Diamoci un taglio (ai testicoli)! Orchiectomia e castrazione chimica, come combattere la violenza sessuale

Come combattere gli stupratori? Tagliamo la testa al toro ed i testicoli all’uomo, perché la castrazione chimica è il percorso sbagliato?

La campagna elettorale è terminata da un pò, eppure riecheggiano ancora i residui delle urla e dei comizi nelle piazze, come un brutto post sbornia con cui nessuno vorrebbe mai risvegliarsi.
Nonostante l’assenza di un programma elettorale, la Lega non ha mancato di esprimere la sua opinione, dichiarando guerra agli stupratori, persone malate che commettono atti orribili, la pena richiesta? La castrazione chimica.

Partiamo da qualche presupposto …

Cos’è la castrazione chimica? E come funziona?

Per chi ha un pò di familiarità con la pillola anticoncezionale, la castrazione chimica funziona in un modo estremamente simile, se non identico: il senso è che dovrebbe portare alla riduzione della libido e delle pulsioni sessuali attraverso l’uso di farmaci, solitamente ormonali, o psicofarmaci che vadano ad agire su strutture come l’amigdala e altre, responsabili di queste pulsioni.
Cos’altro ha in comune con la pillola? Raramente è definitiva: se smetti di assumere le pillole ormonali, l’effetto svanisce.

C’è infatti chi chiede una pena ancora più severa, ovvero l’orchiectomia: un intervento chirurgico per l’asportazione dei testicoli, solitamente utilizzato in caso di tumori maligni.

Che voi apparteniate al #teamSalvini o no, forse saprete che negli ultimi tempi la Lega del capitano non ha sprecato forze per la raccolta firme: 50 mila come annuncia la Lega sulla sua pagina Twitter dicendo “Quasi il 60% degli italiani è favorevole alla castrazione chimica per pedofili e stupratori

C’è stato chi si è domandato se la determinazione di Salvini sia realmente rivolta a tutti, “Chiunque essi siano, bianchi o neri, giovani o anziani, vanno puniti e curati” citando le sue parole, e qui i più maliziosi si sono domandati se il trattamento sarebbe stato equo anche per gli appartenenti a Casa Pound, a cui si dice che il Ministro abbia più volte strizzato l’occhio, e il cui consigliere abbia fatto bagagli e si sia sistemato in una celletta al fresco dopo l’arresto.
Ma non siamo qui per i gossip.

Maschietti, vi assicuro che potete anche smetterla di toccarvi gli attributi, ma la vera domanda è: perché l’idea della castrazione chimica è sbagliata?

La Costituzione, questa sconosciuta

Il problema esistenziale nasce dalla creazione di un insieme di leggi chiamato Costituzione, ed anche quando il capitano si comporta da finto tonto, non è difficile immaginare le notti insonni che il famigerato articolo 27 ha provocato alle sue manie giustizialiste da campagna elettorale, il quale afferma che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Quello che è stato un pò omesso dai discorsi da palcoscenico è infatti che la proposta non è così barbarica quanto il target della Lega vorrebbe far credere, si tratterebbe infatti di modificare l’articolo 165 del codice penale, prevedendo la possibilità di ottenere una sospensione condizionale della pena a patto che il condannato si sottoponga a trattamenti farmacologici inibitori della libido. La somministrazione non sarebbe quindi obbligatoria ma volontaria, tramite consenso informato, il dubbio amletico in ciò? Com’è possibile avere la sicurezza che non siano avvenute delle pressioni sulla scelta?

Complottismo a parte, fortunatamente non apparteniamo al regno di Babilonia e la nostra Costituzione non è il Codice di Hammurabi, sarebbe anche bene ricordare che la filosofia dell’occhio per occhio, dente per dente dovrebbe essere superata, e lo stupratore  potrebbe tornare a molestare in altri modi, quindi perché agire sul corpo di una persona quando è molto più potente l’effetto sulla sua mente?

