“Scialla!”: la teoria dell’Analisi Transazionale spiega un rapporto padre-figlio profondo e difficile

Perché la relazione interpersonale può risultare così complicata? Cosa ci porta a comportarci in una certa maniera quando entriamo in contatto con gli altri? L’Analisi Transazionale cerca di spiegarci cosa è coinvolto nelle nostre continue interazioni e da cosa derivano le nostre azioni.

L’interazione

Analisi Transazionale: la nascita

L’Analisi Transazionale (AT) è una teoria psicologica volta allo studio della comunicazione tra due individui. Sviluppatasi durante la Seconda Guerra Mondiale per opera di Eric Berne, veniva usata inizialmente da quest’ultimo per cercare di spiegare il disagio psicologico, secondo lui causato da una mancanza di appagamento del bisogno di riconoscimenti, che segnalano all’individuo di essere riconosciuto e accettato. Successivamente, Berne applicò l’AT allo studio dell’interazione tra gli individui, individuando tre stati dell’Io, che determinano il nostro tipo di comportamento durante un’interazione.

Eric Berne, teorico dell’Analisi Transazionale.

Genitore, Adulto o Bambino?

Nessuno di noi rappresenta uno solo degli stati dell’Io. Durante un’interazione (verbale o meno), avviene continuamente una transazione da uno stato all’altro. I tre stati sono:

  • Genitore, dove sono custoditi i comportamenti, gli esempi e gli insegnamenti che noi abbiamo appreso dagli adulti che ci hanno educato (principalmente genitori e insegnanti). Il Genitore può essere Normativo (guida, insegna, critica, impone, punisce), o Affettivo (cura, incoraggia, iperprotegge).

  • Adulto, in cui si elaborano le informazioni e in cui sono contenute tutte le facoltà intellettuali.

  • Bambino, in cui è racchiusa la spontaneità e l’emotività. Come nello stato del genitore, anche nello stato del Bambino vi è una suddivisione in Adattato (obbediente e buono) e Naturale (spontaneo e allegro). Il bambino viene controllato dallo stato del Genitore, che lo può indurre a collaborare stimolando la fiducia in se stesso o sottomettendolo e aumentandone ansia e insicurezza.

Rappresentazione dello schema con cui avviene la comunicazione secondo l’AT.

Si, ma Scialla!

Se abbiamo ancora qualche dubbio su come funziona l’AT, “Scialla! (Stai sereno)” può sicuramente aiutarci a chiarire le idee. Film del 2011 scritto e diretto da Francesco Bruni, ha come assoluta protagonista l’interazione tra un genitore ed il figlio che risulta essere molto complessa, per il fatto che Bruno, il padre di Luca, è il solo ad essere a conoscenza della relazione che c’è tra i due, e ne viene a sapere solo molto tempo dopo aver conosciuto il ragazzo a causa della richiesta della madre di farlo vivere con lui. Lo stato dell’IO che prevale in Bruno, ex insegnante che si occupa svogliatamente del doposcuola per ragazzi, e in Luca, ragazzo di quindici anni che non ha grandi aspirazioni nella vita, se non quella di lasciare la scuola e diventare un grande pusher, è quello del Bambino, che vive liberamente la propria vita senza regole e senza alcun tipo di controllo. Il grande cambiamento nella relazione tra i due avviene durante un incontro di Bruno con la professoressa di Luca, in cui gli verrà fatto notare che i genitori dovrebbero dare regole, non essere amici dei loro figli (come nel caso dei Genitori Affettivi Negativi). Toccato nel profondo, Bruno affronta la situazione totalmente nuova che ha davanti, cambiando la sua routine, imponendo nuove regole a Luca e prendendosi cura di lui (gli preparerà la colazione invece di fargli bere il latte scaduto e gli imporrà un piano di studi per recuperare i voti e non perdere l’anno), diventando, così, un Genitore Normativo Positivo, che inizia a pretendere di essere trattato come tale nel momento in cui narra a Luca la storia di Enea ed Anchise, rendendosi conto di cosa veramente sia un rapporto padre-figlio, in cui si ritrova totalmente immerso senza essere ricambiato da Luca. Nonostante l’iniziale adeguamento alle regole da parte di Luca, egli inizia a ricambiare gli sforzi di Bruno solo quando gli vede fare veri sacrifici, e questo lo porta a vederlo come una figura protettiva, quasi paterna, e ad iniziare ad approcciarsi a lui più nello stadio dell’Adulto che in quello del Bambino.

Luca e Bruno comunicano veramente per la prima volta.

L’identificazione: il punto di partenza per una giusta interazione

Durante il film, avvengono alcuni momenti di identificazione tra i due protagonisti: il primo momento in cui Luca insulta un motociclista, che porta Bruno a rimproverarlo e a fargli rendere conto di quanto dovrà lavorare con Luca, il secondo in cui, dopo che Luca ha rubato la droga ed i soldi ad un pusher, cerca aiuto e rifugio e, nonostante abbia scoperto che Bruno sia suo padre e non abbia mostrato quasi nessuna emozione a riguardo, lo chiama per avere un aiuto, riconoscendolo come tale, il terzo in cui, subito dopo aver rischiato la vita con i delinquenti, Luca aiuta Bruno prendendolo in braccio (come Enea con Anchise), il quarto momento in cui Luca decide di farsi bocciare parlandone con la professoressa e Bruno capisce le ragioni del ragazzo vedendo in lui responsabilità e maturità. Pian piano, come dimostrato da Luca e Bruno, con un giusto utilizzo degli stati dell’Io adeguati, si può costruire una solida e giusta relazione, basata sul rispetto reciproco, la maturità ed il riconoscimento dei propri ruoli all’interno dell’interazione.

L’identificazione e la nascita di un vero rapporto.

 

 

Gaia Zambito

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