Scardinare i ruoli di genere: l’impresa di Virginia Woolf e Midge Maisel

Cos’hanno in comune Midge Maisel e Virgina Woolf? La loro missione nell’entrare in un mondo dominato dagli uomini.

Le fan e i fan delle due signore non potranno negare un fatto: la letteratura nel primo Novecento di Virginia Woolf, e il cabaret negli anni Cinquanta di Midge Maisel erano due mondi prettamente maschili. Eppure, entrambe hanno successo da vendere.

“Una stanza tutta per sé”: rivendicare un linguaggio femminile in un’élite maschile

Chissà perché, i nomi femminili nella storia della letteratura sono rari da trovare. I talenti letterari c’erano eccome, ma farsi strada non era così facile in un mondo dominato dagli uomini. Virginia Woolf (1882-1941) lo sapeva bene e si impegnò nella lotta per la parità di diritti tra i due sessi. Ciò che a lei premeva di più, in quanto scrittrice,  era il diritto di essere considerata nel mondo della letteratura: disappunto che esprime ampiamente nel suo saggio “Una stanza tutta per sé” (1929). E perché proprio questo titolo? La risposta è semplice: come ogni altra scrittrice del suo tempo, Virginia sosteneva giustamente che “una donna deve avere soldi ed una stanza tutta per sé per scrivere”. Il saggio è ambientato nel college fittizio di Oxbridge: la scrittrice, partendo dal luogo di esclusione femminile, descrive le ingiustizie di quella che dovrebbe essere considerata una cultura d’élite. L’intento del saggio è dare voce alla metà del mondo, quella femminile, che era rimasta relegata nel silenzio, costretta ad agire dietro le quinte: lo scopo è rivendicare il diritto di essere ammesse non solo in una società, ma anche in una cultura ampiamente formata da maschi, e di cambiare così la proporzione di donne e uomini nell’ambito. In più, la Woolf mira a smantellare quel linguaggio patriarcale che stava definendo la società, e a rappresentare una voce femminile, che finalmente possa esprimere il pensiero di una donna.

Midge Maisel e la lotta contro il maschilismo sui palchi da cabaret

Spostiamoci ora più avanti nel tempo, di circa venticinque anni: siamo negli anni Cinquanta, a New York, nella serie TV targata prime “The marvelous Mrs Maisel”. Midge Maisel è una sposina perfetta: bella, ben curata, cucina bene, si occupa dei bambini, e sostiene il marito, Joel, nella sua impresa di diventare un famoso comico. Tutto cambia quando il marito le confessa di essere andato a letto con la segretaria e va via di casa. A quel punto Midge è sconvolta: esce in vestaglia da notte, sino a giungere al bar in cui il marito aveva fatto del cabaret la stessa sera, senza aver successo. La ragazza sale così sul palco, facendo sbellicare dalle risate il pubblico. Ed è qui che inizia la sua carriera da comica: Midge è un talento naturale; e sostenuta dalla sua nuova manager, Susie Myerson, inizia a riempire teatri sempre più grandi.  Così, inizia la sua missione per scardinare i ruoli di genere: Midge dà la voce alle donne, declamando i loro diritti attraverso la comicità e l’ironia, conquistando tutti con le sue battute e la sua femminilità. E, anche se la strada per affermarsi in un mondo di soli uomini è tortuosa, non demorde mai. Non rinuncia neanche a nessuna parte di sé per essere accettata da alcuni comici, che basano le loro battute sul binomio donne frivole/uomini forti. Naturalmente, non tutti i comici maschi rappresentati nello show sono così: ad esempio, il personaggio di Lenny Bruce – amico della protagonista, che viene arrestato più volte per aver parlato di temi considerati troppo scandalosi sul palco – è affascinante e d’esempio, e non certamente maschilista.

Un palco tutto per sé: come Virginia Woolf si incontra con Midge Maisel

Virginia, con i suoi scritti, denuncia un’ostilità senza senso nei confronti delle donne nel campo della letteratura; mentre Midge porta il sorriso sulle labbra del pubblico, con battute pensate, che fanno riflettere. Entrambe hanno a che fare con due ambienti nella maggior parte maschilisti: la scrittrice con persone che denigrano, o semplicemente non prendono abbastanza in considerazione, il talento letterario femminile; la comica con alcuni colleghi che fondano le loro battute sugli stereotipi di genere. Entrambe lottano per scardinare i ruoli di genere, e se una rivendica il diritto di avere una stanza tutta per sé; all’altra basta un palco tutto per sé.

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