Sapere è un bene? Lovecraft, Wittgestein, Spinoza e Aristotele ne fanno il loro baricentro concettuale

la conoscenza è una porta chiusa su miriadi di orrori impronunciabili, o è la vera strada verso l’umanità?

 

Analizzando alcuni racconti di Lovecraft, scrittore dell’orrorifico, si comprenderà di come la conoscenza possa rivelarsi un divino vaso di Pandora, contenente orride mostruosità o eden meravigliosi.

 

Descrivere l’indescrivibile

“In un universo senza scopo, tutto è uguale e nulla vale la pena di un serio pensiero. Non ci resta che cogliere ciò che preferiamo e sorridere, rendendoci conto che dove non esistono autentiche direzioni l’una vale l’altra.”

I racconti di H.P Lovecraft sono abissali, indistinti e sconcertanti.La paura diviene in essi solo il volto riconoscibile della follia, vero nemico dell’uomo.Essa si annida ovunque, in agguato tra putrescenti oceani e decadenti città.Puó assumere le sembianze più disparate, ma nel profondo vi sarà sempre lo scintillio della sua vera essenza.Per Lovecraft, l’uomo è incatenato ad una conoscenza finita, simile ad un velo di Maya grottesco e mistico.Esso diviene la nostra salvezza, impedendoci di vedere gli orrori indescrivibili che si aggirano indisturbati tra noi.Sono essi, i portatori “sani” dell’epidemico avversario umano, la follia.L’uomo infatti, ancorato a razionalità e logica, dopo aver conosciuto il vero volto dell’orrore, illogico per natura, non può che sprofondare in una contraddizione concettuale che lo conduce inevitabilmente alla follia.

”La più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto.”

 

Wittgestein e Spinoza: tra finitudine ed etica

”Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”.Questa frase sembra racchiudere un concetto fondamentale della filosofia di Wittgestein.Come per Lovecraft, anche per lui la conoscenza umana possiede un limite.Vi sono delle cose al di là del nostro comprendere, che risultano illogiche e irrazzionali per natura.Esse sono l’emblematico esempio di un mondo sfuggente, troppo vasto per essere racchiuso nella conoscenza umana.Essa, nonostante cresca esponenzialmente, sarà sempre per definizione finita, e quindi in contrasto con l’infinitezza dell’universo.

Al contrario, per Spinoza la conoscenza non è solo un dovere umano, ma anche un ponte per raggiungere il nostro vero io morale.Infatti, nella sua filosofia emerge un etica fortemente legata alla conoscenza.Essa si sviluppa come una logica estensione del conoscere.Solo ciò che si comprende può essere analizzato e inglobato in un etica universale.Ad esempio, se non avessimo esperienza della morte, come si potrebbe stabilire se uccidere sia giusto o sbagliato?

La terza via: la meraviglia

Esiste una terza visione della conoscenza, e in particolare di quella filosofica, che si discosta nettamente dalle precedenti.Secondo Aristotele, la conoscenza è un desiderio comune a tutti gli uomini, in grado, con la sua inebriante forza, di produrre la più pura delle emozioni: la meraviglia.Essa diviene il ponte di lancio in grado di permettere il continuativo progresso conoscitivo.La voglia di apprendere e la meraviglia diventano due concetti in grado di viaggiare paralleli, autoalimentandosi a vicenda per ottenere sempre più sapere.Tuttavia, al raggiungimento di una certa conoscenza, la meraviglia sparirà, per lasciare posto ad indiscutibili certezze.Questo concetto sembra emergere anche in alcuni racconti di Lovecraft.Ad esempio, nella Maschera Di Innsmouth, il protagonista si ritrova affascinato, quasi meravigliato, dagli strani racconti riguardanti una piccola cittadina portuale.Incuriosito, decide inavvertitamente di recarvisi, per sprofondare in un abisso di orrore.Le persone che credeva fisicamente diverse a causa di discendenze con indigeni esotici, si rivelano invece la putrescente prole di mostri del mare.Cosi, la meraviglia si trasforma in certezza, e la certezza in follia irreale.Se per Aristotele la certezza ottenuta diviene solo un altro ponte per raggiungere una conoscenza più completa, per Lovecraft diviene l’insostenibile visione dell’irrazionalità del mondo, capace di tramutare la meraviglia in pazzia.

 

 

 

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