Satira e censura nella Grecia antica: quando la libertà di espressione viene limitata

Durante la presentazione dei candidati ai David di Donatello, il Presidente Mattarella ha richiamato l’importanza della libertà di espressione in ambito artistico. Il teatro greco antico ci testimonia qualche esempio di censura letteraria.

Il Partenone, sull’Acropoli di Atene, è il simbolo della cultura greca del V sec. a.C. (Pexels)

Di recente, durante la cerimonia di presentazione dei candidati ai David di Donatello, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è soffermato sulla necessità di salvaguardare la libertà di espressione che deve essere assicurata “anche a chi non condivide i nostri gusti, a chi la pensa diversamente”. Al giorno d’oggi, dopo gli episodi di censura culturale che hanno interessato il dibattito pubblico, riemerge con tutta la sua forza la necessità di proteggere il libero pensiero. Anche Atene, nel V secolo a.C., conobbe episodi di censura durante gli agoni teatrali per inibire la possibilità di satira per i commediografi.

La commedia greca e l’onomastí komodêin

Uno dei fenomeni culturali più straordinari della classicità è, senza dubbio, il teatro greco. Atene, nel V secolo a.C., conosce una grande stagione artistica che ruota attorno agli agoni teatrali (ne abbiamo parlato qui). La commedia ateniese, di cui Aristofane è il massimo rappresentante (ma solo perché è l’autore di cui ci sono pervenute più opere), è intrinsecamente legata alla polis: possiamo parlare a ragione di una commedia politica perché manifestazione della polis, per la polis e, soprattutto, che parla della polis. Una delle caratteristiche più peculiari di questo genere letterario è l’onomastí komodêin, ossia la facoltà per i commediografi di “prendere in giro chiamando per nome” i politici e i personaggi in vista della città. Per comprendere appieno la portata di questo tipo di satira dobbiamo ricordare che tutta la città andava a teatro. I politici, i cittadini facoltosi, sacerdoti e sacerdotesse sedevano nella prima fila della cavea (la cosiddetta proedria) e assistevano ad uno spettacolo che si prendeva beffe di loro. I poeti comici amavano mettere alla berlina i rappresentanti politici della città, bollandone limiti e difetti. Durante la Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.) il teatro comico porta sulla scena anche puntuali riferimenti alla contemporaneità ateniese: nel 421 la commedia Pace di Aristofane invoca una tregua tra Atene e Sparta; nel 411 Lisistrata racconta di un colpo di stato da parte delle donne per far cessare le ostilità. In generale, quindi, possiamo a tutti gli effetti parlare di una politicità della commedia antica che, mediante scene volgari, rozze ed oscene, è strumento di satira nelle mani dei commediografi.

Il teatro greco di Siracusa è usato ancora oggi per rappresentazioni teatrali (Wikimedia)

Aristofane vs Alcibiade

Nella produzione di Aristofane troviamo numerosi elementi di satira politica. Nelle 11 commedie che ci sono pervenute (e in diversi frammenti) sono presenti svariati riferimenti ad Alcibiade, giovane aristocratico ateniese appartenente a quella jeunesse dorée che nel V secolo iniziava ad affacciarsi alla politica ateniese. Alcibiade, nato nel 451/450, allevato presso la casa di Pericle (del quale
era parente da parte di madre), istruito dai migliori maestri, fu amico e discepolo delle personalità più in vista dell’orizzonte culturale ateniese (primo fra tutti Socrate). Le fonti letterarie, però, lo descrivono in modo ambiguo: da un lato viene messo in risalto il suo acume politico e la sua intelligenza militare, dall’altro vengono bollati i tratti smodati della sua personalità che lo portarono ad avere un grande appetito sessuale e un eccessivo amore per il vino. Cornelio Nepote (De viris illustribus II 1, 4) per descrivere la sua personalità non usa mezzi termini:

luxuriosus, dissolutus, libidinosus, intemperans

lussurioso, dissoluto, libidinoso, intemperante

Questa sua multiforme personalità ha fornito materia per la satira dei comici. Presentiamo ora una breve rassegna dei molti passi aristofanei che si prendono beffe di Alcibiade:

  • Negli Acarnesi, rappresentati nel 425, quando Alcibiade aveva venticinque anni, ai vv. 714-716 il coro auspica, con ironia iperbolica, che i giovani vengano perseguitati dal sodomita figlio di Clinia, ovvero Alcibiade:

Decretate che ci siano dei processi a parte, affinché il vecchio se la veda con un avvocato vecchio e sdentato, ai giovani tocchi il sodomita e chiacchierone figlio di Clinia

  • Nelle Nuvole il giovane Fidippide è amante delle corse dei cavalli e di quei piaceri a cui si avvicinava la giovane élite ateniese. Alcibiade sarebbe proprio alluso dalla maschera di Fidippide come corifeo di una nuove classe dirigente lontana dalle convenzioni della generazione precedente.
  • Nelle Tesmoforiazuse il protagonista è il tragediografo Euripide impegnato a stornare l’ira delle donne ateniesi, che lo accusano di averle messe in cattiva luce con la caratterizzazione negativa delle protagoniste delle sue tragedie. All’inizio dell’opera, infatti, Euripide e il Parente (personaggio che alluderebbe proprio allo stratego) si trovano davanti alla dimora di Agatone per convincerlo a travestirsi. Al Parente, che afferma di non conoscere Agatone, Euripide risponde (v. 35):

Eppure te lo sei fottuto, ma non lo sai

È evidente che nello spazio di un articolo è impossibile delineare completamente la vis polemica e satirica di Aristofane ma, riassumendo, possiamo concludere la commedia greca antica godeva di ampia libertà di espressione avendo la possibilità di sfottere platealmente, davanti a tutta la città, singoli personaggi pubblici.

Un tentativo di censura: il decreto di Siracosio

L’Atene della seconda parte del V secolo è una città in subbuglio dal punto di vista politico. La polis è infatti interessata da diversi scandali in cui sono invischiati anche eminenti rappresentanti del dibattito pubblico. Nel 440 Atene deve fare i conti con la defezione dell’isola di Samo dalla Lega di Delo (una confederazioni di poleis con finalità difensiva capeggiata da Atene da cui era pressoché impossibile uscire). In quel frangente venne votato un decreto proposto da Morichide che limitava la libertà di espressione dei commediografi per placare il clima politico infiammato e potenzialmente disastroso. Ancora, nel 415 ad Atene avvenne un fatto increscioso e preoccupante: le Erme (statue del dio Ermes situate nei crocicchi della città) vennero mutilate nel volto e nel loro elemento fallico; contestualmente, nottetempo, vennero profanati i Misteri Eleusini. La città gridò allo scandalo e i politici si adoperarono per trovare i responsabili (invischiati forse in una congiura per ribaltare la democrazia). Ancora una volta la polis approvò un provvedimento atto a legare le mani dei comici per inibirne la vis satirica: il decreto di Siracosio. Ne abbiamo testimonianza in un frammento del poeta Frinico (fr. 27 K-A):

La psoriasi tiene Siracosio. Che gli venga ben evidente e grossa! Infatti egli ha impedito di satireggiare quelli che desideravo.

Il verso, oggetto di studi da parte della comuità accademica, non sembra comunque aver avuto un impatto sull’onomastí komodêin. Anzi, proprio Frinico si fa beffe del decreto e del suo promotore in un passo comico. Siracosio non sarà stato contento.

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