Oggi vedremo il collegamento tra la canzone di Guccini e il fenomeno storico, analizzando anche il pensiero di Verga.

La canzone di Guccini “La Locomotiva” può rappresentare da più punti di vista l’ideologia verghiana del progresso; vediamo cosa rappresenta la locomotiva di questa canzone anche dal punto di vista storico con la rivoluzione industriale.
“La Locomotiva”, Guccini
“La Locomotiva” è una canzone di Guccini uscita nell’album “Radici” nel 1972. Questo testo ci racconta un fatto di cronaca avvenuto nel 1893: un fuochista, Pietro Rigosi, approfittando dell’assenza di un altro suo collega, sganciò la locomotiva dal treno merci e si schiantò contro un altro treno.
Nei primi versi l’autore manifesta la sua non conoscenza dell’autore del fatto, dice “non so che viso avesse, neppure come si chiamava, con che voce parlasse, con quale voce poi cantava, quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli, ma nella fantasia ho l’immagine sua: gli eroi sono tutti giovani e belli”. Nella strofa successiva l’autore ci dice che quello era il periodo della guerra dei pezzenti e che il treno sembrava un mito di progresso, poi scrive “la locomotiva sembrava fosse un mostro strano, che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano”; il treno è simbolo di progresso (come dice la canzone), ma il progresso non è sempre ben accettato e compreso. Tornando al testo leggiamo che un’altra forza “spiegava allora le sue ali” e aggiunge “scoppiava nella via la bomba proletaria, e illuminava la fiaccola dell’anarchia”. Proseguendo con la lettura del testo arriviamo al fatto vero e proprio, e leggiamo “e un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo, pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto: salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura, e prima di pensare a quel che stava a fare, il mostro divorava la pianura”; l’autore descrive il momento in cui Pietro Rigosi, forse senza nemmeno riflettere a fondo sul gesto che stava per compiere, sale sul treno e parte. Possiamo leggere le parole “e sembra dire ai contadini curvi, il fischio che si spande in aria: fratello non temere, ché corro al mio dovere! Trionfi la giustizia proletaria”. È una vendetta contro lo sfruttamento degli operai, contro l’ingiustizia sociale, probabilmente nell’idea di Pietro avrebbe dovuto essere un “atto eroico” e invece non fu così; questa visione la riscontriamo anche nell’ultima strofa, in cui leggiamo “ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore, mentre fa correr via la macchina a vapore, e che ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva come una cosa viva, lanciata a bomba contro l’ingiustizia!”. Adesso scopriamo il contesto storico della rivoluzione industriale.
La rivoluzione industriale
Ci troviamo nell’Inghilterra degli ultimi decenni del 18° secolo e vediamo che le ricerche scientifiche stimolano le scoperte tecnologiche, cresce l’urbanizzazione, migliora la rete dei trasporti. Nel 1764 Hargreaves costruisce una filatrice multipla, nel 1768 Arkwright crea un telaio meccanico idraulico, tra il 1765 e il 1781 Watt inventa la macchina a vapore. La meccanizzazione si impone in campi diversi: tessile, minerario, meccanico; la vediamo anche nel campo dei trasporti, come quello navale (nel 1819 con la prima nave a vapore di Fulton) e quello terrestre (nel 1814 con la prima locomotiva di Stephenson). La rivoluzione industriale causa un aumento della ricchezza, ma a vantaggio soprattutto delle classi più ricche; gli operai ricevono salari bassi, lavorano tra le 13 e le 15 ore al giorno e sono soggetti alla disoccupazione senza nessuna protezione sociale. Le condizioni di lavoro degli operai danno vita a denunce da parte degli intellettuali e a scioperi da parte degli operai stessi; le migliori condizioni di lavoro arriveranno solo piuttardi. Adesso però guardiamo il mito del progresso che ci mostra Verga con le sue opere.
Verga e il progresso
Giovanni Verga nasce nel 1840 a Catania ed è tra i più importanti scrittori che appartiene alla corrente del verismo; scrive molte opere importanti ma oggi ne vedremo solo alcune. Partiamo subito con il “ciclo dei vinti”, un ciclo di romanzi che Verga vuole usare per denunciare i problemi sociali; si chiama così perché i soggetti sono proprio i vinti, e non appartengono solo alle classi sociali più umili perché secondo lo scrittore in tutti i ceti sociali abbiamo persone sconfitte dal progresso. Verga ci parla di “fiumana del progresso”, perché il progresso come il fiume da lontano sembra positivo, invece visto da vicino travolge tutto quello che trova sulla sua strada.
Come nella canzone di Guccini, vediamo questo mostro (il treno) che da lontano sembra un elemento positivo, invece da vicino travolge quello che lo ostacola; gli operai lavorano in condizioni pessime e vorrebbero solo giustizia dal progresso che si sta sviluppando sotto i loro occhi, invece si vedono soltanto sfruttati. Questa ingiustizia è quella che forse ha portato Pietro Rigosi a prendere una decisione drastica; quel 1893 non sembra in realtà così lontano da oggi, con disagi certe volte simili che portano ancora molte persone a prendere decisioni altrettanto drastiche.