Scienza e fede si confrontano: dialogo o scontro? Uno sguardo dal ‘600 ad oggi

Il dibattito tra scienza e fede è, ancor oggi, vivo e centrale nella nostra società.

La scienziata Margherita Hack, WordPress.com

 

La ragione scientifica e l’adesione ad una realtà invisibile, il “verificare” e il “credere”: questi i due poli, opposti quanto complementari, da cui si dipana il ragionamento sull’esistenza nella sua totalità.

Galileo Galilei

In questo sempiterno scontro di vedute, il momento di maggior attrito lo si ha a cavallo tra il ‘500 e il ‘600, quando ad irrompere nel panorama scientifico dell’epoca arriva Galileo Galilei. Matematico, fisico, astronomo, filosofo, accademico ed anche letterato, il pisano rivoluzionò totalmente il modus cogitandi dell’epoca grazie alla teorizzazione ed applicazione del metodo scientifico, basato sul linguaggio matematico e sull’esperimento in quanto fondamentale passaggio verificatore nell’indagine delle leggi naturali. Il nuovo approccio allo studio dei fenomeni gli permise di innescare ragionamenti quasi avveniristici, tra le quali spicca per organicità e capacità d’osservazione la teoria eliocentrica. È necessario puntualizzare che però fu Niccolò Copernico, pensatore polacco morto qualche anno prima della nascita del suo “successore”, a proporre questa nuova configurazione del sistema astronomico. L’eredità copernicana sarà accolta in pieno e corroborata da ulteriori verifiche: questo provocò la reazione del Tribunale dell’Inquisizione che intimerà l’ardito studioso a limitare i suoi pericolosi studi.

Galileo Galilei, ThoughtCo

Le due facce della stessa medaglia

I primi avvertimenti vaticani scossero, e non poco, l’animo dello studioso. Egli era un convinto cristiano-cattolico e l’accusa di propugnare ideali contrari alla parola biblica lo condussero alla stesura delle Lettere Copernicane, manifesto della liceità dei suoi studi. Il primo rimprovero mossogli era causato dalla negazione galileiana del sistema geocentrico espresso nella Bibbia, tramandato così da secoli e avulso da qualsiasi obiezione. Perché tanta fermezza nel difenderlo? Per la Chiesa romana, affermare che la Terra non si trovasse più al centro dell’universo sarebbe significato relegarla ad un ruolo secondario, non considerandola più voluta ed amata creazione di Dio ma seriale ingranaggio periferico d’un sistema più complesso: delegittimare ciò avrebbe portato alla delegittimazione della stessa Chiesa, minata alle basi di uno dei dogmi fondanti del credo e della visione del mondo. Galileo sostiene invece che si debbano distinguere i due “libri” creati da Dio, ossia quello delle Sacre Scritture e quello della natura. Le Sacre Scritture mantengono la loro validità nell’ambito della fede ma non son soggette a interpretazione scientifica mentre la natura, creazione del divino, può essere oggetto di studio da parte della scienza, in quanto scritta “in lingua matematica e i caratteri sono triangoli, cerchi ed altre forme geometriche”. Tale spiegazione non sarà accettata affatto, tanto che la persecuzione nei confronti di Galileo durerà sino a quando sarà costretto ad abiurare per aver salva la vita nel 1633.

L’abiura di Galileo Galilei davanti al Tribunale della Sacra Inquisizione, Giovanni Squarcina, 1863-1870

Un balzo in avanti sino ai nostri tempi

Al giorno d’oggi, uno dei momenti più interessanti di riflessione e, perché no, scontro ideologico tra le due “fazioni” è stato il “Dialogo su scienza e fede” tenutosi il 20 gennaio 2010 nell’Auditorium della Gran Guardia a Verona. I due protagonisti del dibattito sono stati Margherita Hack, celeberrima scienziata nonché atea di ferro e il vescovo della stessa città Giuseppe Zenti. Per evitare che il tutto si trasformasse in una diatriba scomposta, era stata strutturato un preciso ordine e tempo per gli interventi e le domande da parte di alcuni esperti. Come facilmente immaginabile, dopo la fine del primo intervento da parte del vescovo la tensione si è subito alzata, con alcuni scambi di battute infelici ma sempre tutto sommato entro i limiti consentiti. Non verranno esplicitate in questa sede le varie tesi e confutazioni espresse dai due poiché il video merita d’esser guardato, in quanto emblema di una discussione unica nel suo genere che mai avrà fine, alimentata da teorie e presupposti diversi capaci di affascinare l’ascoltatore. Alla termine dell’incontro la Hack sentenziò: “È finita senza né vincitori, ognuno è rimasto della sua idea». Dubbi?

Il vescovo Giuseppe Zenti, gardapost.it

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