Avere una bassa libido non assicura che la persona non stupri più, ci sono degli psicopatici che provano piacere nel solo atto di fare violenza, inoltre, la castrazione chimica farebbe passare il messaggio che gli individui malati, di qualunque disturbo si tratti, vadano trattati come bestie.

Ma in che modo allora è possibile risolvere il problema?

Esistono due scuole di pensiero sulla pena: una che la pensa punitiva, l’altra rieducativa, non vuol dire che una pena non possa e non debba essere entrambe, ma, prima di pensare ad una punizione, non dovrebbe forse essere più importante la prevenzione?

Sensibilizzare: la nuova prevenzione

Il 24 maggio 2013, la dott.ssa Wyandt-Hiebert e la signora Brockman parteciparono ad una conferenza ospitata dall’Arkansas Coalition Against Sexual Assault a Little Rock, in Arkansas; in quell’occasione Mary Simmerling lesse una sua poesia intitolata What I was Wearing.

Profondamente commosse dal poema, la dott.ssa Wyandt-Hiebert e la signora Brockman iniziarono a riflettere su come creare una rappresentazione visiva del poema durante una pausa alla conferenza. Per tutto il mese di giugno 2013, concettualizzarono e svilupparono la struttura per un’installazione.

Il primo “What Were You Wearing?” Survivor Art Installation si tenne nel settembre del 2013, debuttando nello Student Union Connections Lounge, all’Università dell’Arkansas, creata grazie alle condivisioni degli studenti, che hanno  fornito delle  brevi descrizioni di cosa indossavano quando hanno subito una violenza sessuale, tramite interviste personali con le due ideatrici.

La mostra si è tenuta più e più volte, provocando la commozione degli spettatori, lasciati in un triste e tetro silenzio davanti alla ricostruzione degli outfit delle vittime.
Perché una vittima  non ha bisogno di vendetta, ma di pace, non bastano parole di conforto, non bastano le punizioni, serve che ciò smetta di accadere ancora ed ancora ed ancora.
Perché, a volte, le parole risultano solo pesanti, allora io lascio parlare le immagini.

 

La poesia che ha ispirato la mostra:

Cosa indossavo

Era questo:
A partire dall’alto
Una maglietta bianca
Di cotone
A manica corta
E girocollo
Questa era infilata
In una gonna di jeans
(Anche quella di cotone)
Che finiva appena sopra le ginocchia
E con una cintura in vita
Sotto tutto questo
C’era un reggiseno bianco
E mutande bianche
(Anche se probabilmente non abbinate)

 

Ai miei piedi
Scarpe da tennis bianche
Il tipo di scarpe bianche con cui giochi a tennis
E per finire
Orecchini d’argento e lucidalabbra

Questo è ciò che indossavo
Quel giorno
Quella notte
Il quattro di luglio
Del 1987

Potreste chiedervi
perché è importante
O perché io mi ricordi
Ogni capo di abbigliamento
Con questa precisione

Vedete
Mi hanno fatto questa domanda
Molte volte

L’ho ricordato
Molte volte
Questa domanda
Questa risposta
Questi dettagli

Ma la mia risposta
Così attesa
Così prevista
Sembra vuota in qualche modo
Visto il resto dei dettagli
Di quella notte
Durante la quale
Ad un certo punto
Sono stata violentata

E mi chiedo
Quale risposta
Quali dettagli
Vi darebbero conforto
Potrebbero davi conforto
A voi
Miei inquirenti

Che cercate conforto
Laddove
Ahimè
Nessun conforto
Può essere trovato

Se solo fosse così semplice
Se solo potessimo
Mettere fine allo stupro
Semplicemente cambiandoci d’abito

Ricordo anche
Che cosa lui stesse indossando
Quella notte
Anche se
È vero
Nessuno
Me lo ha mai chiesto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alice D’Amico

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