La vecchiaia come arricchimento culturale e personale secondo Svevo e Guccini

Dall’incontro tra giovani e vecchi nasce un reciproco arricchimento, visioni del mondo diverse analizzate da Guccini e Svevo.

Fonte: redattoresociale.it

L’invecchiamento è tra i più contraddittori e complessi concetti alla base dell’indagine dell’individuo su se stesso. Il vecchio è colui che è “inetto”, impossibilitato ad agire, estromesso dalla vita stessa e, dunque, vinto. Nel rapporto tra passato, presente e futuro, l’invecchiamento rappresenta una sintesi dovuta alla coesistenza dalla dimensione rappresa con un progressivo avanzamento dell’età e, conseguentemente, una sopravvivenza. Nell’incontro-scontro tra energia ed inerzia, Svevo assume in maniera alterna atteggiamenti contraddittori di difesa e di attacco. Conscio dei limiti biologici dettati dalla propria età, l’anziano manifesta un distacco critico dal vitalismo. Tuttavia, per quanto vincolante possa essere la propria condizione, la vecchiaia stessa implica che l’individuo sia vivo. Nella solitudine della propria coscienza nasce il forte bisogno di affetto, un desiderio d’amore più vivo, intenso e sincero di quello dei giovani. A tal proposito, Guccini riesce magistralmente a cantare di come le differenze tra generazioni diacronicamente distanti possano essere travalicate e tramutate in una forma di incantevole conoscenza quando un vecchio e un bambino viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda.

Francesco Guccini

Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!

Il confronto intergenerazionale è uno degli aspetti cardine alla base dei rapporti umani. Vedere un anziano prendere per mano un bambino e condurlo alla scoperta del mondo è quanto di più costruttivo possa esistere. Nella canzone “Il vecchio e il bambino” di Guccini viene narrata la storia di due individui al calar della sera. Il cantautore descrive l’ambientazione caratterizzata dal fumo delle fabbriche e da un immensa pianura che si estende all’infinito oltre ciò che è visibile ad occhio umano. Commosso, col volto rigato dalle lacrime che accompagnano le parole, racconta al fanciullo i “miti passati”, i ricordi di una vita. Un’ anima assente, propria di un individuo che con l’avanzare dell’età mescola realtà e fantasia, incapace di “distinguere il vero dai sogni”. Abbandonatosi al flusso di pensieri che lo trascina nei meandri della mente, il vecchio è incapace persino di scindere, all’interno del sogno stesso, finzione e verità. L’anziano esorta il giovane ad ammirare il paesaggio davanti ai loro occhi e ad immaginare un campo di grano, frutti, fiori che un tempo dominavano lo spazio circostante. La policromia e la polifonia dilaganti sono state spazzate via dall’industializzazione e sostituite dal grigio del fumo. Un tempo il verde della natura dominava “I ritmi dell’uomo” e l’alternanza delle stagioni: con il passare degli anni l’equazione si è invertita, dando all’uomo la capacità di scandire il tempo e lo spazio, imponendosi sulle forze naturali. La dimensione in cui il bambino è stato trasportato dalle parole dell’uomo rimane intangibile, eterea, un mito, una fiaba da ascoltare una volta ancora.

Italo Svevo: “Senilità”

Invecchiamento precoce ed attrazione verso ciò che sfugge

Ancora legato agli schemi naturalistici, “Senilità” è il secondo tra i tre romanzi di Svevo incentrati sulla figura dell’ “inetto”, dell’individuo irrimediabilmente inferiore rispetto al mondo borghese in cui desidera inserirsi e che vuole dominare. Inizialmente l’opera era intitolata “Il carnevale di Emilio” e pubblicata a puntate sull’ “Indipendente”. Il protagonista Emilio Brentani si riteiva in una condizione di precoce senilità, come se fosse un vecchio inerme, incapace di mutare la propria condizione esistenziale e la realtà circostante. Privo di energia vitale, vive con distacco la sua relazione sentimentale con Angiolina, popolana esuberante dalla scarsa cultura ed intelligenza che rappresenta la sua immagine speculare e che, nel suo essere banale, cela in sé un fascino indecifrabile. La loro storia d’amore procede ostinatamente ma senza ottenere mai concretezza : tra mille illusioni e contraddizioni essa costituisce lo spruzzo vitale in un esistenza rappresa, irrigidita, “invecchiata” che cerca invano di affermarsi, incombendo irrimediabilmente nel falso mentre si è alla disperata ricerca del vero. Proiettato verso il futuro, è incapace di agire in un presente che inevitabilmente e costantemente gli sfugge: è un individuo che si lascia vivere e, nel farlo, non vive. Il protagonista sente il bisogno di osservare il reale tramite la sua proiezione, tramite un distacco che gli impedisce contatti diretti con se stesso e con gli altri, finendo in un vortice di finzioni ed autoinganni. Emilio brucia maggiormente di passione per Angiolina quanto più ella è distante, quanto più essa si configura come una chimera inafferrabile, come se l’attrazione fosse inversamente proporzionale alla vicinanza dell’amata. L’ultimo incontro con la donna avverrà alla morte della sorella di Emilio: Angiolina diviene metafora degli ultimi bagliori di vita che sopravvive alla morte, sintesi di passato e presente, unione di piacere e dolore. Il ricordo di Amalia che continua a vivere in Angiolina è la giovinezza vista da un vecchio, è l’energia davanti agli occhi sterili dell’immobilismo. Il senso della vita dell’uomo moderno è nascosto nella lontananza, in un ascetismo negativo, nel desiderio incessante, della fiamma viva che brucia per un oggetto d’amore irraggiungibile.

Italo Svevo

Esplorando nuove realtà di indicibile amore

Nel frammento autobiografico “L’avvenire dei ricordi”, un vecchio, costretto ad un letto di un ospedale, ripercorre la propria esistenza affermando che la sovrapposizione dei ricordi è il modo migliore per indagare il proprio passato. In “La morte” un anziano analizza la propria esistenza e il rapporto con la moglie comprendendo solo in punto di morte quanto l’amata coniuge fosse essenziale per lui ma l’amore risulta indicibile in quanto impossibilitato a parlargliene. Le opere di Svevo sono accomunate al testo di Guccini dal forte impatto che hanno gli anziani sui giovani. La commistione tra l’esperienza del vecchio e la curiosità del bambino permette di esplorare nuove realtà, permette di guardare nelle più disparate direzioni con occhi diversi e capaci di cogliere sfaccettature sempre nuove.

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