Il Superuovo

Sanpa: il confine tra aiuto e costrizione nella comunità per tossicodipendenti di Vincenzo Muccioli

Sanpa: il confine tra aiuto e costrizione nella comunità per tossicodipendenti di Vincenzo Muccioli

Scopriamo la realtà, la nascita, il decorso e il declino della comunità di San Patrignano, rappresentata nella docuserie neflix.

Anni ’80, approdano le droghe pesanti in Italia, le città si riempiono di tossicodipendenti e lo stato non è interessato alla “feccia” della società, ma Vincenzo Muccioli sì, ridando speranza a molte famiglie.

Il paradiso della comunità di San Patrignano.

Sanpa, realizzata in 5 capitoli racconta la nascita e sviluppo della comunità di accoglienza per tossicodipendenti originata da Vincenzo Muccioli, il primo si può dire che ha aperto le braccia alla piaga che si stava diffondendo. La serie è perfettamente situata nel contesto mostrando la dimensione sociale, politica, economica, storica e privata di molte famiglie che dovevano fare i conti con un parente tossicodipendente.

Questa categoria fortemente stigmatizzata veniva trattata come feccia che non meritava ne aiuto ne attenzione, un gruppo di nullafacenti.

Vincenzo Muccioli prese a cuore questi ragazzi che soffrivano, offrendo loro una piccola comunità a cui fare riferimento. In questa comunità c’era un forte legame fra gli utenti ma in particolare con Vincenzo il quale li considerava tutti come suoi figli.

Un uomo molto buono che conosceva i suoi ragazzi uno per uno e li sosteneva nei giorni peggiori della crisi d’astinenza.

Un vero padre per tutti, tant’è che finanziò personalmente gli studi universitari di molti di essi.

Col tempo la comunità si fece sentire guadagnando a poco a poco il favore dell’opinione pubblica e di conseguenza gli investimenti politici che volevano approfittare della visibilità.

Il lato oscuro del metodo Vincenzo Muccioli

Tutto sembra procedere bene, le strade sono state svuotate dagli zombie, la famiglie dei ragazzi di sentono meglio poiché consapevoli che i loro figli si stanno disintossicando in un luogo sicuro.

Un giorno una ragazza scappò dalla comunità e denunciò alla polizia di essere stata rinchiusa in un cella per giorni e che non era l’unica che viveva in quelle condizioni. Le indagini successive dimostrarono che altri ragazzi erano rinchiusi in luoghi adibiti all’isolamenti, quali piccionaie, gabbie e silos con lo scopo di essere contenuti durante le crisi d’astinenza. Vincenzo non negò mai il trattamento sostenendo invece di essere necessario per la disintossicazione.

Muccioli ha sempre dichiarato di essere un padre amorevole ma fermo nella guida dei suoi “figli” a cui, se lo fossero meritato, avrebbe tirato anche uno schiaffone per il loro bene.

Le indagini proseguirono grazie ad altri fuggitivi che hanno testimoniato percosse e situazioni disumane, ma non sono stati presi severi provvedimenti a causa dell’enorme favore che circondava la comunità, delle famiglie dei ragazzi stessi, dei politici e degli investitori privati che aiutavano l’espansione di San Patrignano.

Il declino iniziò quando fu trovato un cadavere identificato come ex utente di San Patrignano scomparso. Iniziò un duro processo che vide Muccioli e i suoi sottoposti (ex tossicodipendenti fidati) accusati di omicidio e occultamento di cadavere.

I tossicodipendenti sono capaci di intendere e di volere

La personalità di Vincenzo fù molto forte e affascinante, evocando fiducia in chiunque parlasse con lui.

Un padre attento tanto da riportare nella comunità i “figli” fuggiaschi con o contro la loro volontà. Il problema delle convinzioni di Muccioli è che secondo lui i tossicodipendenti non sono in grado di intendere e di volere, di conseguenza necessitavano della sua figura per poter guarire, infatti nella docuserie si vede diverse volte Vincenzo parlare nelle riunioni della comunità “voi avete bisogno di stare qui; se uscirete morirete o tornerete a drogarvi”. Nulla di più sbagliato naturalmente. Senza pensare alla pericolosità di affrontare una disintossicazione senza il sostegno farmacologico.

In primis persone che hanno una dipendenza non possono fare un passo verso la guarigione se questo passo non parte da dentro di sé, ed è illusorio credere che legando un ragazzo in una stanza buia per giorni questo non si drogherà mai più, poiché sarà la prima cosa che farà quando uscirà.

Cosa infatti che è quasi sempre successa ai ragazzi che riuscivano a scappare o che venivano liberati (sì “liberati” perché non erano loro a decidere quando uscire ma lo decideva Vincenzo), anche dopo fedeli anni di astinenza e convivenza nella comunità.

L’errore di Muccioli è stato quello di sostituire una dipendenza da droga con un’altra dipendenza ovvero dalla comunità e dalla sua figura. Durante i processi giudiziari infatti i ragazzi, protestavano contro le autorità sostenendo di portargli via l’unica cosa che li manteneva in vita: la guida di Vincenzo.

Il metodo da setta devota non ha funzionato come dimostra la serie Sanpa e tutte le testimonianze raccolte nelle interviste di ex utenti.

Dopo la morte di Muccioli, la comunità ha continuato ad esistere grazie al figlio da cui è gestito e fa parte del sistema sanitario dell’Emilia-Romagna come struttura privata accreditata.

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