Il Superuovo

Scopriamo il diritto del mare analizzando il caso del sequestro di un peschereccio cinese

Scopriamo il diritto del mare analizzando il caso del sequestro di un peschereccio cinese

Una nave da pesca cinese è stata sequestrata dalle autorità di Palau a causa delle attività illecite da essa condotte: il diritto del mare ci aiuta a capire i risvolti dell’accaduto.

Xi Jinping, Presidente della Repubblica Democratica Cinese

Il sequestro di navi battenti bandiera straniera è normato dal diritto internazionale, che lo permette a determinate condizioni. Scopriamo se sconfinare nella zona di pesca di un altro Stato è condizione sufficiente per l’entrata in gioco di tali azioni.

Uno scontro nel Pacifico

Immaginiamo una nave da pesca cinese che si inoltra nella Zona Economica Esclusiva di un altro Stato sovrano, Palau. Immaginiamo anche che tra Palau e la Cina i rapporti non siano rosei a causa di annose questioni riguardanti le relazioni che i due Stati intrattengono con Taiwan. Questo è esattamente quanto accaduto nelle ultime ore, con il conseguente arresto del peschereccio da parte della autorità di Palau. Palau (che in questo caso, a dispetto di quanto si potrebbe pensare, non è il comune sardo sulle coste sassaresi) è uno Stato della Micronesia il cui rapporto con la Cina è da sempre in bilico a causa dell’aperto supporto che esso rivolge a Taiwan, scissosi dalla Cina nel 1912. La Cina continua però a considerare Taiwan come parte della Repubblica Popolare, a dispetto della considerazione di Palau e di diversi altri membri della comunità internazionale. Al di là dello scenario non esattamente disteso, la nave cinese è stata fermata in quanto questa si era addentrata nelle acque di pertinenza di Palau, con conseguente arresto dell’equipaggio e sequestro del carico (alcuni quintali di cetrioli di mare, merce costosa sui mercati asiatici che può raggiungere il prezzo di 800$ al chilogrammo). Nel frattempo la Cina, la cui politica negli ultimi anni è stata quella di bandire dalle proprie acque i pescherecci stranieri con lo scopo di salvaguardarne la biodiversità marina, non ha rilasciato dichiarazioni per quanto riguarda la detenzione dei suoi cittadini in terra straniera.

Bandiera di Palau

Il diritto del mare e la Convenzione ONU

Simili azioni sono contemplate nel diritto internazionale e normate attraverso la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Particolare riferimento ad azioni come il fermo, l’abbordaggio e l’ispezione delle navi viene fatto nell’articolo 73, che permette di agire in tal senso al fine di garantire i propri diritti sovrani di esplorazione, sfruttamento, conservazione e gestione delle risorse biologiche nella zona economica esclusiva. La definizione di zona economica esclusiva va distinta da quella di acque territoriali: queste infatti si estendono per sole 12 miglia nautiche (circa 22 chilometri) dalla costa, seguite da altrettante miglia nautiche di zona contigua. Solo oltre la zona contigua si parla di zona economica esclusiva, che si estende fino a 200 miglia nautiche dalla costa e all’interno della quale lo Stato costiero ha diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali. In buona sostanza la Cina si è spinta all’interno della zona economica esclusiva di Palau, che ha agito di conseguenza.

Cartina raffigurante le zone economiche esclusive nell’area di Palau

Le possibili implicazioni della vicenda

La questione si infittisce considerando gli ulteriori commi dell’articolo 73. Partendo dal comma 4, infatti, si apprende come il fermo della nave vada notificato allo Stato di bandiera al fine di applicare eventuali sanzioni e prendere i dovuti provvedimenti. Fin qui, nel caso in esame e secondo le notizie diffuse finora, non sembrano essere insorte complicazioni nonostante la sopra citata mancanza di una risposta ufficiale da parte di Pechino. Il vero nodo si nota leggendo il comma 3, secondo il quale non è permesso imporre pene detentive su coloro che violano la zona economica esclusiva. Questa disposizione per il momento è stata aggirata da Palau a causa delle procedure di profilassi contro l’infezione da Covid-19, che hanno imposto la quarantena ai 28 membri dell’equipaggio cinese, ovviamente sul suolo di Palau. Sulla scorta di questo si può riflettere anche sul comma 2 dell’articolo 73, che dispone invece l’immediato rilascio dell’equipaggio dietro pagamento di una cauzione da parte dello Stato di bandiera. Tutto ciò per ora non è ovviamente stato possibile a causa della sottoposizione a quarantena dell’equipaggio e della mancata risposta cinese sulla questione: nei prossimi giorni si vedranno gli sviluppi per capire se il diritto del mare è stato correttamente applicato o meno.

 

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