Il Superuovo

Sartre racconta la stessa alienazione ed angoscia che prova il protagonista di Hey You dei Pink Floyd

Sartre racconta la stessa alienazione ed angoscia che prova il protagonista di Hey You dei Pink Floyd

Il muro è metaforicamente l’impossibilità di. Molto ricorrente in letteratura, ci viene spiegato dai Pink Floyd e da Sartre, anche se in maniera diversa.

Di Sconosciuto author – Archivo del diario Clarín. Fotografía publicada en 1983 en la revista dominical del periodico ilustrando un artículo sobre el poeta, en Buenos Aires, Argentina, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4523001

 

Nel 1939 Sartre pubblica una raccolta di cinque racconti, in chiave esistenzialistica, dove viene approfondito il significato del muro, per il protagonista Pablo. Circa quarant’anni dopo i Pink Floyd avevano dato vita all’album The Wall dove viene raccontata la storia di Pink, inghiottito dalla sua stessa esistenza.

File:Pink Floyd at the Paradiso.png
By Pink Floyd Records – https://www.pf-db.com/index.php?get=art&bootleg_id=716, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=67307863

La trama e il video

Hey You è stata scritta a pubblicata dai Pink Floyd nel 1979, ed è la canzone di apertura del secondo disco. Come nelle canzone precedenti dell’album, ancora una volta il punto di vista è quello di Pink, il protagonista. Il video musicale si apre con Pink che osserva il muro, mentre poco dopo segue una scena dell’innalzamento stesso del muro e la contaminazione dell’ambiente circostante, tanto che un fiore prima si secca e per poi trasformarsi in filo spinato; visi informi e grigi escono dai mattoni, contorcendosi e stirandosi. Seguono scene convulse di un corpo immerso prima in una piscina, poi in un liquido rosso che sembra ribollire. Pink viene sedato e si intravedono dei vermi, che dovrebbero rimandare ad un movimento fascista chiamato ”The Worms” a cui Pink ha aderito. La costruzione del muro implica una disconnessione dalla realtà, l’incapacità di viverla e l’isolamento. I vermi per la precisione non sono presenti solo in questo video, li vediamo anche sul finale di Comfortably Numb  causa scatenante delle allucinazioni di Pink- e in The Trial dove un giudice-verme che personifica in un certo qual modo le difficoltà di Pink, lo condanna ad abbattere il muro. Pink ha vissuto la sua vita in preda a disturbi emotivi, motivo per cui non solo ha fatto abuso di sostanze stupefacenti ma si ritroverà in preda ad un esaurimento nervoso. La costruzione del muro, la vita dentro di esso e in fine l’uscita, saranno le tappe principali della trama, così come dei dischi.

Il muro impedisce di avere consapevolezza nei confronti del mondo esterno. Pink non so chi c’è fuori, non sa cosa c’è:

“Ehi tu con l’orecchio contro il muro
Hey you with you ear against the wall

In attesa che qualcuno chiami
Waiting for someone to call out […]

Ma era solo fantasia
But it was only fantasy

Il muro era troppo alto
The wall was too high

Come potete vedere
As you can see

Non importa come ci abbia provato
No matter how he tried

Non poteva liberarsi
He could not break free

E i vermi gli hanno mangiato nel cervello
And the worms ate into his brain”

 

Sartre

Sartre è stato un filosofo, drammaturgo e critico del Novecento. Riconosciuto come uno dei maggiori rappresentati dell’esistenzialismo, egli lo declina in chiave atea. L’individuo secondo Sartre è infatti libero di agire secondo un fare soggettivo e realista. Il successo maggiore arriverà negli anni successivi alla liberazione, anni in cui il suo pensiero si delinea sempre di più. Due delle sue prime opere, appartenenti ad un primo periodo sono La nausea Il muro. La seconda è stata pubblicata nel 1939 ed ebbe un grande successo. Si tratta di una raccolta di cinque racconti (Il muro, la camera, Erostrato, Intimità e Infanzia di un capo) che scava nell’io, portando in scena personaggi e protagonisti che possono essere considerati dei ”tipi”.

 

Il muro

Il primo racconto è omonimo al titolo dell’opera completa. Ambientato durante le guerra civile spagnola, vede Francisco Franco sconfiggere la repubblica Spagnola ed entrare a Madrid. Il muro, oggettivamente parlando, si riferisce al muro che veniva utilizzato durante le fucilazioni, il muro in cui venivano disposti i prigionieri.

Va bene, saranno otto. Gli ordineranno: “Puntate!” e io vedrò gli otto fucili spianati su di me. Penso che vorrò rientrare nel muro, spingerò il muro con la schiena con tutte le mie forze ed il muro resisterà, come negli incubi. Tutto questo posso immaginarlo. Ah! Tu sapessi come posso immaginarlo!”

Il protagonista del racconto è purtroppo catturato e condannato a morte. Costretto ad accettare la sua sorte o collaborare, decide di accettare la condanna e passa la notte in una cella, dove un medico invece che aiutare si mette ad annotare i suoi stati d’animo e quelli degli altri due prigionieri. A un passo dalla propria morte deciderà di collaborare con le autorità e di rivelare delle informazione che pensa essere false, quando in verità si riveleranno vere. Al contrario di Pink allora, il cui muro simboleggia una prigione più mentale che fisica, il muro di Sartre si presenta in maniera diversa. Questo offre al protagonista l’opportunità di salvarsi e di riavvicinarsi alla vita, quando quello di Pink non ha fatto altro che allontanarlo, benché riesca ad uscire. La bellezza del racconto sta anche nella forte presenza dell’io e sopratutto nella descrizione di questo. Una delle frasi che forse più rende il concetto della stesura sartriana e dell’approccio dell’autore durante la stesura è questa:

 

“Non tenevo più a niente, in un certo senso, ero calmo. Ma era una calma orribile, a causa del mio corpo: il mio corpo, io vedevo coi suoi occhi, udivo con le sue orecchie, ma non era più me; sudava e tremava da solo, e non lo riconoscevo più”

 

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