battaglia com’era successo al resto della famiglia. Tuttavia entrerà nella cerchia dei cavalieri di re Artù. Durante le sue avventure approda alla corte del re Pescatore. Qua incontra la misteriosa coppa che è integrata nell’atto del pranzo: Perceval la vede sfilare insieme ad altri oggetti mentre i servitori portano il cibo. Più tardi scoprirà che quel calice conteneva un’ostia che serviva a mantenere in vita il re Pescatore, non si nutriva d’altro.

IL MISTERO DEL GRAAL

L’autore non spiega a cosa servisse esattamente la coppa, oltre a custodire l’ostia vitale per il re Pescatore, però col tempo si trasformò in un simbolo mitico attraverso i racconti di Robert de Boron. Quest’ultimo sosteneva che si trattasse della coppa che Gesù utilizzò durante l’ultima cena, momento in cui venne istituita l’eucaristia. La stessa coppa sarebbe stata utilizzata in seguito per raccogliere il sangue di Cristo quando venne tolto dalla croce. In questo modo l’enigmatica coppa di Chrétien si è trasformata in simbolo della cristianità. Il fatto curioso è che la persona che inventò il Graal non immaginava minimamente cosa sarebbe diventato quell’oggetto e non farà in tempo a scoprirlo in quanto morirà prima di concludere il suo poema. Le avventure di Perceval e Galvan sono dunque rimaste incomplete a causa della morte di Chrétien ma hanno conosciuto altre mani che si sono cimentate nel dargli una fine. Forse è anche questo che ha contribuito ad alimentare l’alone di mistero intorno al Graal e le storie mitiche che ne sono derivate.

IL CODICE DA VINCI

Quest’oggetto ha avuto grande fortuna in letteratura ed ha superato persino la fama di Perceval e Galvano, protagonisti del poema di Chrétien. Uno dei film più conosciuti che tratta l’argomento è “Il codice da Vinci” basato sull’omonimo romanzo di Dan Brown. Il Graal nel film diventa oggetto della soluzione di un intricato rebus ideato da Jacques Saunière, curatore del Louvre e membro del priorato di Sion, associazione di cavalieri cattolici. Nel corso della storia i protagonisti Robert Langdon, professore di Harvard e Sophie Neveu, nipote di Saunière, arrivano alla conclusione che il Graal non è in realtà un oggetto, come la tradizione ha sempre riportato ma una donna, precisamente Maddalena che avrebbe continuato la stirpe di Gesù in terra. Nel film si dice che Maddalena fosse incinta quando Gesù morì e si scopre che Sophie è l’ultima erede vivente di Cristo.

COSA E’ DIVENTATO IL GRAAL OGGI

Il Graal da oggetto profano si fa sacro. È interessante constatare però che la sua funzione originaria ha resistito al tempo. Chrétien ce lo presenta come un qualcosa che serve al sostentamento di un essere umano tramite un’ostia. Ne “Il codice da Vinci” viene identificato con una donna, simbolo di vita per eccellenza. È un oggetto dunque strettamente legato alla vita, non è un caso che oggi questo simbolo custodisca le ostie che vengono offerte durante l’eucaristia. L’ostia nel rito cristiano cattolico si trasforma al momento della consacrazione nel corpo di Cristo, offerto in sacrificio per la redenzione dell’umanità. È quindi un atto d’amore per la vita. Possiamo dire che anche se l’intenzione dell’inventore del Graal era ben lontana dalla tradizione mitica che è stata costruita successivamente, la funzione primaria di simbolo di vita si sia conservata.

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