La linea tra razionale ed irrazionale è molto labile. Questa affermazione potrebbe sembrare senza senso quando si parla di semplici eventi a cui assistiamo quotidianamente. Però quando il pensiero cade non tanto sull’evento in sé, quanto sulla causa o spiegazione di esso, una così netta divisione non appare così semplice. Quante volte, infatti, capita di pensare: ‘ma questo è un miracolo‘, ‘è proprio destino!’, ‘ma che coincidenza‘? Questo perché talvolta accadono dei fatti realmente inspiegabili, se non con molta interpretazione o un tocco di fede.

Di certo ci è sempre stato insegnato ad imparare a pensare logicamente. Nell’era della scienza e della tecnologia, azzardarsi a fare supposizioni più creative ed immaginifiche pare quasi assurdo. Al contrario, cerchiamo di spiegare qualunque cosa, di trovare una motivazione più che razionale ad ogni singolo evento. Per di più, usciamo di testa quando non ci è possibile o non ci viene così automatico.

Come facciamo ad essere certi che le spiegazioni del cervello siano sempre le uniche possibili?

Ma come facciamo ad essere completamente certi che ogni singolo evento sia razionalmente spiegabile?

 

Scooby-Doo e la ragione

Probabilmente, questa consapevolezza ci viene anche dall’infanzia. Quando eravamo bambini, per evitare incubi o spiacevoli associazioni che ci avrebbero perseguitato la notte, tutto ci veniva spiegato in modo razionale. L’uomo nero nell’armadio? Era solo un maglione. Il mostro sotto il letto? Era un vecchio guanto caduto lì per caso e ormai da tempo dimenticato. Nei cartoni, i cattivi erano chiaramente perfidi, senza possibilità di interpretazione. Ogni possibile logica portava chiaramente a quella conclusione.

Scooby-Doo, poi era il cartone ‘razionale’ per eccellenza, probabilmente creato per insegnare che non c’era nulla realmente da temere e che tutto è risolvibile alla fine. Secondo l’improbabile team risolvi-misteri, niente è troppo complicato da svelare e la ragione vince sempre. Ogni episodio vedeva infatti avvenirsi un evento maligno apparentemente inspiegabile: il mostro della laguna, un fantasma infestatore, vampiri che terrorizzavano parchi divertimenti… I quattro ragazzi, insieme alla loro improbabile (ma amatissima mascotte), usavano l’ingegno per tranquillizzare i poveri perseguitati.

Ogni volta, per quanto assurdo potesse essere il crimine, la logica continuava a celarvisi dietro. La maschera al delinquente veniva tolta e gli indizi svelati. Era tutto un lavoro di tecnica, di macchine, nulla di soprannaturale. Per ogni dettaglio irrazionale c’era una spiegazione più che razionale che poteva motivarlo. Insomma, nella maggior parte dei casi, Scooby-Doo eliminava dal mondo il ‘mistico‘, lasciandovi la consapevolezza che tutto sarebbe stato svelato -e compreso- alla fine.

 

Mérimée e la sua Venere di Ille

Forse è dunque anche ‘per colpa di quei ficcanaso’ che non riusciamo a pensare fuori dagli schemi convenzionali. O forse, perché la vita ci sembra dover essere così precisa e strutturata da non poter lasciare nulla all’incomprensibile.

Su questa eterna lotta riflette anche Prosper Mérimée. Autore francese del diciannovesimo secolo, Mérimée dà la vita a ‘La Venere di Ille‘. Questo è un racconto del mistero che vede un archeologo improvvisarsi alla fine investigatore per far luce su un delitto. Ma in realtà, l’omicidio è solo l’ultimo dei fatti misteriosi che avvengono nel corso della storia. Mano a mano che le righe si susseguono, si moltiplicano gli eventi di dubbia spiegazione che vedono coinvolti i personaggi.

Ognuno sembra avere a che fare con la Venere di Ille, cioè una statua di bronzo appena rinvenuta nella cittadina del sud della Francia dalla bellezza ipnotica e terrificante. L’espressione della Venere trasmette una sorta di perfidia, ma allo stesso tempo affascina tanto è il suo splendore. Non appena la statua viene rinvenuta, comunque, iniziano una serie di sfortune che perseguitano la cittadina e tutti coloro che hanno a che fare con essa. Ad ogni disgrazia l’autore associa una spiegazione superstiziosa dei paesani ed una razionale del protagonista, un sapiente di città. Questa lotta tra razionalità ed irrazionalità tira le fila del racconto, che fa rimanere continuamente il lettore con il fiato sospeso.

Prosper Mérimée

 

Una lotta con un dubbio vincitore 

Ma non per questa guerriglia è stato citato questo titolo; bensì per la sua fine. Se per quanto riguarda Scooby-Doo, si aveva sempre la ragione che vinceva sul mistero, qui si ha esattamente l’opposto. Quando ormai il lettore si convince che il soprannaturale non possa essere la causa del tutto, Mérimée gli fa cambiare opinione.

L’omicidio, infatti, è l’unico evento che non viene chiarito. Il colpevole non pare poter essere umano e la negativa influenza della statua non vede una fine. Nessuno riesce a trovare risposta nella logica per le calamità finali. Arrivato all’ultima riga, dunque, il curioso che decide di leggere il racconto rimane spiazzato, perché incredibilmente vede vincere il soprannaturale. Il razionale sembra quasi spazzato via, come se considerarlo potesse sì essere un’opzione, ma non quella che convince di più.

Questa contrapposizione tra i due elementi di cultura fa ben comprendere una cosa: non possiamo essere completamente certi che ogni singolo evento sia razionalmente spiegabile. Se il cartone di Hanna Barbera svela che una spiegazione sensata può sempre esistere, la Venere di Mérimée ricorda che anche l’inspiegabile fa parte della vita. La sua presenza esiste, per quanto l’uomo provi a non considerarlo.

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