Scopriamo con “The Last of Us” come i parassiti possono creare veri zombie

Gli zombie esistono! Non come siamo abituati a vederli al cinema, ma in natura abbiamo esempi molto affascinanti.

“Madre natura” spesso è più macabra di qualsiasi regista o sviluppatore di videogiochi mai esistito. Parassiti, virus, funghi che si fanno largo nel cervello dei malcapitati e prendono il controllo dell’organismo.

TRA INVENZIONE E SCIENZA

The Last of Us” è un videogioco di sopravvivenza, sul mercato dal 2013, considerato dalla critica uno dei migliori videogiochi di tutti i tempi. La trama è molto avvincente e anche i non appassionati del mondo videoludico potrebbero lasciarsi conquistare. Siamo negli Stati Uniti d’America, nel 2013, dove si è diffusa un’epidemia causata dal fungo Cordyceps mutato che trasforma gli esseri umani in “zombie” chiamati infetti. L’infezione ha diversi stadi: runner, stalker, clicker e bloater. Nel 2033, vent’anni dopo, l’umanità è decimata dall’infezione. Gli unici sopravvissuti vivono in piccoli quartieri di quarantena, ma ci sono anche insediamenti indipendenti e gruppi nomadi. Il protagonista maschile è Joel, un uomo di circa 50 anni sopravvissuto all’epidemia, mentre la protagonista femminile è una ragazzina di 14 anni. Ellie è sopravvissuta al morso di un infetto senza essere a sua volta infettata dal fungo, per questo “le Luci” vorrebbero studiarla per creare un vaccino che salvi l’umanità. Il fungo di cui si parla nel videogioco esiste davvero, è un ascomicete (parente del tartufo) del genere Cordyceps appunto. Fa parte dei funghi parassiti, principalmente di insetti e ragni. Le spore vengono disperse nell’ambiente e quando trovano un “ospite” adeguato penetrano nell’insetto. Nell’emocele dello sfortunato il fungo si accresce fino ad ucciderlo dall’interno, qui il micelio riempie completamente il corpo fino a mummificarlo. Nel gioco si immagina una mutazione in grado di attaccare l’uomo, ma nella realtà non accade, infatti il cervello umano non è così facile da controllare come quello degli insetti.

DICROCOELIUM DENDRITICUM

Con questo bel nome si identifica un trematode, ossia un organismo appartenente ai Platelminti esclusivamente parassiti. Il Dicrocoelium dendriticum è lungo tra 0,5-1 cm ed è parassita del fegato di ovini, bovini e, accidentalmente, anche dell’uomo. I parassiti adulti vivono nel fegato dei vertebrati (ad esempio una pecora), qui si accoppiano e depositano le uova, che tramite la bile raggiungono l’intestino dove vengono espulse all’esterno con le feci. Quest’ultime vengono depositate sul terreno dove una chiocciola terrestre le mangia. Nell’intestino della chiocciola l’uovo rilascia il miracidio che si trasforma in sporocisti, la quale si sposta nell’epato-pancreas dell’ospite. Il super affollamento generato dalle continue divisioni delle sporocisti porta allo sviluppo delle cercarie. Le cercarie dall’epatopancreas migrano verso il polmone della chiocciola e vengono eliminate all’esterno avvolte da uno strato di muco. Queste palline di muco sembrano essere molto gradite dalle formiche che se ne cibano, da qui il futuro dell’insetto sarà tutt’altro che roseo. Le cercarie arrivano al ganglio cerebrale della formica e si incistano come metacercarie. Il parassita fa una cosa molto subdola: la presenza della metacercaria modifica il comportamento della formica, la quale si porta sui fili d’erba e li si immobilizza serrando le mandibole sulla foglia. Portandosi ad un’altezza di circa 20 cm si rende più visibile ai predatori, la formica “zombie” obbedisce al parassita e attende l’erbivoro che mangiandola assumerà il trematode. Questo atteggiamento facilita il passaggio nell’ospite definitivo, ossia il vertebrato erbivoro, che mangiando l’erba assume la formica infestata.

ALTRO PHYLUM, ALTRA CORSA

Un altro phylum di parassiti vermiforme è quello dei Nematomorfi, che racchiude circa 2000 specie di vermi lunghi e stretti. Gli adulti sono organismi a vita libera, mentre le larve sono parassite di artropodi come coleotteri, scarafaggi, ortotteri e mantidi. Il Paragordius tricuspidatus e lo Spinochordodes tellinii infestano insetti come cavallette e grilli e sono noti per la loro capacità di manipolare il comportamento dell’ospite in cui penetrano. Il verme depone le uova sul bordo di fiumi e ruscelli, dove spesso risiedono questi insetti, i quali accidentalmente le ingeriscono. All’interno della cavità corporea del grillo il verme si nutre del suo ospite e si accresce. L’adulto è acquatico e raggiunta la maturità deve ritornare in acqua, ma l’insetto in cui risiede non vive in corsi d’acqua (non sa neanche nuotare). È a questo punto che il parassita prende il controllo e induce il grillo a saltare in acqua e letteralmente a suicidarsi. Il verme striscia fuori dal corpo esanime dell’insetto e prosegue la sua vita indisturbato, nutrendosi e accoppiandosi in modo da riprendere il ciclo. Lo Spinochordodes tellinii produce determinate molecole effettrici per manipolare il sistema nervoso centrale e piegare il grillo a comportarsi in modi fuori dalla norma per l’insetto, come saltare in acqua. Questo nematomorfo produce un gruppo di proteine ​ simili alle proteine ​​degli insetti, indicando il mimetismo molecolare come possibile fonte di manipolazione. Come detto prima controllare il cervello degli insetti è molto più facile, ma non si esclude che con lo zampino dell’uomo questo non sia possibile anche sugli esseri umani.

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