Il Superuovo

Scopriamo il commercio tra antichi scambi di spezie e moderno diritto internazionale

Scopriamo il commercio tra antichi scambi di spezie e moderno diritto internazionale

Recenti ritrovamenti archeologici hanno dimostrato che le rotte delle spezie erano battute ben prima che iniziasse la documentazione dei commerci.

Il Medio Oriente, culla di antichi commerci

L’uomo è un animale politico, diceva Aristotele, ma si potrebbe aggiungere che è anche un animale commerciale. La razza umana possiede da sempre anche una forte tendenza agli scambi, oggi regolata dal diritto internazionale.

Non solo scrittura

La testimonianza delle azioni umane passate non ci perviene soltanto attraverso documenti scritti. In alcuni casi anche reperti biologici possono dare innumerevoli informazioni a chi li studia, come è accaduto ad alcuni ricercatori dell’Università di Harvard e del Max Planck Institute di Jena. L’oggetto delle ricerche in questione è costituito da campioni biologici estratti dai resti dentali di alcuni abitanti del Medio Oriente risalenti all’Età del Bronzo, i quali contenevano tracce di spezie e frutti esotici come banane, soia e curcuma. Tali beni all’epoca non erano reperibili in natura nelle zone abitate dagli uomini analizzati, il che fa presumere con discreta certezza che esistessero già allora delle tratte commerciali battute per collegare i territori del Mediterraneo con l’Asia, da cui provenivano le spezie. Gli scambi con l’Oriente sono documentati solamente a partire da epoche successive, ma questi ritrovamenti testimoniano l’esistenza di un fiorente commercio già in periodi di gran lunga antecedenti. Nei secoli che sono seguiti il commercio, come sappiamo, è stato un costante punto di riferimento per ogni civiltà umana dagli antichi imperi a Marco Polo, dall’era coloniale fino ad oggi.

In blu scuro, gli Stati membri del WTO

Il commercio internazionale di oggi nel diritto

Il mondo contemporaneo ha assunto una complessità tale da necessitare una regolamentazione, così come per qualunque altro fatto umano, anche per il commercio. Nel panorama mondiale è oramai scontato che gli scambi avvengano tra attori appartenenti a Stati diversi. Si definisce transazione commerciale internazionale qualunque compravendita avvenga tra attori appartenenti a più di uno Stato diverso. Nel diritto internazionale esistono strumenti per regolamentare i flussi: si è così formato un corpus di trattati e convenzioni bilaterali e plurilaterali, ma ci si rifà anche alle norme consuetudinarie del commercio. Queste consuetudini meritano una speciale menzione perché seppur non siano codificate in strumenti redatti formalmente dalle parti si inseriscono a pieno titolo nell’apparato della cosiddetta lex mercatoria. Nel secondo dopoguerra (1947) si è cercato di garantire i progressivi snellimento e facilitazione dei commerci con l’ausilio di accordi internazionali come il GATT (General Agreement of Traffics and Trade), il cui scopo è fornire un framework solido per le relazioni commerciali che intercorrono tra le parti contraenti. La naturale evoluzione di questo accordo è stata la creazione di un organismo che soprassedesse all’accordo stesso: nacque così il WTO (World Trade Organization), ossia l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Oltre a facilitare gli scambi, tra gli scopi del WTO figurano anche la liberalizzazione di frontiere e barriere e il compito di dirimere eventuali dispute.

In verde scuro, gli Stati che hanno ratificato la CISG

Non solo WTO

Oltre al GATT esiste un altro strumento che abbraccia moltissimi Stati nelle sue regole, ossia il CISG (United Nations Convention on contracts for the International Sale of Goods, 1980). Conosciuto anche come Convenzione di Vienna, il CISG regolamenta in modo in cui i contratti di compravendita tra attori appartenenti a Stati diversi si perfezionano, definendo altresì le obbligazioni di compratore e venditore. Per quanto di ampio spettro esistono casi che nemmeno un trattato di tale portata può prevedere esplicitamente: in tal caso la regola vuole che ci si rifaccia ai principi generali sanciti dal trattato stesso. In assenza di riscontri anche tra i principi generali della Convenzione si può guardare alle norme di diritto internazionale privato che più si adattano alla situazione in esame. Il maggior punto debole del CISG è la sua mancata ratificazione da parte di un colosso del commercio mondiale come il Regno Unito e di altri Stati del Commonwealth (Nigeria, India e Sud Africa). Molti credono che questo sia dovuto al timore di Londra di perdere, aderendo al trattato, la propria posizione preminente in ambito di arbitrati e contestazioni commerciali internazionali. La direzione da prendere nel futuro riamane tuttavia quella di tentare di includere sempre più Stati nella Convenzione, al fine di avere regole quanto più comuni possibile per gestire i commerci. Ciò è configurabile grazie alla crescente pressione esercitata dagli Stati aderenti su quelli che invece non hanno ancora ratificato il CISG: se la maggior parte del mondo si adatta nel seguire un determinato set di regole, ai rimanenti Stati converrà aderire per non trovarsi con un sistema commerciale minoritario.

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