Le opere di Lattanzio, Ilario di Poitiers, Ambrogio e Gerolamo ci mostrano l’eta’ d’oro della letteratura cristiana.

Con l’editto di Milano del 313, emanato da Costantino, la religione cristiana diventa lecita, mentre con l’editto di Tessalonica diviene religione ufficiale dell’impero; così la produzione letteraria cristiana trova nel IV secolo la sua “età d’oro”.
LATTANZIO
Lattanzio fu un rinomato retore. Divenuto cristiano, dal 316 visse in Gallia dove l’imperatore Costantino gli affidò l’incarico di precettore del proprio figlio; non si conosce l’anno della sua morte. Lattanzio polemizzò molto nei confronti della religione e della filosofia pagane ma cercò sempre di evitare l’invettiva. La sua opera più conosciuta e più estesa è il trattato “Divinae institutiones”, composto tra il 304 e il 313-314, in sette libri. Il titolo indica l’intenzione da parte dell’autore di esporre in modo sistematico i fondamenti della religione cristiana; infatti fin dall’inizio Lattanzio esplicita il fine didascalico che egli segue e l’intento di rivolgersi non solo ai docti, ma anche agli indocti. Lattanzio scrisse anche il “De mortibus persecutorum” (“Le morti dei persecutori”), che risale al 314-315. In quest’opera l’autore vuole dimostrare che l’ira di Dio ha colpito già in vita gli imperatori che hanno perseguitato i cristiani. Poiché l’opera contiene molte notizie riguardanti l’ultima “grande persecuzione”, durata dal 303 al 311, essa costituisce un documento di eccezionale valore storico.

ILARIO DI POITIERS
Ilario di Poitiers è considerato iniziatore e rinnovatore di generi letterari per l’importante ruolo che svolse nello sviluppo della cultura e della letteratura cristiana occidentale. Nato probabilmente nel IV secolo, si convertì al cristianesimo in età adulta e fu eletto vescovo di Poitiers nel 350 circa. In quello stesso anno divenne imperatore Costanzo che attuò una politica religiosa favorevole all’arianesimo. Nel 356 per le sue posizioni antiariane Ilario fu esiliato in Oriente dove rimase quattro anni; fu fatto rientrare verso il 360 e morì probabilmente nel 367. La sua opera principale, nonché uno degli scritti più notevoli dell’antichità cristiana, è il trattato “De mysteriis” (“I misteri”). Esso è una sorta di manuale pratico di esegesi biblica che doveva essere destinato ai sacerdoti e ai predicatori incaricati della lectio divina nelle chiese. Scrisse anche il “De tributate” o “De fide” in 12 libri, considerato “un capolavoro della teologia occidentale”. Scrisse inoltre tre inni che sono stati scoperti in un manoscritto di Arezzo in età moderna. Gli inni questione non sono completi, contano un totale di 140 versi in metri vari e hanno tutti contenuto teologico, in particolare cristologico.

AMBROGIO
Ambrogio nacque probabilmente a Treviri da una aristocratica famiglia romana; la data non è certa, gli studiosi pensano possa essere collocata tra il 333 e il 340. Diviene governatore e si trasferisce a Milano verso il 370, qui un giorno si trova a dover sedare una sommossa popolare in occasione di violenti contrasti tra cattolici ed eretici ariani per la candidatura del nuovo vescovo. Durante quell’occasione fu improvvisamente acclamato vescovo mentre parlava alla gente in chiesa. Inizialmente fuggì ma alla fine accettò e nel giro di una settimana ricevette il battesimo e tutti gli ordini sacri fino alla consacrazione episcopale. Ambrogio combatté contro tutti gli errori dottrinali del suo tempo ma soprattutto contro l’eresia di Ario, si oppose inoltre al paganesimo che compiva i suoi ultimi tentativi di ripresa. Morì nel 397 dopo un episcopato durato più di vent’anni. Nella sua produzione letteraria ha particolare importanza l’esegesi della Bibbia, inoltre un buon numero dei suoi scritti è espressamente dedicato alla spiegazione di testi biblici. Egli ricerca nelle Scritture un’interpretazione allegorica morale e spirituale. La sua opera esegetica più famosa è l’Exameron; essa raccoglie in sei libri il contenuto di nove omelie che seguivano il racconto della Genesi, della creazione del cielo e della terra fino alla creazione dell’uomo. Scrive inoltre il “De officis”, riprendendo chiaramente l’opera di Cicerone, e cinque scritti che trattavano il tema della Verginità. Nel “De officis” Ambrogio tenta di partire dalla morale stoica per operare una trasformazione di essa in senso cristiano e arrivare a elaborare un manuale di etica cristiana. Ambrogio scrisse anche inni, ovvero una serie di composizioni poetiche che ebbero grande fortuna nella tradizione successiva soprattutto per il loro valore poetico che dipese soprattutto dalla sensibilità di Ambrogio per le immagini e il simbolismo. Della fitta corrispondenza di Ambrogio si sono infine conservate novantuno lettere.

GEROLAMO
Gerolamo nacque nel 347 in Dalmazia; le agiate condizioni economiche della sua famiglia gli permisero di studiare a Roma dove formò la sua cultura letteraria e filosofica e dove ricevette il battesimo. Dopo diversi viaggi torna ad Antiochia e nel 377 diviene prete. In seguito si trasferisce nuovamente a Roma dove il papa lo sceglie come suo segretario; qui oltre ad approfondire lo studio dell’ebraico diviene la guida spirituale di un gruppo di donne della nobiltà romana. Dopo la morte del papa Gerolamo torna in Oriente e si stabilisce definitivamente a Betlemme dove fonda un monastero maschile, uno femminile e un ospizio per i pellegrini. A Roma comincia l’attività di traduttore e di revisore dei testi biblici quando nel 384 il papa lo incarica di rivedere le versioni latine dei vangeli. Dal 389 al 405 traduce direttamente dall’ebraico L’Antico testamento; presto il lavoro si diffuse e divenne la “Vulgata” cioè la traduzione universalmente accettata. Inoltre Gerolamo commentò buona parte della Bibbia, scrisse numerose opere di erudizione biblica e di lui si conservano anche omelie su argomenti biblici tenute ai monaci di Betlemme.
