Save the planet! Bisogna fare meno figli? Il Comune di Cremona e i Greci dicono di si

Il comune di Cremona pubblica un opuscolo con la soluzione al problema ambientale: fare meno figli. I greci d’età arcaica ed ellenistica era soliti fare così, ma i motivi non erano gli stessi.

L’argomento demografico è stato trattato con grande superficialità da due assessori cremonesi, la cui carica è legata proprio alle politiche familiari, alla mobilità sostenibile e all’ambiente. Famiglie numerose minerebbero il nostro sistema ecosostenibile, quindi è preferibile fare meno figli. La soluzione figurata nell’opuscolo è la stessa dei greci in età arcaica piuttosto che ellenistica, ma i motivi vanno rintracciati ora nel mantenimento dello status quo, poi nell’eredità da tralasciare.

“Per mitigare i cambiamenti climatici fare meno figli”

Testuali parole, scritte nere su bianco a pagina 15 del volantino “Fai una spesa responsabile”, diffuso dal Comune di Cremona giovedì 6 febbraio 2020, scioccano i lettori e non solo. Due assessori, tra le quattro azioni individuali più efficaci per salvare il pianeta, accanto al consiglio di non usare auto e aereo, e di non consumare carne rossa, suggeriscono di limitare le gravidanze. Il sindaco si tira fuori dalla questione; si congeda in maniera sbrigativa giustificandosi di non aver letto l’opuscolo; lo denuncia; tenta poi di difendere i suoi assessori facendogli ammettere le loro colpe; ritira il volantino. Quando la Fondazione Cariplo, che finanzia il progetto all’interno del quale è stato pubblicato l’opuscolo finito nel mirino, apprende con stupore la notizia, non esita a intervenire nella vicenda dicendo la sua: chiarisce che l’opuscolo è stato scritto da terzi rispetto alla Fondazione, e che questa ha dimostrato il suo valore con numerose attività ben realizzate sul territorio, tra cui la promozione della filiera corta e del cibo. Continuano ribattendo che il sindaco di Cremona ha anticipato la loro richiesta di ritirare la pubblicazione e che confidano nel fatto che si sia trattato di una grave svista.

C’è chi dice no

Ne consegue un caso politico: il centro destra scende all’attacco contro sinistra e centrosinistra facendo riferimento a un “segno tangibile di totale assenza di cultura e di decadimento della nostra civiltà”. E’ forse questa la causa del basso tasso di natalità del nostro paese? Il commento più significativo è quello del presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, Gigi De Palo:

“Un figlio ti costringe ad essere ambientalista perché ti da una prospettiva di senso nel futuro e del futuro. Se hai un figlio anche fare la differenziata diventa un atto di amore e non un obbligo comunale”. “La prossima volta: meno carne rossa, no auto, no aereo, più figli e meno… cavolate!”.

Posizione nettamente speculare a quella dell’opuscolo, è anche quella della Diocesi di Cremona pubblicata sul proprio sito. A loro avviso “la difesa del Creato passa proprio dalla difesa e generazione della vita, senza cadere nel riduzionismo“. Suggeriscono “uno stile di vita profetico e contemplativo, capace di gioire profondamente senza essere ossessionati dal consumo”.

La posizione della Grecia arcaica

L’età arcaica dura tre secoli, dunque è difficile delineare con perfezione la vita sociale, economica e politica della Grecia. Il minimo comune denominatore dell’economia è il termine primitivo. L’attività principale era l’agricoltura. Il 90% è la percentuale di persone legate alla coltivazione della terra. L’agricoltura era l’unica attività degna dell’uomo kaloskagathos, “bello e buono”, perché seguiva il corso della natura, delle stagioni, e non vi erano guadagni illeciti. Essere cittadini a pieno diritto dipendeva dal possedimento di un appezzamento di terreno nell’area della polis di appartenenza. Le terre erano principalmente nelle mani di grandi proprietari terrieri che affidavano il lavoro a schiavi e braccianti, e nelle mani di piccole aziende familiari. Si coltivavano viti, ulivi, alberi da frutto, legami e cereali, sufficienti per garantire l’autarchia. L’equilibrio delle aziende familiari era però precario, bastava un anno di tempo cattivo per ledere il bilancio. Si consigliava quindi di limitare il numero del nucleo familiare: un solo figlio maschio era la regola, anche perché la famiglia era spesso affiancata da uno o due schiavi. Seguire questo consiglio permetteva in alcuni casi di ottenere un surplus che permetteva il passaggio a uno stato di indipendenza dagli aristocratici e a uno stadio di sicurezza economica.

La posizione della Grecia ellenistica e la nostra

In età ellenistica la Grecia sperimenta un fenomeno di sottopopolamento dovuto in parte alle spedizioni militari, in parte all’emigrazione in Asia, e come testimonia lo storico Polibio, a un fenomeno di caduta della natalità. Il responsabile era l’amore per il lusso e per i beni materiali che spingeva le famiglie ad allevare un solo figlio, per poi lasciare a lui tutti i propri averi.

Spegnere la luce e staccare la spina quando non è necessario, installare pannelli solari e fotovoltaici, spostarsi a piedi o su motori elettrici, preferire la raccolta differenziata e il riciclo, mangiare cibo locale e chiudere i rubinetti sono le soluzione moderne tra le più disparate, gettonate ed efficaci, e non certo quella di non diventare genitori o darsi un limite nell’esserlo.

 

 

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